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Alimentazione e benessere femminile


Nel secondo secolo d.C., Sorano, una vera autorità in materia di ginecologia, ostetricia e puericultura, scriveva: “Non bisogna accordare alcun credito a Mnesite e ad Aristanax quando ritengono che si debba svezzare una femmina sei mesi più tardi di un maschio perché è più debole: questi autori non si rendono conto che certi lattanti di sesso femminile sono più forti e hanno più bella cera di molti lattanti maschi.” (Sorano, Le malattie delle donne, II, 48)


Il pregiudizio di una maggiore debolezza dei neonati di sesso femminile era ben presente nella società greco-romana, anzi era così diffuso che i medici che non lo condividevano, come Sorano, si sentivano in dovere di confutarlo. I Greci addirittura, immaginando che durante il parto bambino si aprisse da solo la via per uscire, agitandosi e muovendo le mani,  erano convinti che i neonati di sesso femminile, ritenuti meno forti, si facessero strada con maggiore difficoltà, rendendo il parto più difficile.

 

La presunzione di una differenza di vitalità e forza fra neonati maschi e femmine rifletteva bene la diversa considerazione sociale in cui erano tenuti i figli e le figlie.

Questa diversa stima ha influenzato l’alimentazione maschile e femminile per molto tempo in Occidente e la condiziona anche oggi in Asia e in Africa, dove esistono ancora discriminazioni fondate sul nutrimento somministrato ai maschi e alle femmine.

 

L’esistenza di discriminazioni alimentari su base sessuale è dimostrata nel tempo da varie circostanze: a Roma il riconoscimento di una femmina come figlia avveniva se il padre ordinava non solo di sollevarla da terra, ma anche di alimentarla; nella Francia Meridionale del Medioevo, i tempi di allattamento dei maschi erano doppi, rispetto a quelli delle femmine, con un significato selettivo per la sopravvivenza; nella Firenze rinascimentale i maschi erano affidati a balie tenute in casa più delle femmine (i primogeniti più dei cadetti) e le femmine erano svezzate prima dei maschi.  

 

Le differenze alimentari si mantenevano poi nell’età adulta.


Dal “libro di casa” di un pastore norvegese del 1772 si apprende che quando si confezionavano i pani di segale per Natale, quelli degli uomini pesavano 1350 grammi, quelli delle donne 900.


Da una raccolta di testimonianze dal mondo contadino tra ‘800 e inizi ‘900 si apprende che in Calabria, nel 1880, la moglie e i due figlioli di un contadino consumavano tutti e tre insieme quanto il solo padre; la figlia di un salariato agricolo padano ricorda che, se al padre davano da mangiare una cosa intera, alla madre ne davano solo la metà; un contadino cremonese nel periodo estivo, quando il vitto era migliore, ma il lavoro era anche più pesante, mangiava nell’arco di una giornata 3 chili e mezzo di polenta, 60 grammi di formaggio e due cipolle, mentre alla moglie spettavano poco più di 2 chili di polenta, mezzo etto di formaggio e una pera; in una famiglia molisana di inizio secolo l’uomo aveva diritto a 750 grammi di pane contro i 600 della donna.

 

La condizione di subalternità alimentare femminile, oltre a mostrarsi oggettivamente, trovava la sua rappresentazione simbolica nelle modalità di assunzione del cibo. Soprattutto nelle campagne, il diritto di sedere a tavola spettava solo all’uomo e ai figli adulti e maschi, quelli che, per l’opinione comune, lavoravano e guadagnavano per tutti. Le donne invece, sia le giovani nubili, sia le spose, mangiavano in cucina, con il piatto in mano, in piedi o sedute come capitava, talora per terra  e senza posate, e spesso mangiavano gli avanzi, da sole, quando gli uomini non erano in casa.

 

Nella società contadina dell’Ottocento il margine delle risorse destinate all’alimentazione della famiglia era molto ristretto e, come in tutte le società che conoscono condizioni analoghe, prevaleva quello che si definisce “effetto guadagnapane”, ovvero il principio secondo il quale, quando il reddito dipende da lavori manuali pesanti, è fondamentale garantire ai maggiori percettori di reddito una quantità di cibo sufficiente che consenta loro di lavorare.


Tuttavia, anche al di fuori dell’ambito produttivo, la disparità dietetica su base sessuale era considerata normale, tanto da essere sancita ufficialmente. Ad esempio a Bologna, nel 1913, nei ricoveri di mendicità, la razione di manzo bollito distribuita una volta alla settimana agli uomini era superiore a quella riservata alle donne.

 

Se poi passiamo dal piano produttivo a quello riproduttivo, si può osservare che a fine Ottocento le donne-madri fra i 20 e i 40 anni, con figli piccoli, dedite a ripetute gravidanze e allattamenti, che lavoravano come l’uomo, ma che si alimentavano meno dell’uomo, erano percentualmente più colpite da forme di disvitaminosi come la pellagra.


Spesso non era possibile compensare l’aumentato fabbisogno proteico, calcolato su base scientifica attorno al 21-22 % durante la gravidanza e al 40 % nel periodo dell’allattamento, e proprio l’impossibilità di mangiare di più e meglio in certi periodi critici alimentava scongiuri, preghiere e riti propiziatori per la gravidanza e l’allattamento.


Ma verso la fine dell’800 si iniziò a comprendere che non si trattava solo di un problema culturale, poiché apparve chiaro che la discriminazione alimentare su base sessuale condizionava la stessa funzione riconosciuta come primaria per la donna: quella riproduttiva.

 

La misurazione corporea, introdotta nella seconda metà dell’800 dalla scienza medica di ispirazione positivistica , contribuì a mettere in mostra i problemi fisici dipendenti da un diffuso problema dietetico, mettendo in evidenza le differenze di peso e di altezza di individui diversi per disponibilità economiche e quindi nutrizionali.


Alcune annotazioni di medici del tempo rilevano che un povero a 17 anni aveva l’altezza di un ricco a 14, mentre a 19 anni la differenza di statura era in media di 12 cm. Quanto al peso, tra i 16 e i 17 i ricchi pesavano mediamente 3 chilogrammi in più.


Il 40% dei giovani italiani chiamati al servizio militare fra il 1862 e il 1865 fu riformato perché non superava 1 metro e 56 centimetri.


Anche se in seguito la percentuale dei giovani riformati diminuì, la maggior parte dei non arruolati presentava problemi come gozzo, cretinismo, nanismo o crescita ritardata che, secondo l’opinione dei medici militari, derivava soprattutto dall’insufficiente allattamento dei primi mesi di vita e dalle carenze nutrizionali della fanciullezza e dell’adolescenza.


Se queste osservazioni coinvolgevano la donna e il suo nutrimento, l’attenzione non era però rivolta alla donna come individuo sociale dotato di diritti, ma in qualità di soggetto che aveva il compito di generare figli, possibilmente sani.

 

Oggi, d’altra parte, si rischia di cadere nell’eccesso opposto. Raramente le ragazze ricevono informazioni corrette sul fatto che diete alimentari eccessive o avventate possono influenzare non solo la struttura del corpo, ma anche le funzioni sessuali.


Eppure la storia ci insegna che tra il XIV e il XVIII secolo in Europa si registrò un abbassamento della statura femminile a causa del peggioramento delle condizioni economiche e della conseguente diminuzione di cibo,  mentre dalla fine del ‘700 una inversione di tendenza alimentare influì sulla costituzione fisica delle donne, anticipando il menarca da 16 a 14 anni e spostando in avanti l’età del climaterio. Quindi una migliore alimentazione si tradusse in una dilatazione del periodo fertile.

 

Marinella Corridori

Per saperne di più…

Corridori M., Fanos V, Farnetani I. Nascere nella storia. Mondadori Milano 2006

Fanos v, Corridori m, Cataldi l. (a cura di) Pueri, puerorum, pueris. Storia, miti e credenze sui bambini attraverso i secoli. Agorà edizioni Lecce 2003

Flandrin J.-L., Montanari M. (a cura di)  Storia dell’alimentazione, Laterza, Roma – Bari 1996

Harris M., Buono da mangiare. Enigmi del gusto e consuetudini alimentari, Einaudi, Torino 1990

Sarti R., Vita di casa. Abitare, mangiare, vestire nell’Europa moderna, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006

Véron J. Il posto delle donne, Il Mulino, Bologna 1999




Indice
Alimentazione e benessere femminile
La funzione renale a lungo termine (da adulti) nei bambini nati di basso peso
Il parto in acqua
Le strisce di Nicu
La somiglianza: quanto incide sul rapporto tra padri e figli?
Il sonno tra mito e realtà
Le interviste di Choes
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