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La diarreaĖ tempo d’estate e uno dei problemi più rilevanti in questa stagione riguarda le diarree infantili. Che cosa deve sapere una mamma a questo riguardo? Lo chiediamo al Dr. Cinquetti, pediatra e gastroenterologo, Direttore dell’unità operativa complessa di Pediatria e di Patologia Neonatale del nuovo Polo Ospedaliero dell’Est Veronese, a San Bonifacio.
Che cosa è la “diarrea” e come si manifesta? Per diarrea si intende una modificazione delle caratteristiche dell’alvo, nel senso della frequenza e nel senso della qualità. L’alvo è il termine tecnico che definisce il ritmo e le caratteristiche dello “scaricare” del bambino.
Per il bambino oltre il primo anno di vita si considera normale una situazione che rientra nell’ambito di quella che viene definita “la regola del tre”, ovvero va bene una scarica ogni tre giorni da un lato fino a tre scariche al giorno dal lato opposto. Per il piccolo nel primo anno di vita, invece, restando sempre in termini di frequenza, il numero di scariche ritenuto normale diventa nettamente superiore, ovvero è fisiologico che un lattante scarichi a ogni poppata e quindi possa anche avere 7/8 scariche nell’arco delle 24 ore.
Dal punto di vista quantitativo, pertanto, la diarrea si manifesta con alvo frequente; in altri termini, un aumento della frequenza delle scariche è un primo segno di diarrea.
Un secondo segno di diarrea riguarda l’aspetto qualitativo, cioè una variazione delle caratteristiche delle feci, che risultano liquide, semiliquide o con presenza di feci che vengono definite “mal digerite”, ovvero con residui alimentari. La maggiore liquidità delle feci comporta una perdita di acqua e di sali attraverso le feci stesse.
Quali problemi o complicanze comporta la diarrea?
Le conseguenze della diarrea sono di due ordini, secondo che si tratti di una diarrea acuta oppure di una diarrea cronica. Per diarrea cronica si intende una diarrea che dura da oltre 15-20 giorni, con problematiche essenzialmente di tipo nutrizionale; per diarrea acuta si intende un fatto di recente insorgenza, ben più usuale nel bambino. La complicanza della diarrea acuta è essenzialmente una: la disidratazione.
Questo è tanto più vero e tanto più rischioso, quanto più il bambino è piccolo. Conseguentemente, in caso di diarrea acuta, le attenzioni per il lattante ed il bambino piccolo devono essere maggiori e la cura più urgente rispetto a un bambino di età più avanzata.
Come si cura la diarrea? Sempre distinguendo, la diarrea cronica deve essere valutata per quanto riguarda le sue origini, cioè si deve effettuare un adeguato inquadramento diagnostico per definire le cause della diarrea, in seguito alle quali si prenderanno gli opportuni provvedimenti.
Viceversa, come già detto, più urgente dal punto di vista terapeutico è l’approccio alla diarrea acuta, che si cura essenzialmente mediante la somministrazione di soluzioni reidratanti orali, che sono un misto di acqua, di zuccheri e sali adeguatamente combinati tra loro, in modo tale da ridurre il rischio della disidratazione.
La diarrea acuta è molto spesso di origine infettiva, batterica o virale, tuttavia solo in pochi casi sono necessarie terapie mirate e specifiche contro questi virus o questi batteri, perché nella maggioranza delle situazioni non c’è indicazione ad effettuare un trattamento farmacologico antibatterico specifico.
Oggi c’è un nuovo farmaco, il Racecadotril: è efficace? Questo è un farmaco che è da poco in commercio in Italia, anche se in altri paesi è usato da alcuni anni con sicurezza ed efficacia. Ė un farmaco che agisce riducendo la diarrea, sostanzialmente diminuendo il fenomeno della aumentata secrezione di acqua ed elettroliti (sali), che si verifica in corso di diarrea acuta.
Il racecadotril ha inoltre il vantaggio, rispetto a farmaci precedentemente utilizzati e tuttora in commercio, di non avere effetti sulla motilità gastro-intestinale. Questo è importante perchè evita il rischio di un blocco intestinale, che sarebbe pericoloso per il bambino.
Sono utili i fermenti lattici? “Fermenti lattici” è un termine ampio, nel quale vengono comprese molte sostanze. Attualmente si preferisce parlare di prebiotici e probiotici. Per probiotici si intende ogni microrganismo che, inserito nell’organismo umano, ha effetti positivi.
Alcuni studi hanno evidenziato, in particolare nell’ambito del più pericoloso virus che nel nostro paese è causa di diarrea, soprattutto nei lattanti, ovvero il Rotavirus, che alcuni probiotici (il lactobacillus GG) utilizzati in questa situazione clinica, sono utili nel ridurre la sintomatologia e quindi migliorare complessivamente il quadro della diarrea acuta.
Come si può prevenire la diarrea? La prevenzione della diarrea passa attraverso misure igieniche generali, alle quali il bambino deve attenersi. Le misure igieniche in generale riguardano l’attenzione all’alimentazione, che sia la più varia, la più regolare, la più completa possibile e anche una attenzione a quella che è la pulizia e l’igiene personale del bambino.
Nello specifico, invece, recentemente in Italia è iniziata la distribuzione di un vaccino contro il Rotavirus, già in uso da parecchio tempo nei paesi occidentali. Ė un vaccino facile da somministrare, nel senso che devono essere effettuate solo due somministrazioni di alcune gocce per bocca, e che attualmente ha l’unica nota negativa nel costo, ritenuto piuttosto elevato.
Tuttavia, valutando il costo complessivo delle situazioni peculiari alle quali il bambino può andare incontro con disagi personali e familiari, è da ritenersi vantaggioso rispetto a quello che deve essere sostenuto da un bambino (e dalla sua famiglia!) che può andare incontro più volte alla diarrea da Rotavirus.
In caso di diarrea, che cosa deve fare la mamma e che cosa non deve fare? Globalmente la diarrea acuta si inserisce in un quadro di infezione gastrointestinale acuta, che tecnicamente viene definita come gastroenterite acuta, solitamente anche etichettata come influenza intestinale. In quest’ambito, la diarrea è spesso associata al vomito, per cui nelle prime 2-3 ore è opportuno non dare nulla da bere al bambino, dopodichè lo schema è abbastanza standardizzato.
Sarebbe bene che ogni mamma avesse già in casa, su consiglio del pediatra, alcune bustine di soluzione reidratante orale, che prima abbiamo citato. Queste soluzioni, che sono in polvere e quindi vanno sciolte al momento, devono essere proposte a piccoli sorsi al bambino, in modo tale da ridurre la diarrea; possono anche ridurre il senso di vomito e di nausea, che è spesso associato, e in ultima analisi riducono il rischio della disidratazione del bambino.
Dopo di questo è bene condividere comunque con il pediatra il percorso clinico e in ogni caso, quando la soluzione reidratante orale è accettata da parte del bambino senza vomito, è opportuno iniziare con una rialimentazione precoce, entro 12 ore, con cibi che già nell’arco di 24 ore possono diventare vari e senza restrizioni particolari nella maggioranza dei casi.
Un ultimo appunto lo farei sul latte, che storicamente si tende a non somministrare al bambino, e invece, pur spiegando alla mamma che questo può comportare un apparente peggioramento della diarrea, dopo le prime 12-24 ore la ripresa del latte in assenza di vomito può essere cosa opportuna per permettere all’organismo, e all’intestino in particolare, di ricostituirsi in breve tempo, soprattutto nel bambino piccolo.
Qualcosa da aggiungere o da specificare, sul vaccino ad esempio? Ribadisco che si tratta di un vaccino sicuro e che è un vaccino facile da somministrare; è sui costi che si sta discutendo. Ma si potrebbe pensare a una somministrazione mirata, per esempio il vaccino potrebbe essere usato specificamente sui bambini piccoli, che frequentano la comunità infantile nel primo anno di vita e che quindi si trovano, per motivi epidemiologici, in un contesto sociale più frequentemente a rischio di infezione da Rotavirus.
Allo stesso modo un’ ulteriore indicazione al vaccino potrebbe essere quella del bambino piccolo, nel primo anno di vita, che ha un fratellino che frequenta le scuole dell’infanzia o le comunità infantili e che quindi è una potenziale fonte di trasmissione di questo virus.
Vorrei sottolineare, comunque, che ogni bambino ha caratteristiche fisiche e costituzionali peculiari ed è inserito in un particolare contesto socio familiare; è bene quindi che ogni scelta di tipo preventivo e terapeutico venga condivisa dalla mamma con chi lo sta seguendo dal punto di vista sanitario, ovvero col pediatra, che nel corso dei bilanci di salute può opportunamente discutere anche una situazione di tipo preventivo.
Il testo dell’intervista è stato raccolto da Marinella Corridori
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