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Il parto in acqua

Nel 1985 è stato pubblicato un documento dell’O.M.S. dal titolo Tecnologia appropriata per la nascita, contenente  delle raccomandazioni fondate sul principio che ogni donna ha il diritto di ricevere un’assistenza prenatale adeguata, svolgendo un ruolo cardine nel pianificare e valutare l’assistenza stessa. 


Grande importanza viene inoltre attribuita al rispetto dei fattori sociali, etnici e psicologici perché la nascita possa rimanere un evento naturale.


Alla luce di questo nuovo orientamento culturale, presso l’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’A.R.N.A.S. Ospedale Civico di Palermo, dalla fine del 2003 le donne possono scegliere di partorire naturalmente, in posizione libera e spontanea (sedute, accovacciate) o in vasca.

 

Nascere in acqua
Si racconta che durante un’ estate degli anni ‘60,  in quella che allora era chiamata Unione Sovietica, un gruppo di delfini, si avvicinò ad una donna che  stava partorendo nelle calde acque del Mar Nero, aiutandola a far emergere e a gestire il neonato dopo la nascita.


Da allora, grazie al medico Russo Igor Tjarkowskij, questa  metodica si sviluppò  in Russia e in Ucraina.

Negli anni successivi, in Francia, grazie all’apporto del medico Michel Odent, il parto in acqua si trasformò da metodica “originale”, in metodica “scientifica”.


Il parto in acqua, come confermato anche dalla nostra esperienza (oltre 400 parti), rappresenta la migliore possibilità di parto attivo,  in cui la donna è protagonista.

Per partorire in acqua occorrono requisiti precisi: la gravidanza deve essere a basso rischio, con presentazione di vertice ed età gestazionale tra 37 e 42 settimane.

Non è prevista alcuna medicalizzazione (clistere, tricotomia, farmaci, episiotomia, manovre cruente, o altro).


I vantaggi dell’acqua per la gestante sono legati al senso di rilassamento e leggerezza, alla libertà di movimenti, alla percezione attutita del dolore per l’aumento delle endorfine, alle contrazioni  più efficaci e al maggior rilassamento dei muscoli perineali. Fondamentale è l’ambiente dove avviene il parto, che deve evocare un’atmosfera d’intimità: un arredamento di tipo familiare, luci soffuse, comunicazione verbale sempre tranquilla, musica in sottofondo. Utili l’aromaterapia e la floriterapia di Bach. Accanto alla donna si trovano il partner, l’ostetrica, il ginecologo e il neonatologo, i care givers, cui è demandato il sostegno: silenziosa sorveglianza, informazione, rassicurazione.


Il bambino dal canto suo affronta meglio il trauma del parto: passa dal liquido amniotico all’acqua e al seno materno; non subisce eccessivi stimoli acustici, visivi o termici; viene subito avviato al bonding materno e paterno (i genitori vengono invitati a toccarlo e a massaggiarlo).


La prima parte del travaglio viene gestita dalla donna in posizione libera, anche nella sua stanza. In acqua si entra generalmente quando la testa è ben impegnata nel canale da parto e con contrazioni ritmiche ogni 4-5 m’. La vasca, della capacità di 700 litri, viene riempita con acqua  potabile alla temperatura di 37° C fino all’altezza del seno; solitamente vi si aggiunge dell’olio essenziale di calendula, dallo spiccato potere antisettico.


Per evitare il rischio di infezioni, igienizziamo la vasca in vetroresina prima e dopo ogni parto. L’acqua è fornita dalla rete idrica ospedaliera e viene sottoposta periodicamente a controlli batteriologici dalla Direzione Sanitaria. Viene utilizzata una vasca con ricambio d’acqua continuo,  anche per mantenerne costante la temperatura. Ai nati in vasca si praticano accurati controlli batteriologici (tampone faringeo, tampone auricolare) ma non è mai stato segnalato alcun caso d’infezione; lo stesso vale per le madri e per il personale sanitario.


La permanenza in acqua non deve superare le 3 ore, perché trascorso tale periodo gli effetti benefici lasciano il posto a svantaggi.

La sorveglianza del benessere fetale prevede l’auscultazione a intervalli regolari del battito cardiaco fetale, con particolari sonde impermeabili senza fili.


In genere l’espulsione del corpo fetale avviene spontaneamente con la contrazione successiva al disimpegno della testa. Grazie all’azione del diving reflex, i recettori situati nella regione nasolabiale non avvertono la differenza del mezzo liquido in cui si trova il bambino e impediscono che possa inalare acqua prima dell’emersione; il contatto con l’aria, invece, stimolerà la respirazione.


I neonati vengono quindi adagiati sul seno materno e, mentre cercano il capezzolo, i genitori vengono invitati a toccarli e a massaggiarli, attuando così il bonding, che è perfettamente riuscito in tutti i nostri casi.  Sarà poi il padre a recidere il funicolo ombelicale, per far sentire entrambi i genitori protagonisti dell’evento.


Contrariamente a quanto si nota nei parti vaginali convenzionali, i bambini nati in acqua spesso non piangono o piangono poco e non perché siano depressi, ma semplicemente perché non sono traumatizzati.


Al fine di ottimizzare la gestione non traumatica del neonato partorito da parto in acqua, e di raccogliere  una documentazione utile alle valutazioni dell’esperienza, presso il nostro centro viene attuato un protocollo specifico, evitando manovre brusche e traumatiche, con una particolare attenzione ad evitare perdite di calore.


Dalla elaborazione dei dati preliminari relativi ad oltre 400 nati da parto in acqua, non abbiamo evidenziato particolari rischi per il neonato, confermando i dati della letteratura internazionale.


L’allattamento al seno, almeno nei primi tre mesi dopo il parto, è fortemente promosso. L’allattamento naturale è, secondo un recente studio dell’ISTAT, il miglior indicatore di qualità nell’assistenza al parto.

La nostra esperienza ha evidenziato che, al 2° mese, oltre il 95% dei nati in acqua sono allattati al seno, rispetto al 60%  dei nati da parto convenzionale.


Il giudizio delle nostre gestanti sul parto in acqua è stato: eccellente nel 70 %  dei casi, ottimo nel 25 % e discreto nel 5 %. Non è stato registrato alcun episodio di depressione postpartum.   

Inoltre abbiamo dimostrato che anche in ambito ospedaliero è possibile creare un ambiente di intimità e di calore e che il parto possa svolgersi “come a casa”.


Secondo recenti studi di psicologia evolutiva, noi tutti operatori che accogliamo la vita abbiamo una grande responsabilità nella formazione della personalità del nuovo individuo, essendo partecipi del processo di imprinting, che si forma attraverso la vita prenatale, l’esperienza del parto e il bonding.

Il “ben nascere” può contribuire a garantire generazioni future più sicure, serene ed equilibrate. 


Keeping birth normal! (O.M.S - 2003).
Dipartimento per la tutela della salute della donna e della vita nascente Azienda di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione Osp. Civico Benfratelli Palermo Dir: Prof. L. Alio

 

 U.O. Neonatologia: Dr. Giuseppe Attardo 
U.O. Ostetricia: Dr. Luciano Raineri
                                                                            Dr.ssa Carola Vicari




Indice
Alimentazione e benessere femminile
La funzione renale a lungo termine (da adulti) nei bambini nati di basso peso
Il parto in acqua
Le strisce di Nicu
La somiglianza: quanto incide sul rapporto tra padri e figli?
Il sonno tra mito e realtà
Le interviste di Choes
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