LA NOTIZIA : trattamento sanitario obbligatorio per le mamme con depressione post partum a rischio infanticidio Contro il rischio di infanticidio causato dalla depressione post partum è stato proposto il trattamento sanitario obbligatorio (TSO). In tal senso si è espresso Antonio Picano - presidente dell'Associazione Strade (Studio e trattamento della depressione) – rivolgendosi al Ministro della Salute, Ferruccio Fazio. "La mamma a rischio - spiega il presidente di Strade - rimane a casa propria con il suo bambino e viene seguita da un'infermiera che l'aiuti nella nuova organizzazione e da un'equipe di specialisti 24 ore su 24. Perché, di questo bisogna essere certi, nella maggior parte dei casi si tratta di una situazione passeggera destinata a migliorare". Secondo Strade Onlus la depressione post partum interessa ogni anno da 50 a 75mila puerpere. I casi a rischio di infanticido - gli interventi critici ai quali si dovrebbe applicare questo "protocollo d'emergenza" - possono essere stimati in circa 1.000 l'anno. Resta tuttavia da chiarire con quali risorse verrebbe finanziata l'equipe di specialisti attiva h24. L'APPROFONDIMENTO La depressione post partum: voci di madri La gravidanza rappresenta per la donna un periodo di grande vulnerabilità e in questo periodo lo scivolamento verso patologie che riguardano la psiche è tutt’altro che infrequente. In disaccordo con i primi influenti report, che descrivevano la gravidanza come un periodo di relativo benessere, quasi immune dai disturbi psichici, attualmente risulta sempre più rilevante in letteratura la testimonianza di patologie psichiatriche in gravidanza. La depressione ante partum, che insorge durante la gravidanza, è un forte fattore predittivo di depressione post partum. Inoltre la nascita di un bambino è causa di notevole disequilibrio: diventare genitori implica un riadattamento della situazione personale, familiare e di coppia e la difficoltà, che il raggiungimento di questo nuovo equilibrio può comportare, rappresenta un importante fattore stressante. A tal proposito un fenomeno di crescente importanza numerica è la depressione post partum anche nell’uomo, tanto è vero che sarebbe più opportuno parlare di depressione post partum del nucleo familiare. I disturbi psichiatrici post partum I disturbi psichiatrici post partum possono essere di vario tipo. Innanzitutto è importante distinguere tra depressione post partum e baby blues: quest’ultimo è un breve periodo di infelicità e tristezza che colpisce almeno la metà delle donne nel periodo immediatamente successivo al parto. Fa parte dei processi di adattamento della madre alla nascita del bambino e comprende sintomi che differiscono qualitativamente e quantitativamente da quelli della depressione post partum. Mentre il sentimento prevalente nella depressione post partum è la tristezza, nelle donne con post partum blues sentimenti di gioia si alternano a tristezza. Il picco di post partum blues si realizza intorno alla quinta giornata e si risolve spontaneamente entro 10 giorni dal parto; esso tuttavia rappresenta un fattore favorente l’insorgenza di una depressione post partum vera: i suoi sintomi pertanto vanno monitorati perché il loro persistere indica uno scivolamento verso la patologia più grave, che si verifica in circa il 25% delle donne. La depressione post partum vera, nella forma di episodio depressivo maggiore, come definito dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV), è la più comune tra le complicanze gravi del post partum e viene diagnosticata quando la donna da più di due settimane dopo il parto presenta umore disforico, perdita di interesse, piacere a svolgere attività insolite, in aggiunta ad almeno quattro dei seguenti sintomi: disturbi del sonno, senso di colpa, scarsa autostima, scarsa energia, riduzione della capacità di prendere decisioni, attivazione o rallentamento psicomotorio, assenza di speranza per il futuro, atteggiamento scettico nei confronti dei principali valori della vita, ideazioni di suicidio. Nel caso della depressione post partum, a questi sintomi si aggiunge il senso di inadeguatezza al ruolo materno, con eccessiva ansia per la salute del bambino. La sintomatologia può durare da poche settimane ad alcuni mesi, posto che una delle sue caratteristiche è la tendenza alla cronicità. Se non riconosciuta e trattata può continuare anche dopo un anno dall’esordio e ampliare così in termini indefiniti le ripercussioni negative sul bambino. Frequentemente una donna che ha avuto un disturbo dell’umore durante una gravidanza lo presenterà anche nelle successive. In rari casi (1:1000 nati vivi) i sintomi depressivi del post partum possono essere accompagnati da sintomi psicotici, ad esempio: allucinazioni, paranoia, perdita di contatto con la realtà, delirio, comportamento bizzarro, alti livelli di impulsività, euforia. In questi casi si configura il cosiddetto quadro della psicosi puerperale: si tratta di un disturbo psichiatrico severo, a esordio improvviso (entro due settimane dal parto, ma talvolta anche a distanza di pochi giorni) che può culminare con l’infanticidio e/o il suicidio della madre. Si pensa che la depressione post partum abbia una genesi multifattoriale, con l’intreccio di fattori biologici, psichici e socio-culturali. Fattori di rischio I fattori di rischio per la depressione post partum sono spesso simili a quelli della depressione in generale. Alcuni sono fortemente associati alla malattia, ad esempio: storia passata di disturbi psicopatologici o patologici in gravidanza, scarso supporto sociale, relazioni coniugali insoddisfacenti, eventi di vita recenti stressanti, baby blues. Altri sono debolmente associati: complicanze ostetriche, storia di abusi, scarso reddito familiare, basso livello occupazionale, basso livello culturale. Altri fattori di rischio emersi da studi di coorte e caso-controllo comprendono: gravidanza non programmata, mancato allattamento, lunga attesa per il concepimento, disfunzione tiroidea materna, depressione del partner. Voci di madri tratti dall’esperienza personale, dal web, dai settimanali Voci di madri per capire i sintomi “ogni cosa ha perso il suo colore” “piangerei sempre” “agli altri interessa solo il bambino, non io” “perché sto così male, adesso che ho il bambino?” “ sono stanca…. così stanca” “sto per diventare pazza?” “non voglio vedere nessuno” “non sopporto di essere toccata” “non riesco a prendere decisioni” “sono confusa” “a volte penso che tutti starebbero molto meglio se io non ci fossi più” Voci di madri sulla latitanza del partner “mio marito non mi aiuta in casa perché è sempre impegnato nel lavoro” “non si alza la notte se il bambino piange perché la mattina deve alzarsi presto” “dorme in un’altra stanza perché è stanco e non può essere disturbato” “non cambia il bambino perché ha paura” Voci di madri che parlano del proprio neonato “Non è stata una bella estate. Peccato che sia quella in cui è nato mio figlio.” “Lui sta sempre con me, sta sempre attaccato a me, se lo stacco piange, e io non voglio che pianga. Ma sono stanca, tanto stanca, e mi sento del tutto inadeguata” “I primi istanti di vita, quando me l'hanno portata in camera in ospedale per le visite non ho avuto neanche l'istinto di prenderla in braccio.” “All'inizio mia figlia per me era un'estranea, una persona che non conoscevo, che era diversa dall'immagine che me ne ero fatta... l'amore è venuto, ma c'è voluto qualche mese.” “Gli voglio bene, ma più di 3 ore consecutive da sola con lui non le reggo.” “Tullio è stato un figlio desiderato, ma quando è nato non è scattata la scintilla tra noi. “Si è consapevoli di aver ricevuto un grande dono e si sta male perchè non si riesce a provare i sentimenti che si vorrebbero provare. Non è colpa di nessuno, non ci si riesce e basta, invece di essere felici come ci si immagina di poter essere, non si riesce a risollevarsi.” “Non le facevo mai una coccola, mai un bacio, niente. Avrei voluto restituirla come si fa con qualcosa che non ti piace più”. “Mi sentivo una madre snaturata…non riuscivo ad amare mio figlio… lo vedevo come un intruso, uno che mi stava succhiando la vita piano piano!” “Che c’entro io con questo figlio?...Sto soffocando… non so ancora quanto questa madre reggerà e, quel che è peggio non so se reggere sia la migliore cosa da farsi” Come individuare le mamme colpite dal disturbo Lo strumento maggiormente utilizzato per lo screening della depressione post partum è la Scala di Edimburgo (EPDS), ideata nel 1987 da Cox, Holden e Sagovsky: uno strumento convalidato da numerosi studi, semplice, facile da usare e affidabile, sia nella pratica clinica sia nella ricerca. Vi sono buone evidenze della sua efficacia, sebbene la sua sensibilità, specificità e valore predittivo dipendano dal cut-off scelto. Un cut-off ≥10 è consigliato per lo screening dell’intera popolazione. Un punteggio maggiore di 10 suggerisce una possibile depressione, mentre un punteggio superiore a 12 indica una probabile depressione. Le donne con un punteggio uguale o superiore a 10 richiedono una valutazione specifica per la patologia. Se la risposta alla domanda 10 (“il pensiero di farmi male mi è venuto in mente”) indica pensieri dannosi per la donna stessa, è imperativa l’immediata consulenza psichiatrica. Va sottolineato però che l’EPDS non è uno strumento di diagnosi, per la quale infatti è necessaria una valutazione clinica. Il questionario andrebbe fatto compilare alle mamme dopo almeno quattro settimane dal parto per evitare un punteggio positivo legato al baby blues. La depressione post partum non è una colpa La diagnosi di questa patologia è spesso ritardata dal fatto che la depressione suscita nelle persone colpite sentimenti di vergogna e di colpa, che aumentano le reticenze dei pazienti a esprimere i propri sentimenti negativi e a chiedere aiuto. Queste reticenze sono particolarmente presenti nella depressione post partum, essendo la maternità socialmente associata a un evento di felicità. Per una madre, non poter provare sentimenti di gioia in questa occasione e non sentirsi in grado di prendersi cura del proprio bambino è molto difficile e in contrasto con le aspettative riposte in lei.
Anna de Magistris°, Elisabetta Coni°, Melania Puddu°, Massimiliano Zonza°, Vassilios Fanos°* Terapia Intensiva Neonatale, Puericultura e Nido, AOU° e °*Università degli Studi di Cagliari
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