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Obesità infantile

Paesi OCSE.
Nei paesi Ocse fino a trent’anni fa meno del 10% delle persone era obeso, mentre ora la percentuale raggiunge il 20-30%, come emerge dal rapporto “Obesity and the economics of prevention: fit not fat” pubblicato dall’OCSE  nel settembre 2010. Per alcuni paesi (ad esempio Stati Uniti, Inghilterra e Australia) si prevede che entro una decina d’anni i due terzi della popolazione saranno sovrappeso. Questo dato è preoccupante in particolare per l’obesità infantile, perché, come si ricorda nella stessa pubblicazione, i bambini che hanno almeno un genitore obeso hanno una probabilità 3-4 volte maggiore di diventare obesi, sia per motivi genetici, sia perché seguono lo stile di vita del genitore, con una dieta poco salutare associata alla mancanza di attività fisica.


Italia.
Rispetto alla media OCSE, l’Italia ha un livello più basso di obesità degli adulti, ma un livello più alto di obesità dei bambini. Un bambino su tre infatti è in sovrappeso o obeso, come è stato rilevato nell’indagine condotta nel 2008 dall’Istituto Superiore di Sanità all’interno del progetto “Okkio alla salute”; l’indagine si è svolta a scuola e ha coinvolto bambini di terza elementare, con la misurazione di peso e altezza e tramite la compilazione di quattro questionari: uno per i bambini, uno per i genitori e due per gli insegnanti e i dirigenti scolastici. Da questa ricerca risultava inoltre che manca la percezione del sovrappeso del figlio da parte del genitore: il 42% delle madri di bambini sovrappeso e il 7% delle madri di bambini obesi pensava che il proprio figlio fosse normopeso. Le madri di bambini obesi, inoltre, nel 43% dei casi pensavano che il figlio mangiasse il giusto e nel 42% dei casi che il figlio facesse sufficiente attività fisica.


Regione Lazio.
All’inizio di questo mese (febbraio 2011) è stata pubblicata una ricerca svolta dal Movimento Difesa del Cittadino Lazio (MDC Lazio) all’interno del progetto “Bimbi InForma”, finanziato dalla Regione Lazio per favorire la prevenzione dell’obesità infantile. L’indagine era volta a comprendere quale fosse il livello delle conoscenze in materia di corretta alimentazione, e il conseguente stile di vita alimentare, nelle famiglie con bambini della fascia d’età 6-13 anni. L’indagine è stata svolta tra marzo e settembre 2010 e ha coinvolto 500 famiglie della Regione Lazio; i questionari sono stati somministrati ai genitori presso gli studi pediatrici. Dall’indagine emerge che gli alimenti sono consumati in dosi che non rispettano quelle consigliate dalle linee guida pubblicate dall’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione). Alcuni alimenti importanti, ad esempio, non vengono inclusi nella dieta: il 13% dei bambini non mangia mai frutta, il 23% non mangia mai verdura cruda e il 27% non mangia mai verdura cotta, il 34% non mangia mai legumi e il 22% non mangia mai pesce. Questi cibi occupano anche il podio nella classifica dei cibi più rifiutati dai bambini; alla domanda “Vostro figlio/a che cosa rifiuta soprattutto di mangiare?” i genitori hanno risposto: verdure e ortaggi (29%), pesce (19%) e legumi (10%).

 

Eleonora Fanos

Per approfondire...

  1. OECD (2010) Obesity and the Economics of Prevention: Fit not Fat. Executive Summary, leggi il documento in pdf (ultimo accesso: febbraio 2011)
  2. Spinelli A, Lamberti A, Baglio G et al. (2009) “OKkio alla SALUTE: sistema di sorveglianza su alimentazione e attività fisica nei bambini della scuola primaria. Risultati 2008”, Rapporti ISTISAN 09/24, (ultimo accesso: febbraio 2011)
  3. Biasotto S, Golato M (2011) “Indagine quali-quantitativa sul livello di conoscenza e consapevolezza del corretto stile nutrizionale degli adolescenti e scelte alimentari delle famiglie”. Movimento Difesa del Cittadino Lazio, leggi il documento originale (ultimo accesso: febbraio 2011)
  4. INRAN, “Linee guida”,vai al sito (ultimo accesso: febbraio 2011)

 

 




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