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L' alfabeto del genitore in vacanza


ALIMENTAZIONE. Quando bambini e adolescenti non hanno fame, non forziamoli a mangiare, infatti in estate è prevedibile che abbiano meno appetito, perché il caldo deprime l’appetito (fa passare la fame).


D’estate non si deve mangiare più salato, infatti per reintegrare le perdite delle sostanze perse con il sudore, basta bere a volontà. Mangiare salato, non solo danneggia l’organismo, in particolare il rene, ma contribuisce anche ad acquisire una cattiva abitudine. Infatti più si sala più si tende a salare.


Saltare il pranzo non va bene, perché l’organismo deve avere un apporto costante di energia, per questo non si deve stare troppo a lungo senza mangiare, come fanno gli adolescenti che pranzano solo con una di quelle bevande energetiche definite active drink.


ARIA CONDIZIONATA.
Quando è possibile si deve usare l’aria condizionata, sia in casa sia in auto.

 

BAGNO. Non è necessario attendere due ore dal termine del pasto prima di fare il bagno, infatti, se l’acqua non è particolarmente fredda e il pasto non sia stato troppo abbondante, si può fare il bagno appena si sia finito di mangiare.

I bambini possono stare in acqua quanto vogliono, tanto, appena sentiranno freddo, saranno loro stessi a voler uscire

 

BERE. “Bevete acqua a volontà”: è la frase che tutti devono ricordarsi sempre, ma che è valida ancora di più nei mesi più caldi dell’anno. Dietro l’apparente semplicità della frase ci sono basilari verità scientifiche: l’acqua è un elemento fondamentale per l’organismo e, quando manca, ne soffre in ogni parte, anzi i primi a essere danneggiati sono gli organi più importanti, per esempio i reni.


D’estate, soprattutto con il sudore, si perdono quantità enormi di liquidi e perciò se ne devono introdurre di più: una parte si trova negli alimenti che mangiamo, ma per “pareggiare i conti” si deve bere molto. A questo punto iniziano i problemi: i bambini vorrebbero bere le bevande che vedono pubblicizzate in televisione, perciò aranciate, cole, tè freddo…, ma i genitori hanno paura che faccia male bere troppo, per esempio perché così si suda di più e, in particolare sia dannoso un uso eccessivo di bevande che contengono coloranti o che sono gassate. Sbagliano: vediamo perché:


Non si deve mai arrivare al punto di  avere sete
. Lo stimolo della sete è il segno che l’organismo è sceso sotto la quantità minima di liquidi di cui ha bisogno, è un po’ come la spia dell’olio del motore dell’auto. Per questo non si deve attendere che il bambino beva quando avverte la sete, ma lo si deve abituare fin da piccolo a bere, non solo ai pasti, ma anche durante la giornata e deve imparare a farlo da solo. 


Bibite fresche o a temperatura ambiente?
Le nonne erano fissate con le bevande a temperatura ambiente, ma fresche sono più buone. Perciò concediamo pure le bibite fresche, perché, come abbiamo detto, è importante che i bambini bevano. Le bevande fresche non fanno male perché vengono riscaldate nel passaggio dell’apparato digerente e non si deve aver paura che siano “ghiacciate”, perché in questo caso il bambino direbbe che “pizzicano” e non le berrebbe.

CAPPELLO. Se il cappello dà noia, ci può non usare, basta bagnarsi frequentemente la testa e naturalmente ricordandosi di spalmare bene la crema sulle orecchie e il collo.


In genere il bambino fino a 6 mesi tiene il cappello in testa perché non riesce a stare seduto e così non ha le mani libere, poi se lo toglie perché gli dà fastidio e allora è bene non insistere e lasciar perdere.


CONSIGLI

Ecco in ordine decrescente di importanza, 10 consigli

  1. portare il gioco preferito del bambino.
  2. vivete la vacanza con il vostro bambino.
  3. rispettate i ritmi del vostro bambino (soprattutto per i pasti e il riposo)
  4. d’estate il bambino deve bere di più, a volontà.
  5. sia al mare che in montagna applicate sulla pelle del bambino una crema solare ad alto fattore di protezione ogni 3 ore circa o ogni volta che si bagna.
  6. lavatelo almeno una volta al giorno (per rimuovere il sale, la sabbia, ecc.) e ogni volta che è sudato.
  7. fategli indossare indumenti di cotone per favorire la traspirazione.
  8. vestitelo in maniera adeguata al clima, ricordando che sente il caldo come voi.
  9. viaggiate nelle ore più fresche della giornata e fate soste frequenti (ogni due ore circa). 
  10. Mettete in valigia il libretto sanitario e il tesserino delle vaccinazioni.

 

DOVE ANDARE. bambini, anche se piccoli, possono andare sia al mare, sia in montagna, in qualunque mese, quando torna comodo alla famiglia.

ERITEMA SOLARE. Prevenire l’eritema (arrossamento, cioè scottatura) solare non serve solo per evitare il fastidio delle spalle rosse, del dolore e del prurito, ma è importante soprattutto per ridurre il rischio di molte malattie della pelle. È importante perciò applicare una crema protettiva adatta ai diversi fototipi perciò specifica per tipo di pelle.


Nella tabella viene indiacato qual è il periodo massimo in minuti che si può stare al sole anche senza applicare una crema protettiva, non correndo rischi di eritema (scottatura) solare. secondo il fototipo, cioè le caratteristiche del corpo e perciò la resistenza ai raggi solari e l’ora della giornata in cui vi abbronzate.

 

* Nei periodi contrassegnati dall’asterisco, si può non applicare la crema

 

Che cosa fare

Se l’ustione (l’arrossamento, cioè l’eritema), è di 1° grado, è poco estesa, cioè come più spesso accade è limitata alle spalle, basta applicare un fluido dopo sole reidratante, tre- quattro volte il giorno, fino alla guarigione, cioè quando è scomparso l’arrossamento.

Non vanno bene, invece, le creme antistaminiche, che, anche se alleviano il prurito, possono determinare allergia.


Possono avere un effetto lenitivo gli impacchi applicati sulla zona arrossata, fatti usando garze sterili, imbevute in soluzione fisiologica (si acquista in farmacia), che però sia a temperatura ambiente, infatti i liquidi freddi possono creare problemi per l’eccessivo sbalzo di temperatura e per questo non vanno bene neanche i bagni freddi.

Sconsigliati anche altri rimedi naturali, come applicare la chiara dell’uovo, perché, anche se può avere degli effetti sull’eritema, può creare allergia.

Se c’è la supervisione del medico, si possono usare, sempre in caso di eritema solare, creme a base di un cortisonico leggero.


Se l’ustione è più grave, cioè è estesa a tutto il dorso, o interessa il volto, o ci sono le bolle, si dovrà sicuramente consultare il medico che può prescrivere anche una terapia da assumere per bocca.


Le bolle (sono il segno di un’ustione di secondo grado) possono essere perforate, in modo da alleviare il dolore, usando l’ago di una siringa sterile, ma la pelle superficiale non va mai asportata, perché protegge la zona sottostante dalle infezioni.


Per evitare che si formi una macchia scura sulla zona che in precedenza si era arrossata, per tutta la durata dell’estate, quando ci si espone al sole, si dovranno usare filtri solari a copertura totale.

FERITE. Non si deve prendere il sole sulle ferite perché si potrebbe avere una guarigione non perfetta e restare una cicatrice; per questo sarà utile proteggere la ferita con un cerotto quando ci si espone al sole.

GELATO. Il gelato è un ottimo alimento, però si devono seguire dieci consigli:

 

  • Si può iniziare a dare appena il bambino ha compiuto sette mesi.
  • Va bene a merenda, mentre
  • è sconsigliato alla fine del pasto, perché, essendo freddo, interferisce con i processi digestivi.
  • Vanno bene sia quelli artigianali, sia industriali.
  • Sono da consigliare quelli alla frutta, alla crema o al fiordilatte, ma è la fragola il gusto più gradito.
  • Il 60% del gelato è costituito da acqua, perciò è utile anche per introdurre liquidi che servirebbero.
  • Purtroppo contiene molte calorie, 218 kcal in 100 gr, all’incirca le stesse di un’identica quantità di marmellata (un cornetto pesa un media 75 gr).
  • Proprio per questo alto contenuto di calorie va fatto mangiare come fosse un alimento, cioè sostituisce lo spuntino di metà mattinata o la merenda, ma non va mai fatto mangiare fuori pasto.
  • Andrà limitato a chi è soprappeso o obeso (“cicciottello”).
  • I bambini piccoli cercano sempre di mangiare da soli: lasciamoli fare e, anche se si sporcano con il gelato, per loro è sempre un’esperienza positiva.
  • È anche un rimedio di pronto soccorso: quando ci si procura un trauma alla bocca (in genere alle labbra e ai denti), anziché cercare di fargli tenere una borsa con il ghiaccio, che quasi mai è accettata, perché dà fastidio, è più utile fargli mangiare un gelato: il freddo arriva ugualmente, ma in modo piacevole.

 

HOTEL. Nessun problema per  portare i bambini in Hotel: per i pasti si può scegliere fra le proposte del ristorante anche per chi ha meno di un anno.

INSETTI. Le punture degli imenotteri, cioè api, vespe o calabroni sono fastidiose, dolorose, ma raramente creano problemi seri a carico dell’organismo. Solo 1 adulto ogni 30 e 1 bambino ogni 200 presenta reazioni sistemiche (a carico di tutto l’organismo) dopo puntura di imenottero.


La puntura di imenotteri può determinare tutta una serie di reazioni che possono variare di intensità e gravità. Si và dalla puntura semplice accompagnata da un dolore fugace e momentaneo, provocato principalmente dalla perforazione della cute, fino allo shock e la morte. I disturbi sono provocati dal veleno degli imenotteri e dalle altre sostanze contenute nel pungiglione. Le api hanno un pungiglione seghettato, che perciò entrerà con facilità, ma come tutti gli oggetti seghettati avrà difficoltà ad essere estratto perché resta impigliato nella ferita lacerando la pelle e provocando dolore. Per questo motivo l’ape punge una sola volta.


Gli altri tipi di imenotteri (vespe, calabroni, giallone) possiede un aculeo liscio che perciò può essere estratto con facilità e pungere solo una volta. I disturbi legati alla puntura dell’imenottero sono provocati dalle sostanze che evocano dolore, come le chinine, fino a dare allergia alle varie componenti del veleno. Il veleno è contenuto in un sacco, definito appunto velenifero, che si trova all’interno dell’addome dell’insetto. In questo caso perciò si valuterà la quantità di veleno iniettato e se abbondante i sintomi saranno accentuati, più lieve se la quantità sarà minore.


In altri casi le sostanze presenti nell’ape vengono introdotte nell’organismo e si può creare una allergia. Le sostanze iniettate non appartengono alla specie umana, ma alla specie animale, in particolare agli insetti. È come perciò se si facesse una trasfusione con del materiale incompatibile. L’allergia al veleno di imenotteri va interpretata perciò come allergia a dei prodotti che non appartengono alla specie umana, in pratica è come l’allergia al polline, cioè sostanze che appartengono al regno vegetale, o alla saliva dei gatti. Come avviene in tutti i fenomeni biologici pochissime persone hanno disturbi gravi, altrettanto poche li hanno quasi assenti, la gran parte presenterà sintomi comunque lievi.


In pratica la maggioranza delle presenterà un arrossamento, un rigonfiamento e dolore intorno alla zona dove è avvenuta la puntura. Questi disturbi sono dovuti principalmente a un’irritazione locale e sono provocate non solo dalle sostanze contenute nel veleno ma anche nel materiale estraneo, in pratica la “sporcizia” contenuta nel pungiglione, per esempio pollini, terra e altro materiale. Talvolta può contenere anche pollini e creare delle reazioni allergiche in chi ne è sensibile. La reazione che si determina intorno a una puntura d’insetto è caratteristica: si ha dolore, spesso anche molto intenso e la cute prima assume un colore bianco, poi si arrossa e si rigonfia, il rigonfiamento della pelle è maggiore quando sono punte labbra o le palpebre.


Un’altra differenza fra i vari tipi di insetto risiede nella quantità di veleno che può essere iniettato: è maggiore per i calabroni che perciò rappresentano un pericolo maggiore. Le api, proprio perché hanno il pungiglione seghettato, pungono una sola volta dopo di che l’animale muore, mentre vespe e calabroni che possono estrarlo con facilità possono pungere il bambino più di una volta.

Che cosa fare.

  • Rimuovere il pungiglione. Innanzitutto si deve guardare se il pungiglione è restato conficcato nella pelle come avviene se si tratta di un’ape. Per rimuoverlo si deve afferrare con un paio di pinzette, possibilmente più vicino alla pelle possibile in modo da evitare di liberare il veleno dal sacco corrispondente. Se si liberasse il veleno aumenterebbero i sintomi.
  • Disinfettare usando un comune disinfettante, i migliori sono i derivati dell’ammonio quaternario.
  • Se ne abbiamo la possibilità è bene applicare una crema antistaminica (si acquistano in farmacia anche senza dover presentare ricetta medica).
  • Ghiaccio. Va applicato per circa mezz’ora, va bene qualunque prodotto ghiacciato, da quello in cubetti, ai surgelati…. Il ghiaccio è la cosa che si trova con più facilità. Se proprio ne siamo privi si può ripiegare anche sull’ammoniaca o l’aceto. Se sono state punte le labbra un ghiacciolo fa bene in modo piacevole.
  • Visita medica se dopo 3 ore non si vede una regressione dell’arrossamento e del rigonfiamento (se non lo si trova è bene in questo caso andare al pronto soccorso dell’ospedale).
  • Andare al pronto soccorso se le punture sono 10 o più, se compaiono sul corpo, lontano dalla zona della puntura, chiazze rosse, o se il bambino è pallido, suda freddo o respira con difficoltà.


Prevenzione

  • Quando un insetto ci vola vicino non si devono fare movimenti bruschi, anzi si deve restare più immobili possibili e se entra in auto si devono aprire i finestrini e attendere con pazienza che esca.
  • In casa si deve tener ben chiusa la pattumiera. Non si deve lasciare il cibo all’aperto, riporlo nel frigorifero o gettarlo via.
  • Se si mangia all’aperto tenere il cibo chiuso.
  • Ricordare che gli insetti volano vicino ai fiori e ai frutti maturi, ai cespugli, ai vecchi alberi, ai tronchi caduti e alle cataste di legno: quando vi siamo vicino un po’ di attenzione in più.
  • Eliminare in casa ogni ristagno di acqua, controllare in particolare gli umidificatori dei caloriferi e la vaschetta di condensa degli impianti dell’aria condizionata.
  • Tenere pulite le terrazze dove ci sono le piante, i giardini e i prati : l’erba deve essere tagliata spesso.

LABBRA. È opportuno proteggere le labbra con un balsamo. Se le adolescenti lo vogliono va bene anche il rossetto per le labbra: va bene perché contiene un pigmento che protegge le labbra dagli eventuali danni del sole.

MARE. I bambini possono andare al mare a ogni età, ma, fino a due mesi, non devono essere esposti direttamente ai raggi solari. Al ritorno dalla spiaggia gli si deve fare sempre il bagno o la doccia se è più grandicello.


Il principale motivo di discussione fra genitori e bambini al mare, di qualunque età siano, è rappresentato dall'ora e dalla durata del bagno: loro vorrebbero stare continuamente in acqua, i genitori, al contrario, sono sempre preoccupati.  Va bene fare il bagno, anzi va benissimo. Se l'acqua non è fredda ed il pasto consumato particolarmente abbondante, si potrà mandare il bambino a fare il bagno a qualunque ora senza nessun problema e stando tranquilli.


Il nuoto è particolarmente indicato per i bambini perché impegna in modo armonico tutta la muscolatura e permette di poter eseguire dei movimenti in acqua, in modo piacevole e divertente.


Se il bambino ha paura dell'acqua, non va shoccato immergendovelo a forza: si dovrà farlo familiarizzare con il mare un po' alla volta, facendogli osservare che la mamma e il papà, e se ci sono, i fratellini più grandi, non hanno paura, anzi si divertono con l'acqua.  Si potrà iniziare mettendogli qualche giocattolo sulla riva, o costruendogli un castello di sabbia dove ci possa entrare l'acqua. 


Per evitare i colpi di calore se i bambini stiano troppo a lungo al sole e, se sono in carrozzina o in passeggino vanno tenuti all'ombra o protetti con gli appositi ombrellini.

 

MEDUSE. Sono presenti nell’acqua marina più di quanto si pensi. Hanno dei tentacoli che, a contatto della pelle, provocano la formazione di vescicole rosse, dolenti e pruriginose che ricordano l'aspetto della cute che sia stata a contatto con l'ortica.  Nei bambini le meduse possono provocare anche piccole cicatrici.


Che cosa fare?

Per prima cosa bisogna spalmare sulla zona colpita una comune crema da barba e, servendosi del rovescio di un coltello, si cercherà di asportare dalla cute i tentacoli che vi siano rimasti attaccati. Il veleno delle meduse viene distrutto dal calore, perciò sulla zona colpita non va applicato il ghiaccio, ma al contrario si devono fare impacchi con acqua calda salata che vanno alternati con applicazioni di alcool denaturato per attenuare ulteriormente l'effetto del veleno. Per alleviare il prurito sono utili pomate antistaminiche.


MONTAGNA.
La montagna e la relativa altitudine, in linea di massima, non ha controindicazioni per il bambino sano, anche se è un neonato.


Una domanda che viene spesso posta al pediatra è fino a quale altitudine possa essere portato un bambino, in particolare il lattante. Ecco la risposta: i bambini, anche neonati possano essere portati fino a 3000 metri di altezza.


I gas che costituiscono l’aria atmosferica hanno un rapporto costante fino a 25 km di altezza, pertanto negli strati inferiori la composizione non varia nell’altitudine per cui l’azoto sia presente per il 78,08% e l’ossigeno per il 20,9% e l’anidride carbonica per lo 0,04%. L’aria contiene anche argon, neon, elio e altri gas in percentuale minore. La pressione atmosferica decresce in modo simil-esponenziale con l’altitudine e bisogna arrivare a 5500 metri per avere una riduzione della metà. Diminuisce anche l’umidità e la densità dell’aria.


La temperatura decresce in maniera lineare con l’aumentare della quota, in media 0,5-0,7°C ogni 100 m.


L’intensità delle radiazioni ultraviolette raddoppiano intorno ai 1500 metri e aumenta fino all’80-90% in presenza di neve o ghiaccio.


Nonostante tali cambiamenti, all’altezza di media quota, cioè fra 1800 e 3000 metri, la saturazione (è la concentrazione) di ossigeno è ancora sufficiente  e gli adattamenti  cui deve sottoporsi l’organismo sono ancora lievi e si riducono a un modesto aumento della frequenza respiratoria,cioè il numero dei respiri ed è necessario salire oltre i 3000 metri per osservare delle modificazioni significative dell’attività cardiaca.


Un ulteriore elemento di valutazione è che la totalità delle stazioni turistiche italiane si trovano a un’altezza inferiore ai 2000 metri, la maggior parte a bassa quota, cioè ad altitudini inferiori al 1800 metri.

NEONATO. Se si parte con un neonato

Un neonato, anche se molto piccolo, può seguire la famiglia in vacanza senza nessun problema e i genitori possono organizzarsi a loro piacimento. Tutte le "credenze tradizionali" che affermano il contrario sono sbagliate.


Il primo vantaggio di un simile atteggiamento è quello di integrare il nuovo arrivato nel nucleo familiare, anziché doverlo subire come intruso e guastafeste.  Ci sono altri vantaggi, uno per i genitori ed uno per il bambino: i genitori potranno rilassarsi facendo una vacanza, in linea di massima, a loro misura ed il bambino avrà una situazione climatica sicuramente migliore di quella che avrebbe avuto se fosse rimasto a casa.


Invece che seguire questa impostazione logica e razionale, già durante la gravidanza i genitori parlano con "gioiosa rassegnazione" delle prossime vacanze: "Per quest'anno staremo a casa, perché d'estate sarà già nato il bambino". Frasi come questa vengono ripetute costantemente da molti genitori e ribadite con forza e certezza da tutti i nonni. Ma c'è da chiedersi cosa si resti a fare in città d'agosto. Forse per poter insaccare tutto il caldo possibile e stare in appartamenti surriscaldati, fra mura roventi, con i genitori sempre più stressati e le madri distrutte dal caldo e dall'allattamento?  Allora la risposta è semplice: facciamo le vacanze come di consueto e sarà un'ottima occasione di relax per tutti.


La scelta della località e il tipo di vacanza deve seguire essenzialmente il buon senso: sono da preferire soggiorni residenziali in località non troppo calde e, se è possibile, vicino a zone alberate. 


La distanza in chilometri, le ore di viaggio, il mezzo di trasporto, non hanno nessuna importanza.


A proposito del mezzo di trasporto si devono ricordare due cose: non è vero che l'aereo faccia male ai neonati, anzi è un modo comodo e veloce di viaggiare; semmai la nave può creare qualche problema se la cabina non è sufficientemente confortevole o al bambino da noia il rumore. Si può affermare perciò che va bene qualunque mezzo di trasporto.


Non si devono creare troppi problemi per il viaggio: i bambini sotto l'anno di età difficilmente soffrono di mal d'auto e sicuramente sono meno insofferenti dei più grandicelli perché ancora non si annoiano.


L'unico problema può essere creato dal caldo: il lattantino deve essere vestito con abiti leggeri, comodi e che permettano di cambiargli il pannolino con facilità.  In auto il bambino viaggerà nei seggiolini omologati dalla legge e non in braccio alla mamma.  Bisognerà guidare con prudenza e nella maniera più uniforme possibile evitando al massimo frenate e curve brusche. Chi ha il climatizzatore lo usi. Se L'abitacolo dovrà essere areato i finestrini andranno aperti in modo da evitare che le correnti d'aria colpiscano direttamente il bambino.  Dovrebbe essere superfluo ricordare che non si deve fumare in auto.


Cosa tenere a portata di mano durante il viaggio?

La priorità va data al termos con l'acqua calda e la polvere del latte, o il latte liquido a secondo del tipo di prodotto che si usa abitualmente. 


Se la madre allatterà al seno avrà "tutto pronto" ed è questo un altro vantaggio, fra i molti, del latte materno.


Se si usa il latte in polvere è bene prepararlo immediatamente prima della poppata usando l'acqua calda del termos ed è bene averne in abbondanza per essere autosufficienti, perché i lattanti mangiano quando vogliono ed il trambusto del viaggio può rendere ancora più bizzarri gli orari dei pasti. 


E' rischioso perciò dover attendere di fermarsi agli autogrill o ai bar: nell'attesa il bambino potrebbe piangere disperatamente dalla fame creando situazioni semi-drammatiche. 

Nei punti di ristoro ci si può rifornire di acqua calda se l'aspetto del locale dà garanzie di igienicità.

Ugualmente importante una borsa con pannolini. biancheria di ricambio e tutto l'occorrente per un lavaggio di emergenza. 

I lattanti "fanno la pipì" ogni mezz’ora e possono evacuare anche dopo ogni poppata: è bene perciò essere preparati al peggio.


Nella borsa va messo l’essenziale per non creare un bagaglio eccessivamente ingombrante, ma con un materiale sufficiente per vari ricambi a secondo della durata del viaggio. Quando e dove è possibile è sempre bene lavare il bambino con acqua corrente e sapone, solo in caso di l'emergenza" possono essere usati i fazzolettini detergenti.


Se il bambino usa il ciuccio è utile averne qualcuno di riserva per evitare scene di disperazione nel caso si perdesse o si smarrisse l'unico che possediamo. Sembra un'osservazione superflua però è consigliabile sempre che i genitori controllino la scorta di ciucci prima della partenza.


E' bene anche portarsi dietro qualche giocattolo fra quelli preferiti dal lattante.


Il bagaglio

E' sempre bene munirsi di tutto l'occorrente per la preparazione dei pasti del bambino a meno che non si sappia con certezza che si può trovare il necessario nel luogo di vacanza. Talvolta la mancanza di qualche oggetto può creare problemi logistici a non finire e perciò è bene non correre rischi.


Cosa portare?
Tutto quello che usiamo normalmente per preparare latte, pappe o minestra. Non ci dobbiamo privare di nulla, ma soprattutto non dobbiamo fare innovazioni o sperimentazioni proprio in vacanza. E' bene anche avere una piccola scorta dei prodotti dietetici che il bambino usa abitualmente, infatti dato il grande numero di preparazioni commerciali, non sempre le farmacie possono disporre immediatamente di tutti i tipi presenti nei vari listini e non è mai prudente cambiare repentinamente gusto e sapore con il rischio di un rifiuto del bambino e le inevitabili crisi di ansia e turbamento dei genitori appena giunti in vacanza.


Se si vuole essere scrupolosi al massimo si potrà fare una telefonata alla farmacia del luogo di villeggiatura per informarsi sulla disponibilità dei prodotti che siamo soliti usare. Va ricordato ancora una volta che è bene avere qualche ciuccio di riserva e, per i bambini che hanno l'alimentazione artificiale, è bene avere un altro biberon di riserva. Quelli in vetro sono i migliori, ma sono anche i più facili a rompersi ed un biberon che cada accidentalmente può creare seri problemi, soprattutto di notte, perché non sappiamo l’ubicazione delle farmacie né quale sia di turno. 


Un biberon in più è perciò indispensabile.


La scelta del vestiario va lasciata alla mamma, ma qualche vestitino in più permetterà di non dover lavare anche in vacanza. Per le magliettine sono da preferire quelle in puro cotone.

Per evitare che la neo-mamma venga carpita dai circuiti commerciali e porti in vacanza molti oggetti superflui va ricordato che le cose indispensabili sono tre: il passeggino il lettino, il seggiolone.


Il lettino andrà portato a meno che non sia disponibile nel luogo di vacanza. Ci sono in commercio modelli nei quali, in caso di necessità, si può applicare una zanzariera, che è molto utile nel caso di presenza di insetti.


Non dimentichiamo il guancialino, i lenzuolini e la copertina. Invece che portarsi dietro ingombranti seggioloni o infant-seet, è stato recentemente introdotto in commercio un tipo di seggiolone di sicurezza smontabile e poco ingombrante, che si può applicare ad ogni tipo di tavolo.


Non dimentichiamo infine di portare un termometro.


OCCHIALI.
Gli occhiali da sole devono avere dei requisiti ben precisi.


Innanzitutto non devono essere in vetro, perché rompendosi potrebbero lesionare l’occhio.

Le lenti devono essere sufficientemente grandi perché devono coprire bene l’occhio.


Le lenti polarizzanti,
filtrano i riflessi solari e perciò migliorano la visione quando c’è una luce molto intensa, perciò sono indicate al mare, dove vanno bene anche le lenti a specchio sono utili quando la luce è molto intensa, per esempio per chi pratica lo sci estivo o comunque va sui ghiacciai.


Le lenti fotocromatiche modificano la propria capacità filtrante in rapporto all’intensità della luce esterna: fanno passare poca luce quando la luminosità è elevata, come durante le ore centrali della giornata, mentre ne tratterranno meno quando ci si avvicina verso l’oscurità, per esempio alla sera o al mattino presto, per questo sono particolarmente indicate per gli occhiali da vista che vanno usati sempre.

PELLE. In primavera e d’estate si deve avere una particolare cura della pelle, non tanto perché si desideri una bella abbronzatura, ma soprattutto perché sole, sudore e infezioni possono danneggiarla. La pelle infatti è rivestita completamente da una barriera che la protegge dall’ambiente esterno, però può darsi che d’estate si indebolisca, perché la pelle sta più a lungo scoperta con il rischio che possa essere danneggiata.


Ecco come difenderla:


lavarla spesso
è la prima regola. Soprattutto al bambino piccolo il bagno va fatto una volta al giorno, ma spesso non basta, infatti si deve lavare il bambino anche più volte in una stessa giornata, infatti si deve rimuovere il sudore dalla pelle


la pelle va nutrita
, infatti, soprattutto il sole e il vento tendono ad essiccarla, per questo è bene usare, almeno una volta al giorno, una crema emolliente e idratante, spesso basta un comune doposole, che invece andrà usto tre volte al giorno quando la pelle diventa ruvida, secca, indurita, screpolata, desquamata o arrossata.


Dopo il bagno e la doccia, al termine della giornata, si deve sempre applicare il doposole, che è una crema idratante ed emolliente che ripristina la barriera protettiva della cute distrutta dal vento. Quando si sia finito di spalmare il doposole, si avrà anche la sensazione che la pelle non “tiri più”.


D’estate migliorano tre malattie della pelle, l’eczema, l’acne e la psoriasi grazie all’effetto positivo dei raggi ultravioletti contenuti nella luce solare.


PIEDI.

Fa bene camminare scalzi, per esempio in spiaggia o in un prato, infatti le popolazioni che non usano le scarpe hann un minor numero di malattie dei piedi. Per il bambino è anche un modo per correggere o contrastare la formazione dei piedi piatti, infatti senza l’aiuto fornito dai rinforzi, plantari, posizioni più o meno obbligate, fornite dalla calzatura, il piede sarà stimolato a far lavorare i propri muscoli e tendini, in modo da fargli acquisire una posizione normale. Solo in un caso non si deve camminare scalzi: in piscina o quando si fa la doccia in luoghi pubblici: si rischiano le micosi.

QUANDO ANDARE. Non c’è nessun motivo perché i bambini debbano andare al mare a giugno o a settembre, anzi si costringono a passare luglio e agosto in città. Infine, utile per chi va in montagna, i bambini, anche se piccoli, possono andare a qualunque altezza che si trova nelle nostre montagne, anche oltre i 3000 metri.


RICCI DI MARE.

Se si pesta accidentalmente un riccio, gli aculei si infileranno nei piedi talvolta anche in profondità.


Che cosa fare?

Prima di tutto si deve disinfettare l'intera zona colpita, poi si deve cercare di rimuovere con pinzette da ciglia le spine eventualmente presenti, cercando però di non spezzarle. 

Appena terminata questa operazione, si dovrà fare immergere la parte colpita nell’acqua salata calda o applicare un impacco per trenta minuti. 

Nel caso che qualche aculeo, intero o in parte, resti nel piede, si dovrà seguirne l'evoluzione e se la cute circostante diventa rossa o gonfia, sarà bene rivolgersi ad un medico

SCARPE. Vanno evitate le scarpe di gomma, perché con il sudore si macera la pelle dei piedi favorendo la formazione di micosi o infezioni batteriche. In  più la gomma contiene una sostanza, il lattice, di cui oggi sono in aumento i casi di allergia con danno alla pelle


I sandali in plastica vanno bene, infatti questo materiale non determina mai allergie né reazioni dell’organismo e corrisponde all’oro, per esempio per le cure dei denti, cioè è un materiale inerte che non determina allergia. Contrariamente a quanto si pensa non vanno bene, invece, in cuoio perché, durante la conciatura possono essere stati usati prodotti in grado di dare allergia, né la gomma, il cui componente, il lattice, dà spesso allergia.


Come calzature si possono usare anche quelle “infradito” e ogni tipo di sandalo, infatti, anche se le varie cinghie della calzatura urtano in continuazione i piedi, questo tipo di microtrauma non crea mai nessun problema alla pelle, che, invece, può essere danneggiata da sostanze, come abbiamo detto, cuoio e gomma, che danno allergia. Per lo stesso motivo non vanno bene nemmeno le scarpe di gomma, perché il piede vi suda all’interno e la cute si può macerare; in più c’è lo stesso problema che le parti in gomma o in cuoio della scarpa possono determinare allergia.

 

SOLARI. Si deve applicare la crema protettiva (solari) ogni tre ore  anche quando si è già abbronzati, infatti non serve solo a evitare le scottature, ma anche a prevenire i danni provocati dal sole

 

SOLE. È vero che dalle 11 alle 16 le radiazioni solari sono molto intense, ma considerando che in vacanza ci si sta una o due settimane, perciò per un tempo limitato, basterà applicare una crema solare protettiva e perciò si proteggerà la pelle e così si potranno sfruttare al massimo i pochi giorni di vacanza.


Quando ci si espone al sole non si devono usare profumi, perché potrebbero contenere sostanze fototossiche, cioè che la luce del sole potrebbe trasformare in elementi capaci di danneggiare la pelle soprattutto quelle a base di bergamotto, oli di limone, lavanda, legno di sandalo, cedro e oli di scorza di agrumi o che contengono acido paraminobenzoico che la sigla PABA. L’unico cosmetico da applicare sulla pelle sono i filtri solari protettivi

 

SONNO. I bambini non vanno mai mandati a letto troppo presto, infatti il nuovo ambiente li “ecciterà” e perciò tenderanno a addormentarsi più tardi. Per evitare che si abituino a stare a letto svegli, cioè si determini l’insonnia, è opportuno mandarli a letto solo quando gli si “chiudono gli occhi”.


Al mattino lasciamoli dormire: è inutile svegliarli presto perché respirino l’aria fresca del mare o dei monti, sono in vacanza anche loro e allora è bene che dormano quanto ne hanno bisogno


STIPSI.
D’estate è più facile che si abbia stipsi, infatti viene recuperata più acqua dalle feci che tenderanno a divenire più dure perciò difficili da espellere, in più il bambino, quando va in vacanza o comunque tende ad andare più spesso fuori casa, spesso trattiene la “pupù” perché non gli va di farla in ambienti diversi dal proprio bagno: prima che sia trascorsi tre giorni non si deve intervenire, poi si potrà provare con un clisma che si acquista in farmacia. Per prevenire la stitichezza va benissimo l’alimentazione indicata per l’estate: bere molto e mangiare frutta e verdura, ricche di acqua e fibre alimentari che facilitano proprio l’emissione delle feci

TAPPO DI CERUME. L’orecchio viene tenuto pulito dal cerume che è un detergente naturale.


Il condotto uditivo è provvisto di ghiandole sebacee che producono una secrezione molto vischiosa che però viene diluita da un’altra più liquida prodotta dalle ghiandole apocrine, insieme formano il cerume che, con un movimento dall’interno verso l’esterno  permette la continua detersione di questo canale uditivo, rimovendo anche le cellule del rivestimento esterno che vengono periodicamente sostituite.


Il cerume possiede anche una notevole capacità di mischiarsi all’acqua e perciò rigonfiare.


Se all’interno dell’orecchio questo cerume tende a ristagnare soprattutto perché ha difficoltà ad uscire perché l’orecchie presenta curve e strozzature più del normale, facendo il bagno in mare o in piscina, il cerume, rigonfiando “tapperà” il condotto interno, per questo creerà un ostacolo all’arrivo dei suoni e dei rumori e per questo la persona diverrà ipoacusica sentirà meno e avvertirà una sensazione di ripienezza auricolare (come se avesse l’orecchio “tappato”).


Il tappo di cerume può essere presente in una o entrambe le orecchie.


Che cosa fare?

Non si deve assolutamente cercare di togliere da soli questo tappo, anche se è fastidioso, perciò non si dovranno usare né i cotton fiok (sono sconsigliati sempre in ogni situazione), né eseguire i tentativi “fatti in casa”, per cercare di “stappare l’orecchio” con spilli, aghi … e nemmeno applicare di propria iniziativa olio o altri prodotti, mentre è opportuno rivolgersi al proprio medico o all’otoiatra che in pochi minuti libererà l’orecchio.

 

UV. Nessun problema per i raggi ultravioletti: non fanno male perché ne preveniamo i danni con i solari,ma quando colpiscono la pelle fanno sintetizzare la vitamina D che è indispensabile   per la formazione delle ossa che avviene per tutti i primi diciotto anni di vita.

 

VALIGIA. Ecco cosa mettere in valigia:

  • un flacone di disinfettante
  • repellente per gli insetti
  • una confezione di ghiaccio sintetico che determina il raffreddamento della zona colpita in caso di trauma
  • cerotti medicati, pronti all’uso, di varie dimensioni
  • garze sterili in confezione monouso
  • tesserino sanitario
  • termometro
  • paracetamolo.

                     

ZECCHE. È attualmente aumentata la frequenza di aggressioni verso l’uomo e l’emergere di nuove malattie trasmesse dalle zecche.


Non si deve pensare a un “male oscuro” che abbia provocato l’attuale incremento del numero delle zecche, ma solo a un diverso rapporto dell’uomo rispetto all’ambiente naturale. Oggi c’è una maggior mobilità delle popolazioni, ci si sposta per turismo, lavoro, anche in modo stabile come avviene per i fenomeni di migrazione.


Per questo motivo l’uomo ha bisogno di nuovi spazi e nuove risorse per cui può “invadere” o lavorare zone una volta  selvatiche o al contrario abbandonare vasti territori montani e pedemontani. Tutto ciò ha facilitato l’incremento del numero di microroditori che ospitano le zecche soprattutto quando sono larve e perciò ne permettono il mantenimento del ciclo vitale.e un cambiamento dell’equilibrio fra le specie animali, per esempio la diffusione  dei mammiferi per esempio del capriolo e del cinghiale  capaci di ospitare molte zecche..


Assolti invece gli animali domestici, primo fra tutti il cane, infatti “raccolgono” le zecche dall’ambiente circostante come l’uomo, forse anche in misura minore.


I consigli per l’uomo

1)   Evitare le zone dove più facilmente si possono trovare le zecche che sono quelle dove c’è una vegetazione folta con cespugli e il sottobosco in genere. È opportuno camminare sempre al centro dei sentieri.

2)   Per i vestiti indossare  pantaloni lunghi, scarpe alte, eventualmente infilarsi i pantaloni dentro le calze. Meglio se tutti gli indumenti sono chiari in modo da riconoscere con maggior facilità le zecche che hanno l’aspetto simile a un pallino nero.

3)   Quando si torna da una gita è bene ispezionarsi la pelle( meglio se lo fa   un’altra persona). Le aree preferite dalla zecca sono quelle dove la pelle è sottile, perciò la zecca la perfora con facilità e umida come l’inguine, le ascelle, il torace. Un’altra zona dove si possono trovare le zecche è la testa per l’abitudine a distendersi per terra, per esempio per prendere il sole.

4)   La trasmissione degli eventuali agenti infettivi presenti avviene solo dopo 12 ore da quando la zecca si è infissa sulla cute, perciò se si controllerà accuratamente il soggetto al ritorno da una passeggiata, è verosimile che l’eventuale zecca la si stacchi prima di un simile intervallo. È naturalmente una precauzione in più perché è noto che è bassissimo il rischio che una zecca abbia nel proprio interno degli agenti infettivi che possono determinare malattia.

5)   Spesso la zecca viene scambiata per un neo. Quando ci si accorge che sulla pelle abbiamo un “neo” che non si era notato prima è bene osservarlo accuratamente perché potrebbe trattarsi di una zecca.

6)   Per staccare la zecca la si deve coprire con una goccia di olio, alcool, sovente per le unghie o una qualunque pomata. Si deve lasciar trascorrere dieci minuti affinché la zecca resti stordita poi  andrà afferrata con un paio di pinzette, per esempio quelle usate per le sopracciglia e andrà afferrata accanto al pungiglione, per evitare che venga compresso l’addome. Per facilitare l’estrazione la si potrà ruotare come se la si dovesse svitare.

7)   In caso di puntura di zecca si deve segnalare la cosa al proprio medico o alla guardia medica.

8)   Non è necessario assumere antibiotici.

Le eventuali malattie trasmesse dalla zecca si possono manifestare con uno o più dei seguenti quattro sintomi: febbre, linfonodi (sono le “ghiandole”), dolori alle articolazioni e/o ai muscoli, zone di pelle arrossata. Questi sintomi si possono presentare sino a 40 giorni dopo il morso della zecca. In caso si dovessero presentare si deve consultare con urgenza il medico.


I consigli per il cane e il giardino

1)   I cani dovrebbero essere trattati con gli appositi prodotti antizecca già dai primi giorni di marzo, fino ai primi  di ottobre. Il trattamento andrà ripetuto secondo le indicazioni delle ditte produttrici. Se si usano i collari acaricidi dovranno essere tenuti in continuazione sull’animale e controllati periodicamente. Se risultano sporchi o danneggiati andranno sostituiti.

2)   La cuccia andrà disinfestata periodicamente.

3)   Dove c’è il prato, l’erba dovrà essere tagliata spesso in modo da evitare la crescita di infestanti. Ugualmente le siepi dovranno essere potate periodicamente.

4)   Evitare di tenere vicino alle case o alle zone frequentate manufatti o materiali abbandonati che possono costituire un rifugio per le zecche e andranno tamponate crepe o screpolature sui muri e i pavimenti.

5)   Anche i cani andranno ispezionati come gli uomini. Le zecche si possono riscontrare sul muso, sul bordo e l’interno dei padiglioni auricolari, all’inguine, alle ascelle e all’addome.

 

A cura di:

Prof. Italo Farnetani - Pediatra, Giornalista pubblicista e Docente Università Bicocca di Milano

 


 

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