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Ippocrate e l’universalità dei suoi aforismi

Gli aforismi di Ippocrate sono sentenze di medicina generale scritte dal medico per antonomasia, nel IV secolo avanti Cristo. Eppure a tutt’oggi offrono spunti proficui per il medico per la loro validità nonostante la datazione secolare.

Obesità.
Uno degli aforismi così recita: “Coloro che sono, per costituzione, assai grassi, muoiono più presto di coloro che sono magri”.
È indubbio il riferimento al problema dell’obesità  che negli ultimi tempi sta riscuotendo sempre maggior interesse per la sua diffusione nei paesi industrializzati a partire dall’età pediatrica e per la sua oramai riconosciuta associazione con la malattia coronarica e l’ipertensione con incremento del rischio di disabilità e limitazione della qualità di vita. Se la genetica occupa un ruolo importante nell’istaurarsi dell’obesità dopo l’individuazione dei principali ormoni che regolano l’appetito, leptina e  grelina, taluni fattori ambientali e stili di vita non solo non possono non essere chiamati in causa ma, essendo modificabili, maggiormente dovrebbero richiedere attenzione nei programmi di prevenzione. L’attività fisica può ridurre in modo rilevante la massa grassa, eppure siamo sempre più abituati a vedere il bambino seduto a mangiare merendine e patatine davanti alla televisione piuttosto che impegnato in attività motorie. La dieta resta il punto cardine dell’obesità; la sovralimentazione con un eccessivo introito calorico ne condiziona certamente l’esordio ed il suo perpetuarsi. Eventuali fattori di rischio psicologici devono essere tenuti in conto nella presa in carico, quasi sempre gravosa,  del paziente obeso come possibili conflittualità in ambito familiare come quelle che  si riscontrano nel divorzio genitoriale. Vanno anche escluse possibili forme di obesità sindromica come la Sindrome di Prader-Willy.  Tuttavia, poiché l’obesità essenziale generalmente presenta una base eziologica multifattoriale, risulta indispensabile un intervento clinico interdisciplinare  al fine di attuare efficaci strategie di prevenzione e terapia. Già Ippocrate in tempi lontani aveva intuito che sovrappeso e/o obesità non sono sinonimo di salute e a noi medici del III millennio non resta che confermare quanto da lui affermato, impegnandoci nella risoluzione di un problema complesso che vede giorno per giorno coinvolto un numero sempre più grande di bambini, chiamando in aiuto anche la scuola che può essere un proficuo campo di azione per educare genitori e figli a stili di vita salutari.

Doping.
Un altro aforisma di Ippocrate così recita: “Negli atleti, lo stato di salute portato all’estremo è pericoloso; perché esso non può rimanere così, né restare a lungo stazionario, e poiché non può rimanere stazionario, né migliorare, non resta che un cambiamento in peggio. Per questo motivo è bene diminuire questa esuberanza di salute, affinché il corpo possa ricominciare a nutrirsi; non bisogna però portare all’estremo la riduzione di carne, perché ciò sarebbe pericoloso, ma portarla a un grado tale che la natura dell’individuo possa sopportare. Del pari sono pericolose le evacuazioni portate all’estremo, e, così pure le replezioni, se portate all’estremo”. Ciò lascia intuire che Ippocrate già nell’antichità aveva affrontato il problema del doping ammonendo gli atleti della sua epoca a non attuare alcuna pratica lesiva all’organismo anche se correlata ad una momentanea gloria comunque non gratificante né reale. Palese è inoltre la sua condanna a tale malefica pratica che ancora oggi non si riesce ad estirpare dall’attività sportiva sia agonistica che amatoriale. In questi ultimi anni lo sport è stato spesso al centro di indagini giudiziarie ed in particolare il calcio con il morbo di Gehrig ed il ciclismo. Il danno potenziale da questa pratica di aiuto farmacologico è concreto. Tuttavia atleti di notevole valore sono caduti nelle maglie di questa rete appellandosi a giustificazioni  inaccettabili come la necessità di dover partecipare ad un numero crescente di gare sempre più dure e combattute e/o il desiderio di realizzare record e/o grandi risultati con la prospettiva di guadagni maggiori. La convinzione della necessità di assumere sostanze che riducano la sensazione di fatica  si correla al fenomeno preoccupante della eccessiva e precoce “medicalizzazione” degli atleti in età pediatrica. Il tipo di doping più pericoloso è quello che prevede l’utilizzo di ormoni ed in particolare quello della crescita, il testosterone, l’eritropoietina che, sebbene siano quasi tutti di esclusiva utilizzazione ospedaliera, sono comunque facilmente reperibili. Alcuni atleti, purtroppo, appena sentono che una sostanza potrebbe consentire loro di aumentare la  prestazione fisica in breve tempo se la procurano e, se non in prima persona, attraverso allenatori cinici e disonesti contravvenendo ad ogni divieto di Legge e coscienza. Un allenamento adeguato e conforme all’età dell’atleta, supportato da un idoneo programma nutrizionale e da una stretta collaborazione tra lo staff medico e quello tecnico restano i cardini di un proficuo rendimento sportivo ad ogni livello.



Raffaella Mormile
Dirigente Medico – UOC di Pediatria e Neonatologia – P.O. San G. Moscati – Aversa




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