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I miti polarizzano l’immaginario collettivo per il fascino innegabile di eroi fantastici. Eppure, dietro l’irreale, può anche nascondersi il reale. Il racconto mitologico Uno dei personaggi più famosi della mitologia greca è Prometeo. Secondo Esiodo costui era un Titano, figlio di Giapeto e dell’Oceanide Climene. Prometeo era amico degli uomini ed era desideroso di aiutarli, così, quando a Mekone si dovevano dividere i sacrifici tra gli dei e gli uomini, Prometeo ingannò Zeus. Egli uccise un bue e ne divise il corpo in due parti, di cui la prima composta da ossa ricoperte con il grasso e la seconda dalle carni e dalle viscere, invitando poi il dio a scegliere tra le due parti. Zeus si lasciò trarre in inganno dalle apparenze e scelse per sé la prima parte, attirato dalle maggiori dimensioni. Scoperto il raggiro, il re degli dei si adirò e attuò una terribile vendetta che consistette nel privare gli uomini del fuoco. Ma Prometeo, entrando di nascosto nell’Olimpo, lo rubò ponendolo all’interno di una canna e lo riportò al genere umano. Allora Zeus, ancora più adirato, giurò di vendicarsi con una punizione ancora più atroce, facendo incatenare Prometeo, nudo, a un palo su di una vetta del Caucaso, dove un’ aquila gli divorava il fegato tutto il giorno, un anno dopo l’altro e il suo tormento non aveva fine, poiché ogni notte il fegato gli ricresceva. L’attualità Allora le conoscenze scientifiche non erano tali da sapere che il fegato avesse capacità rigenerative. Se il trapianto epatico da donatore-cadavere rappresenta il gold standard dell’approccio terapeutico nell’insufficienza epatica terminale, negli ultimi anni a tale modalità si è affiancato il trapianto da donatore vivente, basato proprio sulla peculiarità del tessuto epatico di riformarsi, se asportato in parte. Il trapianto di fegato da donatore vivente rappresenta una valida opportunità terapeutica, soprattutto in età pediatrica, per i pazienti che non possono attendere tempi lunghi di attesa. Si preleva dal donatore la parte destra del fegato avendo ognuno dei due lobi una propria vascolarizzazione arteriosa e venosa ed essendo la bile drenata attraverso due dotti principali che si uniscono solo nell’ultimo tratto al di fuori del fegato. Tale modalità di trapianto, denominata “split liver” è resa possibile dalla capacità del fegato di riformarsi già dopo 3-4 settimane dall’intervento chirurgico, sia nel donatore e sia nel ricevente. Tanti e tanti secoli fa ciò era stato prospettato nel mito di Prometeo, il cui fegato veniva divorato di giorno dall’aquila, per poi ricomporsi nel corso della notte. Pertanto in tal contesto Zeus e Prometeo potrebbero definirsi gli ignari fautori nel tempo del razionale del trapianto di fegato da donatore vivente a vivente. Raffaella Mormile Dirigente Medico di I livello UOC di Pediatria e Neonatologia – P.O. Moscati Aversa
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