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Il futuro della pediatria

 

Il libro “Il futuro della pediatria”, a cura di Vassilios Fanos e Melania Puddu (Hygeia Press, 2009), già dal titolo indica l’esigenza di affrettare i tempi e anticipare migliora­menti, ottimizzando l’esistente per offrire al bambino di oggi la pediatria di domani.

Il sistema sanitario italiano si è recentemente classifi­cato ai primi posti al mondo anche grazie alla salvaguar­dia della salute dell’infanzia. E oggi? Perchè l’assistenza pediatrica non è più percepita come efficiente? Perché vi è un aumento inspiegabile dei codici bianchi? Perché i pediatri e i neonatologi sono una specie in via d’estin­zione? Questi sono solo alcuni degli interrogativi presi in esame in questo libro, che cerca di mettere sul tappeto i problemi principali, di delineare soluzioni pos­sibili e percorribili, di prefigurare scenari organizzativi, assistenziali e di umanizzazione orientati alla qualità e al costante miglioramento. “Il futuro della pediatria” è il frutto del lavoro di oltre 30 esperti, prevalen­temente pediatri e neonatologi, per capire dove stiamo andando e dove vogliamo andare; accanto a nomi affermati hanno lavorato giovani e validi specializzandi, vera risor­sa del futuro della medicina.

Da questo contributo si spera che emerga la necessità di mantenere l’assoluta centralità del bambino in tutto il sistema orga­nizzativo sanitario pediatrico, analizzando i percorsi e le proposte di cambiamento attraverso il punto di vista dei bambini.

Di seguito sono riportate alcune considerazioni sul futuro della pediatria, estratte dall’introduzione al libro.

 

Dall’introduzione a “Il futuro della pediatri”a:

  • Il miglioramento continuo della qualità dell’assistenza all’infan­zia, assieme alla profonda mutazione delle condizioni ambientali, ha portato negli ultimi cinquant’anni alla drastica riduzione in età pediatrica della morbilità grave di origine prevalentemente infetti­va.
  • Nel contempo sono aumentati a dismisura i fabbisogni di salute espressi dai cittadini, a fronte dell’offerta di servizi e prestazioni ad altissima tecnologia, ma inevitabilmente molto costosi. Un contenimento dei costi della spesa pub­blica, se praticato in modo indiscriminato, disattento e acritico, può potenzialmente ripercuotersi negativamente sull’assistenza ai pazienti e in particolare ai bambini. Taglio degli sprechi non deve significare taglio delle risorse per la sanità.
  • Ci sono grandi preoccupazioni sul numero degli spe­cialisti in pediatria. Infatti il numero di pediatri diminuisce di circa 150 unità l’anno. Circa 400 pediatri vanno in pensione annualmen­te, mentre il numero di coloro che si possono iscrivere alla specia­lità di pediatria è pari a 250 circa, come risultato delle decisioni prese a livello ministeriale e, parzialmente, a livello regionale. Si può inoltre prevedere che tra una decina d’anni vi sarà una forte carenza di specialisti in pediatria.

Il sistema ospedaliero del nostro Paese appare eccessivamente parcellizzato, con numerosi re­parti a basso indice d’occupazione, senza adeguate risorse umane e strutturali e con situazioni di grave disomogeneità territoriale, sia per quanto riguarda gli aspetti logistici e organizzativi sia per i livel­li assistenziali.

  • Nonostante le radici dell’assistenza pediatrica siano profonde in Italia, tanto che l’unità della pediatria ha preceduto addirittura l’unità nazionale, tuttavia esistono ancora rilevanti differenze loco-regionali su cui riflettere e intervenire. La distribuzione regionale dei parti per classi di punto nascita evidenzia, ad esempio, situazioni diversificate. Più precisamente nelle regioni del Nord, quali Piemonte, Veneto ed Emilia Roma­gna, oltre l’84% dei parti si svolge in punti nascita di grandi di­mensioni (con oltre 1000 parti annui). Un’organizzazione opposta della rete di offerta si registra nelle regioni del Sud, quali Abruzzo e Sicilia, dove circa il 30% dei parti si svolge in strutture con meno di 500 parti annui.
  • Gli ospedali di I livello sono troppo numerosi, accol­gono pochi pazienti che presentano patologie curabili a domicilio dopo un eventuale breve periodo di osservazione. Se la patologia è più seria i bambini sono inviati presso strutture di livello superiore: una moder­na assistenza pediatrica ospedaliera deve essere in grado di offrire un ampio ventaglio di alte specializzazioni, di servizi diagnostici e terapeutici e un’adeguata integrazione pediatrica dell’assistenza multispecialistica.
  • La crescita di subspecialità risulta inevitabile e necessaria anche per l’impossibilità del singolo medico di seguire il continuo aumen­to delle conoscenze, ma è anche vero che la loro distribuzione do­vrebbe rispondere a criteri di razionalità. Bisognerebbe soddisfare l’esigenza di concentrare i servizi plurispecialistici per facilitare la condivisione del lavoro e delle responsabilità (coinvolgendo anche e soprattutto il pediatra di famiglia), al fine di evitare la sovrapposi­zione delle competenze e la “frammentazione” del bambino e della sua famiglia.
  • L’esigenza di un’ergonomica ed efficiente riorganizzazione della pediatria deriva inoltre dal fatto che i progressi della ricerca scien­tifica e delle tecnologie mediche, nonché la possibilità di acquisire conoscenze in tempo reale (anche grazie ai mezzi di comunicazione telematici) con conseguente aumento delle competenze cliniche, hanno permesso la guarigione o la sopravvivenza, spesso con di­screta qualità di vita, di bambini con malattie considerate una volta “incurabili”.
  • Nel contempo si sta continuamente verificando un au­mento di patologie croniche, disabilità, disturbi neuroevolutivi, con i quali il medico deve confrontarsi e che richiedono un ricorso più frequente ai servizi territoriali, ospedalieri e sociali, con un carico di lavoro impegnativo e prolungato nel tempo.
  • Per quanto riguarda l’assistenza territoriale, l’operato del pediatra di famiglia è importante quando riguarda la gestione territoriale del bambino con patologia cronica e grave disabilità e del bambino terminale, la prevenzione di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), di incidenti e di patologie croniche dovute a obesità e sovrappeso, la gestione dei fenomeni patologici del com­portamento e d’abuso legati all’adolescenza. Il pediatra di famiglia cura inoltre gli aspetti legati all’assistenza e alla cronicità del bam­bino migrante e il problema della depressione materna post partum.
  • L’integrazione tra ospedale e territorio non deve rimanere un’utopia, ma dovrebbe finalmente decollare per portare in breve tempo a una solida continuità assistenziale attra­verso la fusione delle piccole Unità Operative o la loro trasforma­zione in strutture di assistenza diurne, nelle quali anche i pediatri di famiglia possono avere un ruolo; altrettanto importante sarebbe lo sviluppo della pediatria di gruppo e la realizzazione di una rete di emergenza-urgenza in continuità assistenziale con smistamento dei pazienti per gravità e invio alle unità operative di pediatria di bambini effettivamente di loro competenza.
  • In neonatologia sono sta­ti proposti diversi interventi operativi: management di programmi finalizzati al miglioramento della qualità attraverso l’analisi di dati di outcome per individuare i punti di debolezza e i punti di forza delle struttu­re operative, in particolare delle diverse terapie intensive neonatali aggregate per aree e regioni; diffusione di una metodologia di audit per crescere imparando dagli errori commessi; gestione di program­mi di certificazione sui “diritti dei neonati e delle loro famiglie in ospedale”.
  • A questo proposito la Carta di Parma dei Diritti del Neonato vuole essere un riferimento per i politici, gli amministratori, le società scientifiche e più in generale per i cittadini e per tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nella promozione e nella protezione della salute del neonato. Per le sue peculiarità e caratteristiche biologiche, il neonato è l’unico individuo portatore di soli diritti e di nessun dovere e che “per ve­dersi riconosciuti i propri diritti dipende totalmente dall’attenzione e dall’impegno degli altri”.
  • Vi sono mol­tissime novità per ciò che concerne le norme bioetiche e legislative, dalle buone pratiche cliniche in pediatria alle disposizioni riguardanti la sperimentazione di farmaci e l’acquisizione del consenso informato, non solo da parte dei genitori, ma anche dello stesso bambino.
  • A livello globale, il Mil­lennium Development Goal delle Nazioni Unite ha indicato tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2015 la pratica delle vaccinazioni più comuni e la cura di HIV, malaria, diarrea, infezioni respiratorie, tubercolosi quando, nei paesi industrializzati, si impiegano risorse per la prevenzione di situazioni patologiche scaturite da una società malata, come obesità, patologie cardiovascolari, suicidi, compor­tamenti violenti, uso di droghe. Il problema dell’asimmetria delle risorse economiche in sanità, e in particolare in pediatria, impone riflessioni profonde e costruttive.

 

 

Hygeia Press di Corridori Marinella

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