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Le infezioni delle vie respiratorie sono estremamente comuni in età pediatrica, in particolar modo nei primi dieci anni di vita. Questo gruppo di patologie comprende le infezioni delle alte vie aeree, come le riniti, le otiti e le faringotonsilliti, e quelle delle basse vie aeree, come le bronchiti e le polmoniti. L’ abbassamento notevole e talvolta repentino delle temperature nei mesi invernali fa sì che molti agenti patogeni (virus e batteri), responsabili di questo tipo di patologie, trovino il clima ideale per la diffusione epidemica, ed i bambini rappresentano il migliore bersaglio. A questo proposito va aggiunto che durante i mesi invernali aumenta in tempo che i bambini trascorrono in collettività, nei nidi e nelle scuole materne, e se sono più grandicelli, fra i banchi scolastici ed in palestra: quindi oltre al clima ideale, virus e batteri trovano anche l’ ambiente ideale. Le nebbie e lo smog delle grandi città rappresentano un ulteriore insidia per i bambini favorendo ulteriormente la diffusione di virus e batteri. Le malattie invernali rappresentano per le mamme un vero e proprio incubo: spesso sono accompagnate da febbre elevata, scarso appetito del piccolo, che appare estremamente sofferente. Le ricadute possono essere frequenti, in particolare per i bambini che frequentano nidi e scuole materne, e spesso si presentano a distanza di pochi giorni dall’episodio precedente; le difficoltà che ne conseguono sono notevoli sia per il bambino e che per la famiglia: compromissione della frequenza scolastica, contagio dei fratellini più piccoli, disagi crescenti se la mamma lavora. È nostro proposito offre ai lettori brevi flash sulle malattie caratteristiche del periodo invernale per affrontarle serenamente. Arriva l’influenza, che fare? L’influenza è la malattia “regina” della stagione invernale. Spesso si suole definire impropriamente con il termine di influenza anche le infezioni febbrili, di breve durata e con interessamento delle prime vie aeree, che si manifestano nei bambini con l’ arrivo dei primi freddi: in questo caso si tratti di banali infezioni virali che niente hanno a che fare con la vera influenza, che segue un andamento epidemiologico caratteristico.
Come riconoscerla? Sintomi come raffreddore, tosse, mal di gola e cefalea possono precedere di qualche giorno la comparsa della febbre. La febbre compare in modo brusco: è sempre elevata, oltre 38 °C, ed i sintomi prima citati si accentuano. Il piccolo lamenta dolori muscolari, stanchezza ed inappetenza. In qualche caso possono essere presenti sintomi gastrointestinali, come vomiti e diarrea. Nei bambini più piccoli può essere presente otalgia. Se in bambino è piccolo, o se la febbre persiste per più di 48 ore, è bene consultare un medico. Il virus influenzale, infatti, ha un picco di incidenza nei mesi di febbraio-marzo, con una variabilità che può essere valutata di anno in anno: infatti si può prevedere con discreta attendibilità quale sarà il periodo di epidemia del virus influenzale sulla base delle caratteristiche sierotipiche e delle migrazioni della popolazione: in parole povere, è possibile sapere quando arriverà in Italia ed in particolare quando l’epidemia si diffonderà in una data regione.
Influenza: quali rimedi Come la maggior parte delle patologie virali, nei bambini precedentemente sani l’influenza si risolve spontaneamente nell’arco di una settimana, con graduale remissione della sintomatologia e scomparsa della febbre (solitamente ha una durata di 3-4 giorni) e senza necessità di una terapia specifica. Può essere utile la somministrazione di un antipiretico per il controllo della temperatura. Si raccomanda sempre un’ adeguata idratazione (possono essere somministrati succhi, tisane ect.) La tosse può persistere anche qualche settimana dopo la fase acuta, così come facile stancabilità ed astenia. La somministrazione di antibiotici in corso di malattia influenzale non è raccomandata, a meno che il pediatra curante non accerti un eventuale complicanza batterica (otite, faringotonsillite), tale da giustificarne la prescrizione.
….e per le mamme: si può allattare con l’ influenza ? Non vi è nessuna controindicazione all’ allattamento materno, se le condizioni fisiche della mamma lo permettono. È bene comunque utilizzare una mascherina quando si allatta. Il virus infatti non si trasmette con il latte, ma con le goccioline di saliva sì. Vaccino antinfluenzale: quando e a Chi? La vaccinazione antinfluenzale viene vivamente raccomandata per i bambini affetti da patologie di base importanti (cardiopatie, patologie renali, malattie croniche) per i quali l’ influenza può rappresentare un grosso rischio. Poiché il virus antinfluenzale “muta” ogni anno, il vaccino viene allestito ogni anno sulla base del sierotipo identificato. Se altre malattie virali, come per esempio la rosolia o la varicella, danno un immunità permanente, questo non avviene per il virus influenzale: infatti è possibile contrarre l’influenza ogni anno.
Quali le modalità di somministrazione del vaccino antinfluenzale ?
Dopo aver interpellato il proprio pediatra curante circa la sua opinione in proposito, è bene sapere che:• In caso di prima vaccinazione devono essere somministrate due dosi a distanza di quattro settimane. • Se il piccolo è stato vaccinato l’anno precedente, può essere sufficiente un’unica somministrazione. • Il periodo ottimale per praticare la vaccinazione è fra gli inizi di novembre e primi di dicembre • Il vaccino viene solitamente somministrato per via intramuscolare nell’avambraccio, o se il bambino ha meno di un anno, nella coscia
Il vaccino antinfluenzale può provocare disturbi ? Questo vaccino è solitamente ben tollerato. Dolore ed un modico gonfiore possono comparire in sede di puntura. Febbre, sintomi simil-influenzali (mal di gola, dolori muscolari) possono comparire 24-48 ore dopo la somministrazione, anche se raramente. Occorre ricordare il rischio di gravi allergie, non superiore, peraltro, a quello descritto per gli altri vaccini disponibili in commercio.
Una tipica malattia invernale: l’ otite. L’otite media (OM) nelle diverse forme rappresenta attualmente una delle patologie di più comune riscontro nei bambini, la principale causa di visite pediatriche negli Stati Uniti. La maggior parte dei casi di otite vengono diagnosticate nel periodo invernale, e non è infrequente che lo stesso bambino abbia più di un episodio di otite nella stessa stagione. … come si manifesta ? L’ otite è spesso preceduta da sintomi aspecifici, come rinite, una faringite o tosse, che persistono da alcuni giorni. Con il termine di otalgia si intende un dolore riferibile all’ orecchio, ma in presenza di otite non è sempre presente, soprattutto nel bambino molto piccolo. La febbre si manifesta in poco più della metà dei casi. Nel lattante l’otite può esordire con sintomi gastrointestinali, come inappetenza, vomito e diarrea. . .l’otite è sempre batterica ?
Non sempre l’otite ha un origine batterica. In alcuni casi, infatti, non è possibile documentare una crescita microbica, anche se l’ episodio è stato preceduto da un ‘infezione virale. Febbre, compromissione dello stato generale, otorrea (fuoriuscita di materiale purisimile dal condotto uditivo esterno) sono fortemente suggestivi per l’ origine batterica dell’ episodio di otite. In questo caso è raccomandata la somministrazione dell’ antibiotico. …l’antibiotico in corso di infezioni virali previene le otiti ?
No. È opinione comune che l’antibiotico somministrato in corso di infezione virale possa avere un effetto preventivo. L’antibiotico deve essere riservato a casi di documentata infezione batterica o in bambini con otiti ricorrenti e/o recidivanti.
Il raffreddore ed il “naso che cola” Con l’ arrivo dei primi freddi arrivano anche i primi raffreddori. Starnuti, occhi arrossati, tosse e muco, accompagnano molti bimbi nei mesi invernali. Non sempre è necessario impostare una terapia: una corretta igiene delle fosse nasali aiuta a prevenire le complicanze (otiti, sinusiti); anche un semplice aerosol con soluzione fisiologica, ripetuto più volte nella giornata, può liberare un nasino fastidiosamente chiuso. Se il bambino è piccolo e se in casa è presente il riscaldamento, un umidificatore potrà aiutarlo a respirare meglio, soprattutto nel corso della notte.
Le faringiti e le faringotonsilliti Anche le faringiti e le faringotonsilliti sono prevalentemente sostenute da virus. Secondo un recentissimo studio americano (novembre 2007), fra le forme batteriche hanno una rilevanza notevole nei bambini in età scolare quelle sostenute da Streptococco di gruppo A, che risultano essere le più frequenti; l’ elevata incidenza di questa infezione fra i familiari dei bambini studiati suggerisce come il serbatoio d’infezione sia da ricercare fra i componenti della famiglia, piuttosto che nella scuola.
Inverno e freddo: ma sono proprio loro i “demoni” responsabili delle infezioni ? Se è vero che l’abbassamento delle temperature favorisce la replicazione microbica e il maggior tempo trascorso in ambienti chiusi e collettività facilita la diffusione delle malattie, freddo ed inverno non sono gli unici responsabili delle infezioni. Occorre tener conto che: 1. Esiste una suscettibilità individuale alle malattie: alcuni bambini si ammalano più di altri, suggerendo l’esistenza di fattori costituzionali 2. I fratelli che frequentano collettività sono vettori di infezione, e fra fratelli ci si ammala di più 3. Se i genitori fumano, i bambini passano più tempo esposti al fumo passivo durante l’inverno 4. Una casa umida lo è ancora di più nell’inverno freddo e piovoso 5. Una mamma apprensiva copre eccessivamente il suo bambino per proteggerlo dal freddo, e questo non sempre è un bene.
Bibliografia:
1. Respiratory infections in schoolchildren: co-morbidity and risk factors. ADC, 2006 2. Burden of acute sore throat and group streptococcical pharyngitis in school-aged children and their families in Australia. Pediatrics, Nov 2007 3. Respiratory viruses and influenza –like illness: a survey in the area of Rome, Winter 2004-2005. Euro Surveill 2006 4. Establishing the health and economic impact of influenza vaccination within European Union 25 Countries. Vaccine 2006
Dr.ssa Alessandra Atzei Puericultura e Nido - Università degli Studi di Cagliari Ultimo aggiornamento: Dicembre 2007
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