Cerca nel sito       


FamilyHealth
Crea il tuo
archivio della salute






Utile a sapersi
I bambini e lo sport

Perché lo sport

“Lo sport è un'attività umana che si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali. È un fattore di inserimento, partecipazione alla vita sociale, tolleranza, accettazione delle differenze e rispetto delle regole. L'attività sportiva deve essere accessibile a tutte ed a tutti, nel rispetto delle aspirazioni e delle capacità di ciascuno e nella diversità delle pratiche agonistiche o amatoriali, organizzate o individuali.


La pratica delle attività fisiche e sportive rappresenta, per i disabili, fisici o mentali, un mezzo privilegiato di sviluppo individuale, di rieducazione, di integrazione sociale e di solidarietà e a tale titolo deve essere incoraggiata.” (Consiglio Europeo di Nizza – dicembre 2000)


Dodici milioni di italiani (il 20% della popolazione) fanno sport in maniera continuativa, tra cui 3 milioni di giovani tra i 6 e i 18 anni. Due terzi dei giovani tra gli 11 ed i 14 anni praticano sport una o più volte alla settimana. Gli italiani che, invece, non praticano alcuna attività fisica sono 23 milioni (il 40% della popolazione) (ISTAT, 2005).


Se fare sport è salutare per gli adulti, a maggior ragione lo è per i bambini; praticare regolarmente uno sport favorisce la crescita armonica del corpo e lo sviluppo della mente e della personalità.

Lo sport è un’occasione di crescita, una scuola di vita che insegna valori e capacità importanti, di cui far tesoro anche da adulti: la capacità di vivere bene in gruppo, di confrontarsi con le proprie abilità, di capire il rapporto causa-effetto nelle azioni e di prendere decisioni, seguendo le regole, ma pensando liberamente.


Il gioco svolge una parte decisiva nello sviluppo dell’intelligenza e della personalità del bambino e lo sport costituisce la migliore occasione perché questa crescita si esprima al meglio: si gioca per qualcosa, non contro qualcuno.

Ogni disciplina sportiva, se praticata nello spirito del gioco, è come una battaglia senza nemico: richiede lealtà verso l’avversario, insegna ad affrontare difficoltà e situazioni impreviste, stimola l’esercizio di determinate abilità “intellettuali” (analizzare una situazione ed individuare le soluzioni, comprendere i rapporti di causa-effetto ed i meccanismi di svolgimento delle azioni).


E’ innegabile che “occorre pensare mentre si gioca”; formare bambini indipendenti nel pensare e nel decidere rappresenta un obiettivo prioritario. Per questo è importante coinvolgere i bambini in attività che richiedono spirito d’iniziativa e necessità di prendere decisioni. Infatti, se è bene che i bambini imparino ad agire seguendo le istruzioni degli adulti, questo non vuol dire che debbano farlo senza pensare e senza assumersi delle responsabilità. Pensare, decidere e rischiare mentre si gioca permette di sviluppare abilità che risultano importanti non solo nello sport, ma anche nella scuola, con gli amici ed in tutte le altre infinite occasioni che la vita riserverà.


Quando cominciare a fare sport

Il momento giusto per avvicinare un bambino all’attività sportiva dipende dalle sue caratteristiche, sia fisiche (altezza, peso, struttura muscolare), che fisiologiche (capacità di forza, capacità di resistenza, abilità motorie); comunemente questo avviene intorno ai 5 anni di vita.
A questa età il bambino è pronto per affrontare la “motricità sportiva”, avendo raggiunto il grado di sviluppo e di coordinazione necessari per apprendere le tecniche sportive (imparare a pattinare, a sciare, ad andare in bicicletta, a giocare a calcio).


Durante il periodo dai 5 agli 11 anni, le capacità di coordinazione motoria (equilibrio, ritmo, orientamento, agilità) presentano il massimo potenziale di sviluppo; in seguito diventano un patrimonio ormai acquisito e normalmente poco migliorabile.

Essere pronti per iniziare uno sport non significa essere già degli atleti. L’organismo del bambino è ancora lontanissimo da quello di un adulto: meno forte, per la ridotta struttura muscolare, meno potente, per i muscoli piccoli, con poca disponibilità di energia “pronta all’uso”.

 

La scelta dello sport

La conoscenza delle differenze tra le varie discipline sportive è un elemento importante per la scelta dello sport più adatto al proprio figlio.

E’ necessario tenere conto di due fattori:

  • le caratteristiche specifiche dei vari sport, sia per quanto riguarda l’impegno fisico richiesto che gli aspetti psicologici coinvolti;
  • le caratteristiche individuali di ciascun bambino.

Prendiamo, a titolo di esempio, i bambini in sovrappeso, nei quali l’obiettivo principale è perdere grasso e migliorare l’efficienza cardiaca e polmonare. In questi bambini, ogni attività di tipo fisico dovrà essere svolta abbastanza a lungo per garantire un elevato dispendio energetico; sono, perciò, da preferire gli sport di resistenza, praticati a “bassa intensità”, ma in modo prolungato.


Anche gli sport alternati possono risultare utili: essendo divertenti, invogliano i bambini a muoversi moltissimo. Assolutamente sconsigliati per questi bambini gli sport di potenza; non indicati nemmeno gli sport di destrezza, se non come occasionale diversivo.

 

Sport e impegno fisico

Per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, le diverse discipline sportive possono suddividersi in 4 gruppi, rispetto al tipo di impegno fisico richiesto: sport di resistenza, da breve a lunga durata (corsa, marcia, nuoto, pattinaggio, ciclismo, sci di fondo, canottaggio) la cui caratteristica è la ripetizione del movimento; sport alternati (calcio, rugby, pallacanestro, pallavolo, tennis) nei quali si alternano fasi di gioco e pause di recupero; sport di destrezza (sci alpino, ginnastica artistica, tuffi, scherma, arti marziali) che prevedono elevate abilità di coordinazione motoria; sport di potenza (lancio del peso, corsa dei 100 metri, sollevamento pesi) nei quali sono predominanti l’intervento della forza e della potenza muscolare.


Sport di resistenza

Nel praticare questi sport, l’intensità non deve mai essere eccessiva, in quanto nei bambini dai 5 agli 11 anni la capacità di produrre energia in modo rapido e abbondante (produzione anaerobica) non è ancora abbastanza sviluppata. Per questo motivo, non è indicata la pratica delle attività di resistenza caratterizzate da sforzi brevi, ma di alta intensità (sport di resistenza di breve durata). Sono consigliati, invece, gli sport di resistenza di media e lunga durata, sempre prevedendo pause molto frequenti.


Sport alternati

Dal punto di vista motorio le attività “alternate” sono contraddistinte da un’infinita e casuale varietà di movimenti, sempre diversi l’uno dall’altro. Una tale combinazione contribuisce ad aumentare l’interesse del bambino che, quando deve muoversi piuttosto a lungo, preferisce alternare vari tipi di movimento.


Sport di destrezza

Malgrado si tratti di discipline tecnicamente difficili e fisicamente impegnative, sono attività che possono adattarsi bene alle caratteristiche fisiche di ciascun bambino, Questi sport richiedono grandi doti di coordinazione motoria; tali capacità raggiungono il massimo sviluppo proprio nel periodo tra i 5 e gli 11 anni, mentre in seguito sono migliorabili solo parzialmente. È quindi consigliabile che la pratica degli sport di destrezza sia avviata proprio in questo periodo, quando è più semplice apprendere tecniche sportive anche difficili.


Sport di potenza

Per lo sviluppo ancora ridotto della muscolatura, non è consigliabile che un bambino pratichi queste attività in modo continuo e sistematico, magari con l’obiettivo di ottenere risultati di tipo agonistico. Il bambino può avvicinarsi a questi sport per confrontarsi, in maniera giocosa, con alcune capacità individuali per le quali è istintivo mettersi “in gara”: chi salta più in alto, chi lancia più lontano, chi corre più veloce.

 

Sport e personalità

Gli sport possono essere suddivisi in 4 gruppi anche in relazione ai differenti aspetti psicologici coinvolti nella loro pratica: sport individuali senza contatto (nuoto, corsa, tennis, ginnastica, sci, canottaggio, ciclismo) che richiedono una notevole capacità intellettuale di sostenere la fatica; sport individuali di contatto (scherma, arti marziali) che esigono una forte capacità di concentrazione; sport di squadra di contatto (calcio, pallacanestro, rugby) che sviluppano l’attitudine a collaborare e a condurre vita di gruppo; sport di squadra senza contatto (pallavolo), dove si sviluppa il gioco di squadra senza contatto fisico tra i giocatori.


Sport individuali senza contatto

Per i bambini, anche piccoli, la consapevolezza di “essere capaci” di svolgere attività tecnicamente “difficili” è molto gratificante. Nella ginnastica artistica, per esempio, “fare la ruota” e “stare in verticale” sono abilità che in genere vengono acquisite con rapidità; a casa, i bambini ripetono questi esercizi decine di volte, orgogliosi della loro capacità di fare qualcosa di difficile, come muoversi a testa in giù.


Sport individuali di contatto

Questi sport possono esercitare un importante ruolo formativo nella crescita psicologica. Sono indicati sia per i bambini molto impulsivi, che devono imparare a controllare i propri slanci seguendo le regole del gioco, senza far male agli altri o a se stessi, sia per quelli troppo riflessivi, lenti e timorosi nel prendere decisioni.


Se praticati con queste finalità, e non per simulare gli eroi di alcuni cartoni animati, possono contribuire a sviluppare sicurezza e autostima, riducendo la tendenza ad agire senza prima avere pensato o, al contrario, ad aspettare troppo prima di agire.


Sport di squadra di contatto

Si tratta di sport molto divertenti e al tempo stesso complessi, che richiedono varie abilità di tipo tecnico e tattico, sia individuali che collettive.

La loro principale caratteristica è il tentativo di raggiungere un obiettivo comune, impegnandosi insieme, uno accanto all’altro, dall’inizio alla fine di una gara.


Altri aspetti importanti sono: accettare che in squadra vi siano giocatori dotati di diversa abilità, condividere i motivi dei successi come quelli delle sconfitte, considerare l’importanza di ciascuno per il contributo che è in grado di dare.


Sport di squadra senza contatto

La pallavolo è il solo sport di squadra che non prevede contatto. Si tratta di uno sport che insegna a giocare collaborando, dove i giocatori in difficoltà per l’iniziativa degli avversari devono essere necessariamente e tempestivamente aiutati dai compagni. E’ indicata per i bambini non aggressivi e poco portati al contatto fisico, ma determinati a migliorare le proprie abilità in situazioni cruciali e decisive.


Conclusioni e consigli

Cosa rispondere, quindi, alla domanda: qual è lo sport più adatto a mio figlio?

Sono migliori gli sport di squadra, che insegnano a vivere in gruppo ed a collaborare per il raggiungimento di un obiettivo, oppure gli sport individuali, che invece privilegiano il senso di responsabilità e la capacità di applicazione di ciascuno?


In realtà, tutti gli sport, anche se in maniera diversa, sono uno stimolo utile per lo sviluppo psicologico;

le differenze appena descritte, rendono alcuni sport più adatti di altri per cercare di favorire determinate attitudini, giustificando scelte diverse in base alla tipologia caratteriale di ciascun bambino.


Anche dal punto di vista fisico, tranne che in situazioni particolari, non esiste uno sport più indicato di un altro. Tutte le diverse attività sportive possono essere praticate con successo e soddisfazione; l’unico elemento essenziale è che il bambino si diverta.

Forse, più che un singolo sport, sarebbe consigliabile (organizzazione familiare permettendo) la pratica di più discipline sportive, al fine di stimolare al meglio la capacità di apprendimento delle tecniche e lo sviluppo delle potenzialità fisiche e mentali del bambino.


Riferimento:

“Crescere sportivamente”

Area Formazione, Medicina e Scienza per lo Sport

CONI

 

Rino Agostiniani
Direttore Struttura Complessa di Pediatria e Neonatologia
Ospedale di Pescia, Pistoia.




Il fatto di cui si parla
Il consiglio del mese
Obiettivo su...
Mondo Adolescente
Choes Magazine Online
Utile a sapersi