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Dal convegno della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE), svoltosi da poco a Roma, è emerso che fra un anno il numero di bambini nati con procreazione medicalmente assistita (PMA) raggiungerà i 4 milioni nel mondo, dopo poco più di trent’anni dal primo bambino concepito “in provetta”. Si stima che la percentuale di bambini nati con PMA si aggiri sul 3,3% in Belgio e in Finlandia, il 3,4% in Islanda, il 3,3% in Svezia, il 2,8% in Norvegia, l’1,6% in Francia, l’1,7% nel Regno Unito, l’1,5% in Germania e l’1,0% in Italia. In base a queste stime, risulterebbe che in Danimarca ormai un bambino su 10-12 sia nato con PMA. In Italia, invece, dove il rapporto è ancora di uno su 110, ogni anno nascono circa 7 mila bambini con PMA e si calcola che dal 1980 siano nati dai 100 ai 150 mila bambini grazie alla procreazione medicalmente assistita. Ma il ricorso alla PMA è in costante aumento e si stima che in Italia, entro il 2011, un bambino su cento nascerà grazie alla PMA. Alla diffusione delle tecniche di PMA ha contribuito il calo del tasso di fertilità, che dal 1985 è diminuito di circa tre volte, passando da 2,7 a 1,2 figli per donna. Tra i motivi di questo calo viene indicato innanzitutto l’aumento dell’età materna alla prima gravidanza, che arriva ormai tra i 30 e 35 anni, mentre attorno ai 38 anni si colloca l'età media di chi fa ricorso alle tecniche di PMA. Le donne oggi danno per scontato di essere sempre fertili, mentre il momento migliore, sul piano riproduttivo, si colloca tra i 16 e i 28 anni. Posticipando la gravidanza, aumenta notevolmente il rischio di non riuscire a concepire o a portare a termine una gravidanza. La conseguenza è che, tra le donne che provano a restare incinte intorno ai 35 anni, 8 su 10 sono colpite dall’ansia e dalla paura di essere sterili, come riferiscono i dati rilevati dalla FIOG (Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia). Con l’età gestazionale aumentano alcune cause di infertilità, come l’endometriosi o una scarsa risposta ovarica, che hanno un effetto negativo sulla qualità degli ovociti. Inoltre la distribuzione delle anomalie cromosomiche legate all’età può arrivare fino al 60% nelle donne con più di 42 anni, come ha dimostrato uno studio del SISMER (Società Italiana di Studio sulla Medicina della Riproduzione), analizzando i prodotti di scarto espulsi dagli ovociti durante la maturazione. Marinella Corridori
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