Lo sviluppo industriale e il riconoscimento del valore educativo del gioco, da parte della pedagogia ottocentesca, promuovono la produzione di giocattoli in serie e graduati secondo le età. Le fabbriche sorgono soprattutto in Germania, in Francia e in Inghilterra, ma si tratta in genere di laboratori poco più che artigianali; la commercializzazione dei prodotti è affidata per lo più a venditori ambulanti, che frequentano mercati o fiere patronali. Dalla metà dell’800 inizia la produzione di oggetti destinati alla vita quotidiana dei bambini (lettini con sponde, fasciatoi, carrozzine, seggioloni, girelli, tavolini e seggioline) e questo favorisce il sorgere di negozi specializzati in giochi e articoli per l’infanzia. A Parigi si producono in particolare automi e bambole, spesso con corredi eleganti, a Vienna teatrini e giochi di società, a Berlino giocattoli di carta, a Londra giochi ottici e meccanici, in Val Gardena giocattoli in legno. Tra i materiali usati, fanno la loro comparsa la latta e vari tipi di metallo, come il rame (1852) e l’alluminio (1860). La Germania, con le fabbriche di Norimberga e Furth, si segnala per la produzione di giocattoli in metallo; a Norimberga ancora oggi si svolge il più importante salone mondiale del gioco e del giocattolo. La celluloide viene impiegata a partire dal 1870; si tratta di un materiale economico, ma facilmente infiammabile, perciò dal 1967 ne è stato vietato l’impiego nella costruzione dei giocattoli. Dal 1874 i pellerossa iniziano a confezionare i primi giocattoli western, detti “indian toys”, che ebbero un enorme successo in Europa a seguito del Wilde West Show che Buffalo Bill presentò nelle maggiori città europee. Il favore del pubblico per questi giocattoli fece sì che iniziarono ad essere prodotti anche nel vecchio continente. Nell’800 tra i giochi più diffusi per entrambi i sessi c’erano i giochi di carte, il gioco dell’oca, la tombola, l’abbecedario, le immagini a stampa con soggetti infantili, le palle, i cerchi, i birilli, i pupazzi meccanici, il caleidoscopio, la lanterna magica, il teatrino con le marionette e i burattini. I bambini giocavano con soldatini, armi giocattolo, cavalli di legno, trenini (dal 1837), battelli e navi, automobili (dalla seconda metà del secolo) anche dotati di meccanismi sofisticati e azionati dal vapore. Alle bambine erano riservate piccole cucine, macchine da cucire, servizi di tazze e naturalmente le bambole con i loro vestiti; per le bambine più fortunate c’era anche la casa delle bambole. Durante l’800 e il primo trentennio del ‘900 si sviluppano le tre tipologie nelle quali, ancora oggi, si possono differenziare le bambole: a) le bambole-manichino, che rappresentano l’immagine di una donna adulta con caratteristiche estetiche idealizzate, secondo i canoni di bellezza del periodo in cui sono prodotte. Le bambine giocano ad abbigliarle, abbinando abiti e accessori e proiettandosi nel ruolo di una donna adulta; b) le bambole che raffigurano un bambino o una bambina di sei-otto anni, che favoriscono l’identificazione della bambina con il suo presente; c) le bambole che riproducono un neonato, che la bambina può vestire, cullare e imboccare, mimando il ruolo di madre. In Italia l’industria del giocattolo sorge più tardi rispetto al resto d’Europa. La prima fabbrica di bambole è la Furga, fondata a Canneto sull’Oglio (Mantova) nel 1872 da Luigi Furga Gornini, mentre la prima industria di giocattoli in legno è avviata da Giovanni Lobbia ad Asiago nel 1885.
 Mignonettes in tutto biscuit. Furga, 1922 circa (http://www.mantova.org/museocanneto/bambisc.htm)
 Lisa, Lucia, Susanna, cicciotto Furga, 1965 - 1975 (http://www.mantova.org/museocanneto/bamvinile.htm)
Tuttavia solo dopo la prima guerra mondiale si sviluppano in Italia industrie importanti, che riescono anche ad esportare i loro prodotti, come la Metalgraf di Milano e la Ingap di Padova, con gli oggetti di latta stampata, la Cardini di Omegna, con i suoi modellini di automobili, navi e aerei di latta sottile o la Lenci, con le sue bambole di panno pressato.
La INGAP (Industria Nazionale Giocattoli Automatici, Padova) viene fondata nel 1919 da Pietro Zinelli. Nel 1920 conta 20 dipendenti, che aumentano fino a 600 nel 1938, quando il catalogo presenta ben 400 modelli. Nel 1952 per la INGAP comincia il declino, culminato nel 1972, quando viene assorbita dalla Eurotoys.

La ditta Cardini di Omegna (Novara) si specializza nella lavorazione e nello stampaggio di metallo in lastra e dal 1922 comincia a produrre giocattoli, venduti in scatole di cartone che diventano garage, rimesse e fondali. Le illustrazioni sulle scatole sono realizzate da Attilio Mussino, famoso disegnatore che lavora per il Corriere dei Piccoli. Nel 1928 la Cardini confluisce nella Carello S.p.A. di Torino e destinata alla produzione di accessori automobilistici, terminando così la produzione di giocattoli.




L.E.N.C.I. è l'acronimo del motto latino "Ludus Est Nobis Constanter Industria" che significa "Il gioco è per noi un lavoro costante". Nel 1919 Enrico ed Elena Scavini a Torino fondano la ditta Lenci, brevettando nel 1921 il procedimento di pressatura a caldo del panno in lana, rivolto alla produzione di bambole pregiate. Nella progettazione e nella realizzazione delle bambole furono coinvolti alcuni tra i migliori artisti dell'epoca, come Dudovich, Vacchetta, Sturani, Riva e Gigi Chessa.
 Lenci, Torino (http://www.mantova.org/museocanneto/bamfelt.htm)
La situazione muta considerevolmente negli anni venti e trenta sotto il condizionamento di due fattori, uno pratico e l’altro ideologico. La necessità pratica, soprattutto in Italia, è quella di confezionare prodotti nonostante una carenza cronica di materie prime, mentre le ideologie che imperversavano nell’Europa di quegli anni portano, nel mondo dei giocattoli, alla costruzione di giochi prevalentemente di ispirazione militare.
Dopo la seconda guerra mondiale l’industria del giocattolo conosce il suo boom. Nel 1946 si tiene a Milano la prima Mostra del Giocattolo Italiano, mentre dal 1963 iniziano le varie edizioni del Salone Internazionale del Giocattolo, che si svolge ancora oggi. Le materie plastiche, molto più resistenti, sostituiscono gran parte dei materiali usati precedentemente. Nel 1959 la Mattel crea la Barbie, che arriva in Europa nel 1964. Ormai il mercato con cui deve misurarsi l’Italia non è più solo europeo, ma nonostante le difficoltà, alcuni prodotti italiani negli anni sessanta si affermano a livello internazionale, come la cera da modellare Pongo, prodotta dalla Adica Pongo, e la Pista Policar, realizzata dalla Polistil.

(http://www.policar.info/downloads.asp)
Negli anni sessanta imperversano i giocattoli spaziali e fantascientifici, con missili, navicelle spaziali e robot che si illuminano di luci intermittenti e si muovono a molla o a pila. Si inventano nuovi giochi da tavolo, primo fra tutti Monopoli, ispirato al mondo della speculazione edilizia, a cui si aggiungono negli anni seguenti Risiko, di ispirazione militare, Subbuteo, che mima una partita di calcio e Cluedo, che sviluppa un’indagine poliziesca. Gli anni settanta sono quelli dello skateboard e dei videogiochi, che conoscono subito un successo massiccio. Come risulta dall’ultimo rapporto dell’AssoGiocattoli, Facts & Figures 2006, nel settore che raggruppa la produzione di giocattoli, biciclette per bambini, decorazioni natalizie e prodotti per l’infanzia, attualmente sono coinvolte 250 ditte, che danno impiego a circa 4.500 persone per la produzione e quasi allo stesso numero per la vendita. Nel 2005 le aziende di settore hanno prodotto beni per 2.300 milioni di euro, di cui 1000 sono da attribuire alla produzione vera e propria di giocattoli, 300 alle biciclette per bambini, 200 alle decorazioni natalizie e 800 ai prodotti per l’infanzia. Specificamente per i giocattoli, quasi la metà dei beni prodotti (500 milioni) sono stati destinati all’esportazione, soprattutto verso altri paesi europei, mentre sono stati importati giocattoli, soprattutto dall’Asia, per un totale di 1.050 milioni. Oggi in Italia l’azienda leader nella commercializzazione del giocattolo è la Ferrero, che vende circa un miliardo di ovetti Kinder all’anno. Per il resto l’acquisto dei giocattoli si concentra tutto nel periodo natalizio, con la tendenza a comprare giochi poco costosi e di bassa qualità, facendosi guidare soprattutto dagli sconti offerti, dalle promozioni televisive o dal nome di richiamo. Marinella Corridori
Per saperne di più… Cittadini in crescita 2/2006: Il Gioco. Rivista del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, Istituto degli Innocenti di Firenze Ricchiardi P. Venera A.M. Giochi da maschi, da femmine e…da tutti e due. Studi e ricerche sul gioco e le differenze di genere. Edizioni junior, Azzano San Paolo (BG) 2005 www.assogiocattoli.it
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