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Il padre è ancora un eroe per i propri figli? Garantisce una presenza adeguata nella loro vita? Da queste domande è iniziata una ricerca sulla realtà italiana, che ha coinvolto numerosi esperti in medicina, psicologia, diritto e storia. Il padre contemporaneo, non più proiettato esclusivamente verso una dimensione pubblica, è alla ricerca di un nuovo spazio privato: partecipa al momento del parto, contribuisce a prestare le prime cure al bambino, accetta di farsi coinvolgere nell’accudimento dei figli e nei loro giochi. Tuttavia, proprio nel momento in cui l’esame del DNA consente finalmente la certezza della paternità biologica, la sicurezza nell’affrontare il ruolo paterno sembra diminuire: la depressione post partum maschile è un fenomeno ormai riconosciuto, l’autorevolezza paterna è minata dal timore del giudizio dei figli, l’assenza o l’inadeguatezza del padre può creare nei ragazzi un profondo malessere, esplicitato in disturbi comportamentali o in atti violenti, dal bullismo fino al patricidio. In uno scenario incerto e in gran parte ancora da decodificare, questo saggio sottolinea quanto sia importante riconoscere la peculiarità della figura paterna nel ruolo di collegamento tra il figlio e il mondo. Ogni capitolo di “Il padre contemporaneo” è una tappa di riflessione nel cammino verso la scoperta o la riscoperta dell’identità paterna. Un’analisi corale, alla luce di tante professionalità diverse, per cercare di scavare sotto la superficie: un insieme di esperienze utili per capire, condividere, aiutare il padre e il figlio, la nuova diade emozionale-relazionale. L’analisi sviluppata in questo libro si estende sino a comprendere in una visione complessiva le radici storiche, le basi psicologiche, gli aspetti medici, le implicazioni legali e i risvolti culturali odierni della paternità. Ne emerge un ritratto variegato del padre di oggi e accanto a lui di tutta la famiglia, attualmente al centro di un’autentica rivoluzione. Dalla lettura dei contributi di questo libro emerge chiaramente che oggi, proprio nel momento storico in cui si è giunti alla certezza della prova biologica della paternità, per contro è diminuita la sicurezza nell’affrontare il ruolo paterno e lo stesso concetto di paternità evolve costantemente, diventando più incerto e sfocato. Di seguito sono riportate alcune considerazioni sul padre contemporaneo, estratte dall’introduzione al libro. Dall’introduzione a “Il padre contemporaneo”: - In Italia si diventa genitori per la prima volta in media verso i trentacinque anni e il livello di fecondità è uno dei più bassi dei Paesi occidentali. La dimensione media delle famiglie italiane, destinata a prevalere, sembra essere quella della famiglia con un unico figlio.
- La transizione verso la paternità è un momento di forti cambiamenti e pressioni sulla figura paterna, alla quale si richiede contemporaneamente di sostenere la compagna, assicurare la stabilità economica della famiglia e adattarsi a un cambiamento di abitudini e modi di vita.
- L’organizzazione dell’assistenza ospedaliera negli ultimi quarant’anni si è modificata cercando, pur tra tante difficoltà, di seguire l’evoluzione della famiglia e quindi anche del ruolo paterno.Fino a non molti anni fa il padre spesso arrivava in ospedale dopo la conclusione del parto e vedeva il figlio da lontano, attraverso la vetrata della sala nido. Il primo contatto tra padre e figlio avveniva alla dimissione, dopo cinque, sette o più giorni.Solo recentemente il padre è entrato in sala parto, anche se non si sa con quanta convinzione. Nei primi tempi si tendeva a porre in evidenza i benefici effetti di tale presenza sulla gestione dello stress della donna, sulla relazione familiare e sul legame fra il figlio e il padre; più recentemente varie indagini hanno dimostrato che il numero dei divorzi aumenta sensibilmente nelle coppie in cui il padre ha assistito al parto.
- Un elemento destabilizzante per il padre può essere la nascita di un bambino prematuro, accompagnata da ansie e incertezze sulle condizioni cliniche del bambino e sui possibili deficit connessi alla prematurità. La mancanza di studi specifici non ha permesso di sviluppare percorsi di presa in carico in grado di rispondere alle richieste emotive del padre, che si trova spesso da solo ad affrontare il proprio malessere psicologico, mentre nello stesso tempo deve comprendere la comunicazione della diagnosi e trovare le modalità per un primo contatto con il proprio bambino.
- Può verificarsi la possibilità che anche il padre, e non solo la madre, sviluppi una depressione post partum, che si manifesta spesso con dipendenza da droghe e da alcol, insieme con atteggiamenti violenti. Il principale fattore di rischio riscontrato per la depressione post partum nell’uomo è la depressione della compagna.
- I termini padre e madre si riferiscono a diverse modalità relazionali con il bambino, necessarie allo sviluppo del senso di sé. La madre, identificandosi con il figlio, diventa capace di sentire i suoi bisogni comunicando con lui in maniera inconscia; il padre, incapace di identificarsi con il bambino, consente al figlio di riconoscere che nel mondo esistono altre persone oltre a sé, insegnandogli a relazionarsi con loro.
- I disegni dei bambini mostrano che il padre è la figura genitoriale che infonde sicurezza, rendendo possibile il confronto con l’esterno e l’acquisizione di un codice normativo: compaiono talvolta elementi simbolici legati ad archetipi maschili, quali il sole, il fuoco, il cavallo, il toro o il lupo, che stanno a indicare la figura paterna. I personaggi disegnati dal bambino sono un’espressione del suo mondo interiore: in particolare il padre rappresenta per il bambino ciò che è grande, autorevole, potente e giusto.
- Per i nuovi padri non è semplice essere una guida valida per i figli: nel tentativo di comunicare abdicano al proprio ruolo di rappresentanti del principio di autorità, che invece è un elemento indispensabile per il corretto sviluppo della personalità infantile, poiché la sua mancanza provoca ansia e disistima. Il padre ideale è autorevole: non è rigido né permissivo, non scende a compromessi né a restrizioni; ha fiducia in se stesso e si dimostra in grado di condizionare l’ambiente; è affettuoso, ha confidenza e dialogo con il figlio, gli spiega le sue scelte, motiva gli eventuali divieti e pone dei limiti, che vuole siano rispettati.
- I cambiamenti sociali degli ultimi trent’anni hanno spinto alcuni sociologi a definire la nostra come una “società senza padri”, segnata dal declino dell’immagine tradizionale, autoritaria e normativa del padre forte. Adeguarsi alle regole e confrontarsi con la vita reale diventa difficile, senza un padre che introduca al vivere sociale attraverso l’imposizione di limiti disciplinari, necessari per insegnare ai figli a incanalare correttamente la loro naturale aggressività. Senza l’autorevolezza paterna, viene a mancare la figura che deve dirigere e organizzare le energie del figlio nella sua iniziazione alla società.
- Stili educativi troppo permissivi o, al contrario, troppo coercitivi favoriscono il bullismo, fenomeno oggi tristemente in crescita, che si traduce in manifestazioni di violenza e prepotenza rivolte da bambini e ragazzi contro coetanei. Alla base di sistemi educativi errati, spesso c’è un padre poco presente o addirittura assente, scarsamente comunicativo e solo superficialmente attento ai bisogni dei figli.
- La rappresentazione cinematografica della figura paterna negli ultimi anni ha prodotto una galleria di ritratti, oscillanti dal padre affettuoso al padre oscuro, dal padre coraggioso, intento a salvare la propria famiglia, al padre perdente, umiliato di fronte al figlio.
- Sul web possiamo vedere come venga tratteggiato il ritratto del padre di oggi e accanto a lui quello di tutta la famiglia. Nell’ultimo anno è notevolmente aumentato il volume di notizie che riguardano la figura paterna, a conferma di un crescente interesse rivolto alla parte maschile della coppia genitoriale, oggetto di indagine proprio perché in crisi rispetto al modello tradizionale: l’attenzione mediatica punta i riflettori sul componente della vita familiare che viene percepito come più incerto e problematico.
- L’assenza del padre è estranea al mito e i figli senza padre sono rari anche nelle fiabe.L’archetipo Senex-Puer, legato alla relazione padre-figlio poiché unisce in un’unica rappresentazione il padre e il figlio, il vecchio e il giovane, è diffuso in molteplici narrazioni (ne ricordiamo due come riferimenti esemplari: il mito di Dedalo e Icaro e il racconto di San Cristoforo, che trasporta Gesù Bambino e lo mette in salvo al di là del fiume).
- L’analisi dei miti greci permette di ripercorrere il consolidamento del potere del padre nella coscienza collettiva. La supremazia maschile si esprime in racconti di gravidanze maschili, come nelle nascite di Atena e Dioniso, partoriti da Zeus. Questi miti propongono il sogno dell’uomo di generare senza la necessità della presenza femminile e, più in generale, di controllare il potere generativo al di fuori delle leggi naturali; non esprimono tanto la volontà di partorire effettivamente, quanto quella di governare la capacità generativa propria del corpo femminile.
- Il patricidio rappresenta l’evento finale di un complesso meccanismo socio-culturale presente nelle tradizioni e nella cultura di ogni popolo, con una frequenza che si mantiene su percentuali abbastanza costanti, in particolare se si tiene conto anche del padre adottivo o della seconda famiglia. In Italia la maggior parte dei casi si concentra al Nord, soprattutto in Lombardia, Liguria e Veneto, seguono poi le regioni meridionali e quelle centrali; le aree urbane sono maggiormente interessate.
- Le tensioni tra padri e figli erano molto forti anche nella società romana, alle radici della nostra realtà contemporanea. Nei confronti di un figlio adulto il padre romano era severo e inflessibile. Un figlio era soggetto alla tutela paterna fino alla morte del padre, ma l’autorità paterna veniva rispettata perché solo in questo modo i figli potevano sperare di esercitarla a loro volta, quando si fossero sostituiti al padre alla guida della famiglia. Erano considerati “figli” solo i nati dalla moglie legittima, mentre tutti gli altri eventuali bambini nati al di fuori del matrimonio, o generati da una schiava, potevano anche essere amati in privato, ma non sarebbero mai diventati i continuatori della stirpe.
- Tutte le società strutturate si sono confrontate con il problema dell’attribuzione giuridica della paternità, strettamente legato a quello della tutela della famiglia. Oggi a livello scientifico si può giungere al riconoscimento di una paternità non attribuita, o al disconoscimento di una paternità erroneamente attribuita, tuttavia esistono ancora dei limiti legislativi alla ricerca della verità genetica. La legge in certe condizioni non permette di intaccare lo statu quo giuridico a tutela della famiglia, sia pure a discapito della vera paternità genetica: il rapporto tra padre e figlio non può fondarsi esclusivamente sull’esame del DNA.
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