 |
Per le donne gravide esiste un rischio reale di contrarre malattie o infezioni, che possono avere ripercussioni sul nascituro e sulla sua vita futura. Tuttavia per alcuni processi infettivi esiste una possibilità di prevenzione e quindi su questi devono essere concentrati gli sforzi per poterli prevenire e per poter ridurre gli esiti neonatali. Ne parliamo con il Dr. Marcello Lanari, Direttore Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia Azienda Usl di Imola.
Perché occorre informare le donne?
Ho detto le donne e non le gravide, perché un grande sforzo informativo va fatto sulle donne, prima ancora che siano gravide, in quanto molte patologie possono essere prevenute. Il Servizio Sanitario Nazionale dispensa un pacchetto di esami sierologici in gravidanza, per la sifilide, per l’epatite B, per l’epatite C, per la toxoplasmosi e per la rosolia. L’opportunità di fare gratuitamente questi esami in gravidanza, a tempo debito, va evidentemente colta, ma io consiglio alle donne di verificare il proprio stato per queste patologie anche prima di essere gravide, in epoca pre-concezionale. Infatti, se si risulta non immuni, per alcune di queste patologie si può procedere con la vaccinazione, come nel caso della rosolia.
La rosolia è una di quelle patologie che sembrano, anzi sono banali nel corso di tutta la vita, ma possono essere gravissime quando sono contratte in gravidanza, non tanto per la madre quanto per il feto.
La vaccinazione per la rosolia non è già compresa nel calendario vaccinale? Nonostante faccia parte delle vaccinazioni messe a disposizione dai nostri presidi, la vaccinazione per la rosolia non sempre viene attuata; associata di solito a quelle per il morbillo e per la parotite, è una vaccinazione facoltativa. In molte regioni è fortemente raccomandata e di conseguenza è eseguita in un tasso notevolissimo di bambini e bambine, mentre invece in altre regioni è meno diffusa, e regolarmente in queste regioni, in cui la vaccinazione non viene eseguita a tappeto, si attivano dei piccoli focolai di rosolia, oltre che di morbillo.
Questo comporta che esista per le gravide un rischio effettivo di contrarla, con notevoli rischi di danni fetali, che possono essere a carico dell’occhio, del cuore, del sistema nervoso, dell’udito, o di altri organi e apparati.
Quando ci si può vaccinare contro la rosolia?
La vaccinazione è eseguibile anche in altri momenti che non siano quelli canonici previsti dal calendario vaccinale. La vaccinazione per la rosolia quindi può essere eseguita anche oltre il quindicesimo mese di vita, momento in cui solitamente è prevista la vaccinazione contro morbillo parotite e rosolia. Anzi, qualche anno fa c’è stata una forte campagna di reclutamento per le dodicenni, proprio per poter immunizzare più bambine. Comunque è molto importante sapere che un momento ideale è quello del post-partum, perché la vaccinazione per la rosolia può essere eseguita in qualsiasi momento in cui la donna non sia a rischio di gravidanza, dato che vaccinarsi in gravidanza può essere fonte di problemi per il feto.
Suggerisco che si esegua sempre il RUB test in corso di gravidanza per sapere se la donna è immune alla rosolia; se risulta non immune, consiglio di vaccinarla nei giorni o nelle settimane che seguono il parto, per assicurarle l’immunità in eventuali gravidanze successive.
Come varia, in gravidanza, il rischio di contrarre una patologia infettiva come il citomegalovirus?
Le donne sono più a rischio di patologia infettiva, quando sono in gravidanza. In primo luogo tutti sappiamo che la gravidanza comporta qualche cambiamento riguardo alle difese immunitarie e questo perché effettivamente il feto ha una buona quota di antigeni, di patrimonio paterno, che potrebbe essere vissuto dalla madre come un trapianto e quindi essere rigettato. Questo non avviene in realtà, perché si instaura una serie di meccanismi ormonali e anche biochimici che modificano in parte l’immunità.
Questa modifica però abbatte lievemente l’immunità materna e quindi la donna è più soggetta o a infezioni o a riattivazioni di vecchie infezioni. Per esempio tutto il gruppo Herpes, di cui fanno parte il virus erpetico e il citomegalovirus, è costituito da virus che tendono ad andare in latenza, cioè a restare per tutta la vita nell’individuo che ha contratto per la prima volta l’infezione, senza dare più segno di sé. A volte in gravidanza, oppure quando c’è una caduta delle difese anticorpali importante per altri motivi, queste patologie tendono a riattivarsi. In secondo luogo, la donna è spesso coinvolta in attività che la mettono più a rischio dell’uomo, dato che è abbastanza tipico della donna svolgere attività a contatto di ammalati e di bambini, come educatrice, come vigilatrice d’infanzia, come insegnante, come dottoressa o come infermiera e questo comporta un rischio maggiore, perché i bambini sono dei grandi eliminatori di virus, batteri e dunque patologie infettive. Inoltre quando la donna accudisce i propri figli, fa abitualmente delle cose che sono tenere, affettuose, quali baciare i bambini sulla bocca, sulle lacrime, su una ferita, condividere con loro il cucchiaino o la pappa, ma queste sono tutte cose che, in gravidanza, la espongono a un maggiore rischio infettivo.
Quali attenzioni deve avere la mamma? Parliamo ancora del citomegalovirus.
La mamma può avere partorito un primo figlio senza esserne immune. Il bambino, poi, può aver contratto l’infezione da altri bambini all’asilo o a scuola, mordicchiando gli oggetti o i giochi che si condividono. Anche senza presentare una sintomatologia specifica, può comunque infettare la sua mamma con questa malattia.
Quindi, quando la mamma di un primo figlio è gravida del secondo, deve fare attenzione ad evitare comportamenti a rischio. E’ stato evidenziato, infatti, che la condivisione da parte delle madri di stoviglie, bicchieri e cibo del proprio bambino comporta un rischio molto maggiore di contrarre un’infezione da citomegalovirus. Anche contro la toxoplasmosi si può fare prevenzione? La toxoplasmosi è un’altra patologia estremamente importante se contratta in gravidanza, infatti può comportare per il feto un rischio severo di avere dei difetti cerebrali o un danno oculare importante, tanto che sembra che molte corio-retiniti dell’adulto siano delle corio-retiniti passate misconosciute, proprio a seguito di un’infezione contratta dalla mamma in gravidanza.
Tuttavia la toxoplasmosi è prevenibile.
Su questa infezione a volte c’è un po’di allarmismo a scapito del povero gatto di casa, che viene sottoposto a ostracismo perché è ritenuto una possibile fonte di infezione. Effettivamente è vero che i gatti possono essere fonte di infezione, come anche altri animali, come le cavie e altri felini, però è anche vero che se vengono ottemperate determinate norme igieniche, la gravidanza può essere vissuta con tranquillità.
Elenchiamo queste norme igieniche:
- lavarsi sempre le mani quando si toccano i cibi;
- lavarsi le mani accuratamente dopo aver fatto giardinaggio o dopo aver pulito la lettiera dell’eventuale gatto;
- eventualmente queste cose, per qualche mese, farle fare a qualcun altro;
- oppure farle con dei guanti monouso di plastica, che si buttano, oppure con i guanti di gomma da cucina;
- essere attentissime a non mangiare cibi crudi, soprattutto carni e insaccati;
- portare tutte le carni a dei livelli di cottura ottimali, non solo all’esterno, ma anche all’interno: non ha senso cuocere la fiorentina molto bene all’esterno e poi mangiarla al sangue all’interno;
- infine lavare molto accuratamente la frutta e gli ortaggi e tutte le superfici e gli oggetti che possono essere contaminate da carni crude o cibi sporchi di terriccio.
Perché si devono osservare scrupolosamente queste norme igieniche? Perché il toxoplasma nelle sue varie forme, si può trovare nelle acque non potabili, che vengono usate per irrigare gli ortaggi e la frutta, oppure nelle feci di molti animali, che quindi contaminano il terreno, la frutta e la verdura, oppure ancora nelle carni degli animali, che a loro volta si sono infettati e che noi consumiamo, come maiale, bue e vitello.
Quindi l’attenzione scrupolosa per queste norme igienico-alimentari può abbattere davvero il rischio di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza. Ci sono altre patologie infettive che si possono prevenire? Un’altra patologia importante, grave, che il feto contrae al momento del passaggio lungo il canale del parto, è l’infezione da streptococco di gruppo B.
Questa è un’infezione che si dice perinatale, perché la donna può essere colonizzata, ovvero avere lo streptococco in vagina per tutta la gravidanza, senza riportare un particolare danno, ma è veramente importante sapere se la donna, in prossimità del parto, è colonizzata dallo streptococco, perché il passaggio del feto nel canale del parto di una madre colonizzata può portare ad un’infezione neonatale gravissima, con meningite, polmonite e a volte morte del neonato nelle prime ore di vita o handicap severi a distanza.
E’ importante dunque eseguire un tampone vagino-rettale, per sapere se la donna è colonizzata anche a livello del retto, perché è col retto che può colonizzare poi la vagina; questo esame dovrebbe essere fatto tra la 35ª e la 37ª settimana di gestazione; se la donna è colonizzata, al momento dell’inizio del travaglio deve iniziare una terapia antibiotica intramuscolare che, se fatta almeno 4 ore prima dell’espletamento del parto, abbatte drasticamente il rischio di infezione da streptococco per il neonato, quindi è una pratica in uso in molte ostetricie di tutto il mondo e che comunque va contemplata perché è davvero una strategia significativa.
Se durante la gravidanza si riscontrano valori anomali nelle analisi per queste patologie infettive, che cosa si può fare? Tutta questa serie di esami consigliati in gravidanza, o addirittura prima della gravidanza, comporta una ricaduta, cioè quella della lettura “esperta” di questi esami, che non è così scontata, perché a volte capita che gli esami vengano fatti e non letti al tempo dovuto o anche a volte dimenticati o mal interpretati.
E’ difficile entrare nel merito di ogni patologia, però vorrei sottolineare che una volta la presenza delle IgM (le donne possono ricordare questa sigla) era ritenuta sinonimo di infezione acuta, di infezione in atto, e molto spesso venivano consigliate di prendere in considerazione la possibilità di interrompere la gravidanza. Si riteneva infatti che questo dato implicasse grandissimi rischi per il feto, e invece così non è, almeno in termini assoluti .
Quando si riscontrano alcune alterazioni, come la presenza di IgM, quello che va fatto è indagare ulteriormente, con nuovi accertamenti in un centro specialistico di secondo livello, affinché la donna, alla luce degli esami ripetuti, possa essere sottoposta ad un parere sempre di secondo livello, espletato da persone particolarmente competenti.
Noi ci siamo interessati particolarmente al citomegalovirus e abbiamo seguito un gruppo di donne molto numeroso, superiore a 1500, per le quali gli esami evidenziavano la presenza di IgM per il citomegalovirus. Solo dieci anni fa queste donne sarebbero state tutte consigliate a optare per l’interruzione della gravidanza, invece negli ultimi tempi, in molti casi, siamo stati in grado di fornire rassicurazioni che quelle IgM non erano la spia di un’infezione acuta in atto, e quindi non sussisteva un rischio vero per il feto. Gran parte di quelle donne, addirittura il 70%, ha continuato con buon successo la gravidanza. Quindi, in caso di alterazione degli esami eseguiti in gravidanza, è bene confrontarsi con il proprio ginecologo, per approfondire eventualmente gli accertamenti rivolgendosi a centri di maggiore specializzazione.
Marinella Corridori
|
 |