 |
La leucemia. La leucemia è il più comune tipo di cancro nei bambini e negli adolescenti: è la forma in cui si manifesta un terzo dei tumori infantili. Più del 70% delle leucemie infantili è una leucemia acuta linfoblastica (LAL). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a livello mondiale nel 2004 ci sono state più di 33.000 morti tra bambini e ragazzi di età inferiore a 15 anni a causa della leucemia. Per la prevenzione, identificare i fattori di rischio è un passo importante; uno dei fattori di rischio ipotizzati è l’esposizione al fumo dei genitori e, in particolare, del padre.
Il fumo. Molti studi sono stati compiuti negli ultimi due decenni sulla relazione tra fumo e leucemia infantile, perché il fumo è un noto cancerogeno. Infatti, almeno 250 sostanze chimiche nel fumo di tabacco sono tossiche o cancerogene. Tra esse possiamo ricordare ad esempio il benzene e la formaldeide: si è rilevato che il primo ha effetti sul sistema ematopoietico e che l’esposizione alla seconda sostanza citata aumenta il rischio di leucemia tra adulti. Si possono inoltre citare le ammine aromatiche, le nitrosammine, gli idrocarburi policiclici aromatici e i composti radioattivi (come il polonio 210). Dato che il fumo è uno dei fattori di rischio della leucemia dell’adulto e che il fumo passivo è qualitativamente simile al fumo attivo per la composizione chimica, anche il fumo passivo ha la potenzialità di causare effetti negativi al sistema ematopoietico. Per i bambini è più difficile evitare l’esposizione al fumo passivo: in una ricerca si è rilevato ad esempio che i bambini tra 6 e 11 anni avevano concentrazioni nelle urine di NNAL (una nitrosammina) pari a quattro volte quella degli adulti non fumatori. Uno studio recente ha analizzato le conseguenze del fumo paterno sull’insorgenza di LAL: lo studio di tale associazione è di grande importanza per la salute pubblica, data l’alta prevalenza di fumatori tra gli uomini. Infatti, fuma in media il 35% dei maschi adulti nei paesi sviluppati e il 50% nei paesi in via di sviluppo, ma si raggiungono anche picchi più elevati (per esempio, in Cina fumano circa i due terzi degli uomini).
Lo studio. Lo studio, basato sull’analisi di precedenti ricerche, è stato realizzato in California ed è stato pubblicato online sul Journal of Oncology nel maggio 2011. I ricercatori hanno analizzato l’associazione tra il fumo paterno (prima del concepimento, durante la gravidanza e dopo la nascita) e l’insorgenza di LAL infantile: l’analisi suggerisce che esista una relazione di causa-effetto. Gli studiosi pongono in particolare rilievo il fumo prima del concepimento: si sa che il fumo ha effetti sulla morfologia, sulla motilità e sulla concentrazione dello sperma e aumenta il danno ossidativo dello sperma. Gli studiosi affermano che il passo successivo sarà quello di identificare la variazione del rischio in base all’arco temporale: dato che smettere di fumare è difficile, identificare la finestra temporale più rilevante (ossia quella a cui corrisponde il rischio maggiore) può motivare i padri a smettere di fumare almeno in quel periodo di tempo per ridurre il rischio per il proprio bambino. Lo studio tuttavia suggerisce anche che l’impatto sullo sperma potrebbe non essere solo di breve termine: si potrebbero verificare effetti epigenetici (modificazioni del DNA che alterano l’espressione del gene), per cui l’essere stato fumatore in passato (anche oltre tre mesi prima del concepimento) potrebbe avere effetti sul concepimento.
Per approfondire. Liu R, Zhang L, McHale CM et al. (2011) Paternal Smoking and Risk of Childhood Acute Lymphoblastic Leukemia: Systematic Review and Meta-Analysis. Journal of Oncology doi:10.1155/2011/854584
|
 |