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Celiachia e aborto

 

L’intolleranza alimentare al glutine, o celiachia, può influire sulla possibilità di portare a termine la gravidanza. Questo aspetto della celiachia, finora sconosciuto, è emerso in uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università Cattolica-Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma (Di Simone N. et al., Anti-Tissue Transglutaminase Antibodies From Celiac Patients Are Responsible for Trophoblast Damage via Apoptosis In Vitro, Am J Gastroenterol 2010; 105:2254–2261).

La ricerca ha evidenziato una relazione tra rischio di aborto spontaneo e celiachia, collocando al 50% la possibilità che una donna intollerante al glutine non riesca a portare a termine la gravidanza, con un rischio di abortività tre volte superiore rispetto ai dati relativi alle donne sane, per le quali il numero di aborti spontanei si attesta al 15%.

La causa di questo fenomeno è da mettere in stretta relazione con la natura stessa della celiachia come risposta immunitaria dell’organismo all’introduzione delle componenti proteiche del glutine, le gliadine. Dato che nelle donne affette da celiachia si formano depositi di gliadine nella placenta, gli anticorpi che attaccano le gliadine del glutine possono danneggiare anche la placenta stessa e il feto, provocando l’aborto. In un caso su due, quindi, una donna celiaca che non segua una dieta senza glutine va incontro ad aborti ricorrenti

La prevenzione del rischio di aborto è però possibile, seguendo scrupolosamente una dieta priva di glutine almeno per sei mesi prima del concepimento, per azzerare la presenza nel sangue degli anticorpi che colpiscono l’enzima transglutaminasi, che serve a metabolizzare le gliadine.

La celiachia colpisce una persona ogni 80-90 e spesso non viene riconosciuta perché la sintomatologia è scarsa o poco specifica, poiché dolori addominali, perdita di peso, anemia e dissenteria sono comuni a numerose altre patologie, con la conseguenza che molte persone ne soffrono senza saperlo. Questa situazione può essere molto pericolosa per le donne, perché numerosi studi confermano che la celiachia è collegabile ad aborti ricorrenti, a problemi e ritardi di sviluppo fetale, al parto prematuro alla menopausa precoce e all’osteoporosi.

Esiste comunque la possibilità di eseguire un semplice screening diagnostico per individuare un’eventuale intolleranza al glutine e aiutare così molte donne a realizzare la loro aspirazione alla maternità. È importante che il medico curante si insospettisca di fronte a una paziente con una storia personale di aborti spontanei, facendo seguire uno screening diagnostico per escludere la possibilità della presenza di celiachia. Infatti, con una dieta appropriata, il tasso di aborti delle donne celiache diminuisce e diventa pressoché equivalente a quello delle donne non affette da celiachia.

 

Marinella Corridori

 

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