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Infertilità e aborto

Per molte donne, soprattutto appartenenti al ceto medio-alto, la sterilità e l’infertilità costituiscono un problema  sempre più diffuso, anche perché la maternità è spesso rimandata. Un articolo di Vanessa Grigoriadis, pubblicato sul New York Magazine, suggerisce che una vita passata sotto controllo chimico delle nascite ha spinto le donne “a dimenticarsi della propria identità biologica di donna …(permettendo così) inavvertitamente, indirettamente, all’infertilità di diventare l’effetto primario da pillola.”

È da notare l’uso della terminologia nella comunicazione dei mass media. In ambito medico sterilità e infertilità non sono sinonimi: sterilità indica l’impossibilità di concepire, infertilità invece designa l’incapacità di portare a termine una gravidanza. Tuttavia nel linguaggio comune si preferisce usare sempre il termine infertilità, avvertito come meno drastico e assoluto. La parola sterilità, infatti, è gravata da un retaggio secolare di negatività da cui è difficile liberarsi. La sterilità per secoli è stata considerata una colpa, spesso addossata esclusivamente alla donna.


Dalla rivista Obstetrician and Gynaecologist arriva un nuovo richiamo a non posticipare troppo la maternità, tenendo presente che dopo i 35 anni potrebbero aumentare i problemi di infertilità e anche le possibili complicanze legate alla gravidanza: maggiori probabilità di aborto spontaneo, preeclampsia (nota anche come gestosi), gravidanza ectopica, necessità di ricorrere al parto cesareo; inoltre aumentano anche i rischi di prematurità e di patologie genetiche o croniche per il bambino.
Secondo Ross Douthat, peraltro, il “tragico contrasto tra il peso dell’infertilità e il peso di gravidanze indesiderate” non è un’esclusiva dei nostri tempi, ma “è esistito in ogni epoca”, come ha scritto in un recente editoriale del New York Times, riferendo poi che negli Usa, prima del 1973 il 20% dei nati da donne bianche non sposate e, complessivamente, il 9% dei nati fuori dal matrimonio era dato in adozione (il 1973 fu l’anno della sentenza relativa al caso Roe contro Wade, che stabiliva che  l'aborto è possibile per qualsiasi ragione la donna lo voglia, fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere al di fuori dell'utero materno, anche con l'ausilio di un supporto artificiale).

Oggi solo l’1% dei bambini nati da madri non sposate va in adozione. Questo cambiamento riflette da una parte la possibilità di non far nascere un figlio non voluto, dall’altra la crescente accettazione di genitorialità singole. Oggi, negli USA, una gravidanza su cinque finisce in un aborto clinico, che sempre più spesso è visto come la soluzione a un problema, soprattutto quando si rischia di scendere al di  sotto della soglia di povertà o quando la madre è un’adolescente.
Per limitare il numero di gravidanze tra le giovanissime, in Gran Bretagna si è puntato sul libero accesso alla pillola del giorno dopo, che può essere acquistata in farmacia, senza dover mostrare una ricetta medica. Tuttavia uno studio dell'università di Nottingham ha evidenziato che il numero di gravidanze tra le adolescenti inglesi non è diminuito, mentre è aumentata del 12% la trasmissione  di infezioni sessuali tra i giovani che, confidando nell’effetto della "morning-after pill", fanno più spesso sesso non protetto. Secondo i ricercatori il vero problema è costituito dalla una carente educazione sessuale, che vanifica e rende addirittura dannoso il libero accesso ai farmaci anticoncezionali.

Infine uno studio danese, condotto da Trine Munk-Olsen della Aarhus University e pubblicato in questi giorni sul New England Journal of Medicine, cerca di valutare l’impatto psicologico dell’aborto sulla donna. Dallo studio emerge che, nel campione considerato, la percentuale di donne che hanno richiesto un supporto psichiatrico non è variata significativamente prima e dopo un aborto indotto nel primo trimestre. I ricercatori, dunque, non hanno trovato conferma all’ipotesi che esista un rischio maggiore di disturbi mentali dopo un aborto indotto nel primo trimestre.

 

Marinella Corridori




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