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L’adolescenza in epoca medioevale: un’età negata

E’ nozione comune che nell’epoca medioevale l’infanzia fosse ben poco apprezzata, ma anche il periodo dell’adolescenza non era considerato nel medioevo, anzi non vi era nemmeno un termine per descrivere tale età.


La speranza di vita era breve e, pertanto, fugace era il periodo dell’infanzia spensierata e i genitori desideravano che i loro figli diventassero adulti nel più breve tempo possibile, un po’ perché crescendo sarebbero usciti dall’età più a rischio di mortalità per malattie e incidenti, un po’ perché dei figli cresciuti avrebbero potuto contribuire meglio all’economia familiare. Questo significava farli lavorare precocemente, già dall’età di sette anni.


Anche se queste considerazioni sono al di fuori della nostra mentalità, occorre sottolineare che in realtà lavorare, anche se in tenera età, poteva già essere considerato un segnale di buona sorte, in particolare per quelli che erano garzoni nelle botteghe e potevano imparare un lavoro. Sappiamo, ad esempio, dell’impiego di bambini all’età di 8 anni come aiutanti nella bottega di un pellicciaio, oppure di bambini poco più grandi occupati nel dipingere cassoni o a lavorare la seta.


In campagna i bambini aiutavano i genitori nei lavori dei campi durante la semina e il raccolto, portavano le pecore o le mandrie di maiali al pascolo o raccoglievano nei boschi bacche, frutta, noci e piante selvatiche commestibili, da mangiare durante l’inverno.

I bambini più poveri si procacciavano il denaro con l’elemosina, ma potevano anche essere venduti come schiavi. In particolare i saraceni ne facevano commercio, e gli stessi cristiani non erano esenti da questa pratica.


Nelle campagne della Toscana tardo-medievale era consuetudine inviare bambine anche di 5 anni a servizio in città, presso famiglie abbienti, per guadagnare soldi e dote.

Nell’alto Medioevo i giovani si sposavano quando avevano raggiunto una certa maturità, con l’eccezione dell’aristocrazia, nel cui ambito le ragazze venivano maritate in tenera età e spesso erano utilizzate per instaurare o restaurare dei legami di amicizia tra due famiglie.


Nel periodo centrale del Medioevo si verifica una situazione asimmetrica: le ragazze, appena raggiunto lo sviluppo, ad un’età di 12-13 anni erano consegnate ad un marito decisamente maggiore di età, spesso addirittura trentenne.  

Alla fine del periodo medioevale l’età delle ragazze al loro primo matrimonio di rado superava i 17 anni. Va peraltro ricordato che, nella Firenze del XIV secolo, non era raro che una bambina si sposasse all’età di 8-9 anni.


Il divario di età così importante tra i coniugi, tuttavia, favoriva il ruolo materno: le madri avevano con i figli un contatto mediamente più prolungato, perchè i padri, più anziani, morivano prima, talvolta mentre i figli stavano crescendo. Quindi alla madre, spesso, non era assegnato solo il ruolo di accudire i bambini piccoli, ma anche di proteggere i figli adolescenti, tutelando la loro posizione sociale e conservando i beni di famiglia.

 

 

                                                Marinella Corridori




Indice
L’adolescenza in epoca medioevale: un’età negata
I bambini della Shoah
Le strisce di Nicu
I “bambini re” rischiano di non governare più
La shoah: Edith Stein e la sua dedizione ai bambini lungo la via verso Auschwitz
Riti di passaggio femminile nell’antica Grecia: Artemide e “le bambine orse”
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