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I rimedi dei medici egizi

Dall’antico Egitto provengono alcuni trattati medici in cui si affrontano i temi della procreazione: concepimento, nascita e cura dei bambini. Il documento più importante è il papiro di Ebers (dal nome dell’egittologo tedesco che scoprì il documento nel XIX secolo); redatto verso il 1500 a.C., costituisce una sorta di summa delle conoscenze mediche dell’epoca. Ci sono inoltre diverse opere mediche, composte tra il 2000 e il 1200 a.C., che completano le informazioni del papiro di Ebers per quanto concerne il neonato e il bambino (per esempio, il cosiddetto papiro di Berlino).

Avere un bambino
Gli Egizi avevano compreso che esiste un legame tra la sessualità e la procreazione. Anche se non avevano un’idea molto chiara del processo riproduttivo comprendevano comunque il ruolo del seme maschile, ritenendo che provenisse dal midollo osseo e che concorresse a formare lo scheletro del bambino nel ventre materno; le parti molli, invece, dipendevano dalla madre.
La sterilità di coppia era un fenomeno molto inquietante per gli Egizi ed era attribuita generalmente alla sposa. La sterilità era ritenuta una fatalità e la medicina rinunciava a trattarla, tuttavia il papiro di Ebers contiene la descrizione di varie procedure che potevano essere espletate da chi volesse accertarsi in anticipo se una donna potesse concepire o no.
Alcuni testi descrivono una procedura che avrebbe consentito di determinare il sesso del bambino e allo stesso tempo la capacità di procreazione della donna: occorreva mettere orzo e grano, insieme a sabbia e datteri, in due sacchi di tela, che la donna avrebbe bagnato ogni giorno con la sua urina. Se fosse germogliato prima l’orzo, sarebbe nato un maschio, se fosse germogliato prima il grano, sarebbe venuta al mondo una femmina; se non fosse germogliato né l’uno né l’altro, la donna non avrebbe partorito (è da notare che 1933, presso l’istituto di farmacologia di Wurtzburg, sono state effettuate delle prove che hanno confermato l’attendibilità di questa ricetta).

La nascita di un nuovo essere
Quando la gravidanza giungeva al termine, la futura madre faceva chiamare le levatrici. La partoriente si accovacciava sul suolo o su due file parallele di mattoni, che svolgevano la funzione di una sedia da parto. Una delle ostetriche teneva la partoriente da dietro, l’altra, sistemata davanti, si preparava a raccogliere il bambino. Per calmare il dolore e l’inquietudine della loro paziente, le levatrici moltiplicavano le parole di conforto e le facevano bere della birra.
Il papiro di Ebers, nella parte dedicata al parto, dà una ventina di ricette per facilitarlo o accelerarlo, ma si tratta soprattutto di lozioni e di massaggi. Quando il bambino usciva dal ventre materno, le ostetriche tagliavano il cordone ombelicale e lo lavavano. In caso di complicazioni, la madre e il bambino avevano ben poche possibilità di sopravvivere e la speranza era ugualmente sottile per i prematuri: eccetto gli incantesimi, non c’era niente da fare.

L’inizio della vita
Anche quando il parto si svolgeva senza difficoltà, il neonato non era sicuro di sopravvivere poiché i rischi di infezioni e malattie erano molto elevati. Il papiro di Ebers presenta delle modalità per determinare da subito se il bebè sarebbe sopravvissuto o no: “Se dice ‘nii’, significa che vivrà, se dice ‘mebi’ vuol dire che morirà“ o ancora “ Se si sente un gemito, significa che morirà, se abbassa il viso, è segno che morirà”.
Il bambino che superava questi primi momenti era allattato dalla madre per tre anni. Le donne ricche o sufficientemente agiate, che non volevano o non potevano nutrire i loro figli, ricorrevano alle nutrici. Le madri povere che non avevano latte, invece, provavano a stimolare la lattazione con l’aiuto di rimedi identici a quelli proposti dal papiro di Ebers, pozioni a base di ingredienti assai curiosi (come una lisca di pesce persico cotta nell’olio) accompagnate da incantesimi. Il documento descrive anche la composizione di pomate per la cura del seno.

Malattie infantili
Tosse e difficoltà a urinare sono le sole malattie infantili trattate nel papiro; tutte le altre sono chiamate ‘baa’ e non identificate. Contro la tosse, il papiro di Ebers raccomanda di somministrare al bambino dei datteri schiacciati, mescolati con latte. Contro la ritenzione di urina, consiglia di far cuocere un papiro consumato nell’olio e di cospargere poi il ventre del neonato con questa lozione. Per favorire la dentizione, nel papiro di Berlino si consiglia di far mangiare al bambino un topo cotto; le ossa del topo venivano poi conservate in un sacchetto che si appendeva al collo del piccolo.

 

Marinella Corridori

 




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