 |
Il Nazismo ha seminato morte dovunque con modalità di attuazione di una efferatezza senza pari nella storia dell’uomo. La furia assassina nazista non risparmiò neanche l’età pediatrica. Dall’inizio del regime di Hitler, il 30 gennaio del 1933, sino alla fine della guerra in Europa, avvenuta l’8 maggio del 1945, circa due milioni di bambini furono ammazzati per la grave colpa di essere ebrei e/o di essere affetti da handicap fisici e/o mentali. Hitler aveva introdotto un programma eufemisticamente definito di “eutanasia” che aveva lo scopo di sopprimere in modo sistematico, prima in Germania e successivamente nei territori occupati, tutti i disabili, sia adulti che bambini, nell’ambito di un percorso finalizzato all’eliminazione coatta delle vite “non più degne di essere vissute”. Hitler intendeva così purificare il patrimonio genetico tedesco da ogni imperfezione nell’ambito della politica razziale ed eugenetica del regime. Egli espresse per la prima volta l’intenzione di eliminare i malati incurabili nel corso del raduno del Partito a Norimberga nel 1935 e l’anno successivo iniziò ad affrontare “il problema” della eliminazione necessaria dei “bambini idioti”. L’occasione per dare inizio allo sterminio dei bambini avvenne alla fine del 1938 con l’eutanasia realizzata ai danni di un bambino di nome Knauer, affetto da cecità congenita, ritardo mentale e privo di una gamba e di un braccio. A tal fine fu istituto un comitato dal nome fittizio di “Comitato del Reich per la registrazione scientifica di gravi malattie ereditarie e congenite gravi” il cui direttore Hans Hegelmann era un laureato in economia agricola; e, poiché la sede era collocata in un palazzo confiscato agli ebrei sito sulla Tiergartenstrasse al numero 4, l’operazione fu siglata con l’acronimo “Aktion T4”. La Commissione disponeva di circa 500 medici sparsi sul territorio austriaco e tedesco e nascosti dietro i “Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza”. Il programma coinvolse prima i neonati, poi la fascia di età sino ai 3-4 anni ed infine le epoche successive sino all’adolescenza. Purtroppo tanti furono i medici che aderirono senza batter ciglio a tale abominevole progetto violando il giuramento di Ippocrate. Tra questi vanno tristemente ricordati per la loro crudeltà il direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Lipsia, Werner Catel, il pediatra berlinese Wenzel Ernest, lo psichiatra Hans Heinz, direttore dell’ospedale di Brandeburg-Gordel, il direttore dell’ospedale bavarese di Egelfing-Hoar, Hermann Pfannmuller, ed infine il medico svizzero, naturalizzato tedesco, segretario di Stato alla Sanità presso il Ministero degli Interni, Leonardo Conti. Fu quest’ultimo ad emanare il 18 agosto 1939 il provvedimento noto con la sigla “IV-B 3088/39-1079 Mi”, con il quale disponeva che i Centri di consulenza dovevano essere obbligatoriamente informati dagli ospedali e dalle ostetriche della nascita di ogni bambino con sindrome malformativa e/o cerebropatia. Il 1° settembre 1939 Hitler dava inizio con l’Aktion T4 all’eutanasia in Germania. Il comitato T4 distribuiva alle varie strutture sanitarie un modulo da compilare dettagliatamente con le malformazioni del bambino. Una volta informati, i medici attuavano la terribile farsa finalizzata alla soppressione della sfortunata creatura. Convocavano i genitori dei piccoli prospettando loro la possibilità di cure appropriate per la patologia dei figli in strutture all’avanguardia denominate “Istituzioni specialistiche pediatriche”, minacciandoli di ritiro della tutela legale verso la prole qualora avessero manifestato il loro dissenso alle cure. Appena estorto il consenso, i bambini venivano ricoverati in uno dei 5 centri prescelti (Brandeburg, Steinhof, Eglfing, Kalmenhof e Eichberg), dove venivano crudelmente ammazzati con dosi letali di barbiturici, scopolamina, morfina o anche lasciati morire di fame. Catel , Heinze e Wenzel erano gli arbitri della vita e della morte. Successivamente a loro si aggiunse Pfannmuller, il quale era solito mostrare i neonati destinati a morire nel corso di visite guidate presso il suo ospedale e utilizzava come modalità di morte la sospensione dell’alimentazione ritenendo che i farmaci non dovessero essere sprecati. Generalmente i bambini venivano uccisi dopo una settimana dall’arrivo e ciò per dare l’impressione che fossero sottoposti a qualche forma di trattamento. Venivano eliminati sistematicamente tutti i bambini ebrei, indipendentemente dallo stato di salute per il solo fatto di essere ebrei, ed esclusivamente i tedeschi affetti da menomazioni fisiche e/o mentali. In un Istituto fu anche creato un centro speciale per minorenni di sangue misto ebraico-ariani. Malattie considerate come criterio di inserimento nella lista di morte erano il mongolismo, la cecità, la sordità, la tubercolosi, l’idrocefalia, la spina bifida, il ritardo mentale, il labbro leporino, la microcefalia, la paralisi. Per mantenere segrete queste uccisioni, i medici del T4 falsificavano le cause del decesso nei relativi certificati. Tuttavia neanche la morte metteva fine al vilipendio degli innocenti. I corpi dei bambini venivano sezionati ed i cervelli prelevati ed inviati presso l’istituto di Heidelberg per essere studiati dal dottor Carl Schneider. Dopo il 1941, nonostante Hitler avesse dato l’ordine di terminare il programma eutanasico, la strage dei bambini continuò con circa 8000 vittime. In Austria il 10 aprile del 2001 trecento cervelli di bambini eliminati nel programma eutanasico nazista hanno lasciato la Clinica AM Spiegelgrund, dove venivano conservati nella formalina dalla fine della guerra, per essere inumati. Tuttavia l’AktionT4 Hitleriana sembrerebbe aver avuto un seguito nella nostra epoca. Sul numero della rivista NEJM del 10 marzo 2005, il pediatra Eduard Verhagen ha pubblicato il Protocollo di Groningen, con il quale egli ha voluto fornire linee-guida agli ospedali per decidere se una vita di un bambino sia degna di essere vissuta. Divide in tre categorie i bambini e i neonati sui quali poter attuare una possibile condotta eutanasica. La prima comprende creature ritenute senza possibilità di vita per malattie estremamente gravi come ipoplasia polmonare e renale. Nella seconda inserisce bambini con prognosi pessima e dipendenti da cure intensive quali i neonati asfittici con una cattiva qualità di vita. La terza raccoglie i bambini con prognosi disperate che vivono quello che i genitori e gli esperti della medicina considerano una sofferenza insopportabile riferendosi in particolare alla spina bifida. Verhagen definisce etico il suo fine e tra i criteri di selezione da utilizzare come indicazione all’eutanasia annovera “povera qualità di vita”, “mancanza di autosufficienza”, “mancanza di capacità di comunicazione”, “dipendenza ospedaliera”, “aspettativa di vita”. A tale riguardo il Monte Taigeto di spartana memoria affiora nella nostra mente, mostrandoci che millenni di storia non hanno migliorato l’uomo, che continua ad infierire sul debole arrogandosi l’improprio diritto di stabilire quale vita sia più preziosa di un’altra. Raffaella Mormile Dirigente medico di I livello UOC di Pediatria e Neonatologia P.O. San G. Moscati - Aversa
|
 |