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Recensione a “La grande domanda” di Wolf Erlbruch (edizioni e/o)  

 

Poche cose piacciono ai bambini più delle domande quando, tenaci all’attacco, non concedono scampo.

Le potenziali declinazioni sono illimitate: ci sono i “perché tu sì e io no?” (perché tu puoi guardare la televisione e io no, perché tu puoi guidare la macchina e io no, perché tu puoi camminare scalzo e io no), i “perché quella cosa esiste in un certo modo?” (perché il sole è tondo, perché il mare è blu, perché la lumaca cammina lenta) e i “perché devo?”, numerosissimi e molto temuti dai grandi (perché devo asciugarmi i capelli, perché devo mangiare le uova, perché devo andare a scuola, perché devo andare a letto).

Perché sì e perché no, implacabili e infuocati.

Arrampicarsi nelle risposte non è facile. Se si ruzzola agitati nel vortice dei punti interrogativi o se si gira disorientati alla ricerca della risposta perfetta, uscirne vivi è impossibile. Se, invece, ci si culla tra i dilemmi, consapevoli che fare domande è tutta una questione di passione, la faccenda diventa, all’improvviso, viscerale e bellissima.  

Così, nel libro di Wolf Erlbruch, uno dei più grandi illustratori europei viventi, succede che un bambino ponga in giro La Grande Domanda, il quesito dei quesiti, quello relativo a: chi sono io, da dove vengo, dove vado, perché sono qui?, senza che nessuno si spaventi né si senta inadeguato.

Così, figura dopo figura, succede che il bambino raccolga delle risposte importanti.

Per baciare le nuvole, dice il pilota. Per avere fiducia, ribatte il cieco. Perché ci sono i topi, assicura il gatto.

Niente di troppo complicato, visto in questo modo, quando si capisce che una richiesta del genere non è assoluta ma vale un po’ come dire: cosa ami di più al mondo?, per cosa è degno esserci?, come sei tu?, come voglio diventare io?, siamo uguali o diversi?, siamo vicini o lontani?, per favore, parlami di quello che preferisci e che, anche se a me non piacerà, anche se non ti incontrerò mai più, mi toccherà talmente nel profondo che non ti dimenticherò per il resto della vita e andrò in cerca della mia furia personale.

Le risposte, in casi simili, non sono altro che la bussola da puntare e seguire per costruire la nostra mappa personale per la quale l’autore stesso mette a disposizione una tabella vuota a due colonne (data  e risposta), nell’ultima pagina del libro. Ciascuno potrà, se vorrà, riempirla da solo durante il cammino.

Perché siamo qui? si chiede il bambino.

Perché no, perché sì, perché questa è proprio la mia passione preferita, e te la voglio raccontare.

 

Elena Ventoruzzo

Scrittrice

elena.ventoruzzo@libero.it

 




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