Con la dimissione del neonato dal reparto ospedaliero e il passaggio di competenze nella sua gestione viene a mancare ai genitori il costante supporto assistenziale, medico e infermieristico. Questo spesso determina sentimenti di inadeguatezza e forte preoccupazione (quasi sempre per fortuna immotivati) anche di fronte a piccoli problemi quotidiani. Capita spesso infatti che a pochissimi giorni dalla dimissione del neonato ci giungano richieste di aiuto da parte di genitori preoccupati perchè il loro piccolo mostra segni di stitichezza.
In questa sede vogliamo dare alcuni suggerimenti pratici per affrontare e superare questo piccolo problema, utilizzando alcune tecniche usate anche nelle nostre unità operative neonatali. Cos’è la stitichezza?
Consiste nella riduzione del numero di evacuazioni e nell’aumento della consistenza delle feci che appaiono più dure e di forma rotondeggiante (come sassolini). La loro emissione può essere difficile e incompleta ed è talvolta accompagnata da dolore locale. Pur non essendoci un numero che definisca la “normalità” nel numero delle evacuazioni nel neonato, possiamo dire che il miglior parametro di misura è la presenza di feci nel pannolino da una (o più volte al giorno) a una volta ogni 2 giorni al massimo. Questa variabilità è legata sia al tipo di latte assunto dal piccolo (il latte materno promuove generalmente una migliore regolarità rispetto al latte artificiale) sia alle caratteristiche anatomiche della muscolatura intestinale, che nel lattante non è ancora ben rappresentata o efficiente. Cosa non fare?
Noi sconsigliamo in questi casi la somministrazione di qualsiasi tipo di lassativo, purgante o altro prodotto (anche di preparazione casalinga) senza il parere circostanziato del pediatra. In ogni caso, l’assunzione di tali sostanze, sempre dopo prescrizione medica, deve rimanere l’ultima soluzione da adottare. Cosa fare? Metodo 1
La tecnica della stimolazione rettale è un modo efficace e non dannoso per promuovere l’evacuazione di feci. Vi consigliamo di reperire, in una buona farmacia, dei sondini in silicone simili a quelli ampiamente utilizzati in ambiente ospedaliero per diversi usi. A titolo indicativo, un lattante con un peso superiore ai 2,5 Kg necessita di un sondino di calibro Ch 8 (diametro 2,5 mm) o Superiore. Ora predisponete tutto il materiale per il cambio del pannolino e per l’igiene del bebé accanto al vostro fasciatoio. Create un ambiente tranquillo e confortevole intorno al vostro bambino e procedete così: dopo aver lubrificato la punta del sondino con dell’olio idratante per neonati o, meglio ancora, con un lubrificante per cateterismi (disponibile in farmacia per pochi euro), lo introdurrete senza forzare per circa 3-5 cm nell’orifizio rettale e con movimenti circolatori andrete a sollecitare le pareti del retto.
Normalmente pochi secondi di stimolazione sono sufficienti a provocare uno stimolo espulsivo completo. Procedete per pochi minuti ancora, ma fate in modo di rispettare delle piccole pause che serviranno al piccolo a non stancarsi troppo e a non irritarsi inutilmente.
Questa tecnica è solitamente ben tollerata dal neonato ed è spesso risolutiva. Metodo 2
Naturalmente, capita a volte che non si abbiano i risultati sperati e che la semplice stimolazione rettale non produca risultati degni di nota. Non disperate e procedete con il piano B, che prevede un piccolo clistere evacuativo, altresì chiamato microclisma. In farmacia sono disponibili dei preparati già pronti all’uso e dotati di comodi applicatori che certamente renderanno più facili tutte le operazioni sul piccolo. In alternativa, possiamo suggerirvi anche un microclisma composto da 4 ml di acqua distillata e 2 ml di olio di vaselina (entrambi i prodotti presenti in farmacia in fialette da 10 ml), benchè questo comporti qualche manovra in più. In ogni caso, al termine del clistere potete agire in due modi: o richiudere il pannolino e attendere lo sviluppo degli eventi, oppure, utilizzando anche il sondino, ripetere la stimolazione rettale descritta in precedenza nel metodo 1. La pratica certamente vi indirizzerà per la soluzione migliore.
In bocca al lupo! Denis Pisano Infermiere presso l’Unità di Patologia e Terapia Intensiva Neonatale Università di Cagliari
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