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Neonati in fasce

Nel passato, non solo in un passato lontano, ma ancora fino a qualche decennio fa, tutti i neonati venivano avvolti nelle fasce, con qualche rara eccezione, che si ricorda proprio per la sua particolarità, come il caso dei neonati spartani, che non venivano né fasciati, né cullati. In generale in tutto il mondo antico le fasce, insieme con il latte, erano il simbolo dei neonati.

 

La fasciatura era ritenuta utile a modellare il corpo del bambino, per riportare alla normalità le parti del corpo che si fossero deformate durante il parto o per risistemare un membro dislocato; inoltre la si credeva efficace a prevenire una cattiva posizione, proteggendo le ossa fragili dei neonati e dei lattanti da una crescita disordinata.

 

La fasciatura poteva seguire diversi procedimenti, che includevano eventualmente anche supporti di legno, come nel caso della fasciatura “tessalica”, ottenuta ponendo su un pezzo di legno, allungato e incavato nel mezzo, un sacco di fieno o di paglia, su cui si stendeva un  panno; vi si coricava poi il neonato, avvolto fino ai fianchi in pezze di tessuto e in fasce; infine lo si assicurava con delle bande trasversali, che passavano attraverso alcuni intagli praticati sul margine del pezzo di legno.

Ma questo era considerato un metodo rozzo e di solito i sistemi di fasciatura erano meno grossolani.

 

Sorano di Efeso, un medico del II secolo d.C., raccomandava l’uso di fasce di lana, perché riteneva che il contatto con questo materiale fosse dolce, mentre  le bende di lino potevano restringersi sotto l’effetto della traspirazione.

L’operazione della fasciatura, descritta minuziosamente da Sorano, era lunga e complessa: dopo aver unto il corpo del neonato con un leggero strato d’olio, prima si fasciava un braccio, poi l’altro, poi il tronco; quindi si passava alle gambe, che andavano fasciate separatamente e poi raccolte insieme. Infine si avvolgeva una benda larga dal torace ai piedi. Si poneva quindi il bambino sopra una pezza di lana, che si ripiegava  sulla parte superiore del corpo, fin sotto al collo, quindi si avvolgeva interamente il neonato in una fascia larga circa cinque dita e gli si copriva la testa.

Erano ammesse delle varianti secondo la tradizione locale.

 

Il neonato greco, come si può osservare in una statuetta votiva conservata al Museo Archeologico del Pireo, aveva il capo coperto da una cuffietta e la fasciatura appare molto stretta e aderente, con un’apertura posteriore a livello anale, per facilitare la pulizia.  La striscia di stoffa o il telo che racchiudeva il piccolo era tenuto fermo da un nastro, che si incrociava nei vari passaggi sul corpo del neonato.

 

La fasciatura nel mondo etrusco e romano appare più regolare, come emerge dal confronto con rappresentazioni della stessa epoca di neonati provenienti dall’Etruria (quali ex voto) o inscrivibili nell’area culturale romana (ad esempio raffigurazioni su alcune monete di neonati fasciati in braccio a Juno Lucina, la dea del parto). Questi neonati si presentano avvolti in un’unica fascia disposta a spirale, secondo un asse obliquo rispetto al corpo; mentre la testa del bambino presso i greci appare sempre coperta con una vera e propria cuffietta, talvolta questo non avviene per i neonati etruschi e romani e, quando accade, sembra che il capo sia coperto da un lembo rialzato del tessuto che costituisce la fasciatura.

 

Le sopra-fasce del neonato etrusco erano avvolte attorno al corpo in giri regolari e ordinati, il cui numero poteva variare da quattro a sei e talora le spalle erano coperte da una mantellina, mentre i piedi rimanevano scoperti.

 

Le sopra-fasce del neonato romano potevano essere colorate; i ricchi amavano il rosso porpora o il bianco. Le braccia venivano liberate dopo qualche mese di vita, il braccio destro prima del sinistro, perché il bambino imparasse a usarlo in misura dominante e non diventasse mancino.

 

E’ possibile che un diverso criterio regolasse la fasciatura dei due sessi: mentre i maschi avevano i fianchi strettamente fasciati, le femmine erano avvolte in modo da lasciare libero il bacino, per agevolare la crescita dei fianchi in previsione di future gravidanze.

 

La fasciatura del neonato continuò a essere praticata per tutto il medioevo e l’età moderna finché, alla fine dell’800, apparve un nuovo modo di vestire il neonato, detto “all’inglese”. Un pannolino di tessuto avvolgeva i glutei del bambino, mentre degli indumenti morbidi lasciavano libere le braccia e le gambe.

Questa rivoluzione nel vestiario si impose gradualmente nel XX secolo, perché parve particolarmente adatta ad accelerare lo sviluppo psicomotorio del lattante, lasciandolo libero di giocare con il proprio corpo, e aprì la strada ai pannolini usa e getta, studiati e sperimentati dall’ingegnere Vic Mills nel 1959 per la Procter et Gamble.

 

Eppure oggi la fasciatura è tornata oggetto di studio, anche a livello scientifico, e sembra dimostrata la sua efficacia per far calmare i bambini e farli addormentare più facilmente sulla schiena, accorgimento utile per prevenire il rischio SIDS (sindrome della morte improvvisa).

Naturalmente la fasciatura oggi è intesa come un morbido fagotto, ottenuto avvolgendo saldamente un panno o una copertina attorno al bambino, in modo che il piccolo si senta contenuto e al sicuro con le braccia e le gambe strette vicino al corpo.

 

Marinella Corridori

 

Per saperne di più sulla fasciatura oggi…

 

  • Gerard CM, Harris KA, Thach BT. (2002) Physiologic studies on swaddling: an ancient child care practice, which may promote the supine position for infant sleep. The Journal of Pediatrics. Vol 141 (3): 398403
  • Franco P, Seret N, Van Hees JN, Scaillet S, Groswasser J, Kahn A. (2005) Influence of swaddling on sleep and arousal characteristics of healthy infants. Pediatrics. 115(5): 130711
  • C’è inoltre un libretto, agile e divertente, tradotto anche in italiano, che insegna ai neo-genitori come realizzare fagotti e marsupi: A. Sarvady, Baby-gami. Fagotti e marsupi per principianti, Magazzini Salani, 2005.



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