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“Nato con un cucchiaio d’argento in bocca”

Se pensiamo a un dono per un neonato ci sembra normale scegliere tra un cucchiaino d’argento, una medaglietta o un braccialettino, senza chiederci perché questi oggetti ci appaiano così adatti.

 

Alcuni reperti, come cucchiai d’argento, ciondoli e anelli, esposti nella “stanza del tesoro” dell’Historisk Museum di Oslo, ci possono aiutare a capire quanto antiche siano queste usanze e perciò radicate nella cultura occidentale. 

 

 

Il cucchiaino d’argento

 

 

L’usanza di regalare a un neonato un cucchiaino d’argento è vecchia di secoli, perché un tempo si riteneva che l’argento avesse proprietà magiche e tenesse lontani gli spiriti cattivi. L’argento inoltre era prezioso e poteva costituire il primo pezzo della futura fortuna economica del piccolo.

 

Naturalmente non a tutti i bambini veniva regalato un cucchiaino d’argento, ma solo a quelli che appartenevano a una categoria sociale privilegiata, tanto che ancora oggi in Norvegia si dice “nato con un cucchiaio d’argento in bocca” per indicare una persona di buoni natali e quindi fortunata, l’equivalente dell’espressione “nato con la camicia”.

 

I cucchiai nel Medioevo erano una rarità, anche se erano più comuni di quanto possiamo pensare in base agli oggetti che ci sono pervenuti, perché solo i cucchiai di metallo si sono conservati. Cucchiai di corno, osso e legno sono stati divorati dal tempo. La gente in genere non mangiava alimenti solidi col cucchiaio, e beveva zuppe, brodo e farinate direttamente dalle ciotole.

 

I cucchiai medievali non servivano per mangiare, perché erano troppo larghi. Probabilmente si afferrava il manico, piuttosto corto, e si beveva dal cucchiaio come se fosse una scodella. Per i suoi possessori un cucchiaio d’argento rappresentava più di un semplice strumento per mangiare. Era segno di prestigio presentarsi a un banchetto con un cucchiaio d’argento. Un cucchiaio faceva parte degli effetti personali, era un articolo di lusso da usare in occasioni speciali.

 

All’inizio del ‘500 i cucchiai d’argento divennero più comuni in Norvegia. I resoconti ci dicono che potevano anche sostituire il denaro nei pagamenti, perché cominciarono ad avere il peso costante di 1,5 once (43,9 grammi). I cucchiai si producevano colando negli stampi il metallo fuso e in questo modo era facile uniformare la loro forma, la dimensione e il peso. Secondo le fonti, un cucchiaio d’argento di 1,5 once equivaleva al valore di 3 pecore. Se guardiamo al prezzo odierno di una pecora, il valore di un tale cucchiaio dovrebbe aggirarsi sui 1000 dollari.

 

Nel ‘500 i cucchiai d’argento divennero un oggetto di investimento. Le loro forme variarono e le loro decorazioni divennero più elaborate, ma questo non li rese più adatti per mangiare e la loro utilità fu sempre secondaria alla loro funzione decorativa.

 

Nel ‘700 divenne comune regalare cucchiai d’argento al battesimo o nelle altre occasioni importanti delle vita di una persona, come il fidanzamento o il matrimonio.

 

 

I pendenti

 

Nei primi secoli dell’era cristiana i bambini norvegesi appartenenti alle famiglie ricche e prestigiose ricevevano in dono degli ornamenti da legare attorno al collo, che potevano essere dei pendenti di forma conica, probabilmente di ispirazione etrusca, o delle medaglie d’oro, che si rifacevano alla tradizione delle monete e dei medaglioni romani.

 

I pendenti di forma conica sono i più antichi e si collocano attorno al 100 – 200 d.C. Gli archeologi li chiamano berlock. I berlock sono stati trovati solo lungo le frontiere esterne dell’Impero Romano, mentre la loro presenza non è attestata all’interno dell’Impero. Sembrano dunque una creazione di orafi nordici, anche se la loro qualità è molto alta e non comune. In Norvegia ne sono stati trovati solo ventisei, provenienti da tombe, in genere femminili. I berlock  sono sempre stati trovati insieme ad altri gioielli molto preziosi e per questo motivo sono considerati un indicatore di agiatezza. Le sepolture che li contenevano sono mediamente più ricche e dovevano appartenere a persone con una posizione speciale nella società.

 

I berlock sono formati da due parti saldate insieme: quella superiore è semisferica, mentre quella inferiore è di forma conica. Il nucleo è cavo e circondato da una sottile foglia d’oro, ornata con minuscole sfere e fili d’oro. La parte conica inferiore termina in un gruppo di piccoli grani, che assomigliano a un grappolo d’uva. La tecnica di usare sottili fili di metallo per coprire una superficie è solitamente chiamata filigrana, mentre quando piccole sfere d’oro sono fissate su una foglia d’oro si dice granulazione.

 

Questi gioielli non solo impressionavano i contemporanei, ma sorprendono anche i moderni orafi. Se oggi usassero queste antiche tecniche, il prezzo di ogni singolo pezzo, con i suoi curatissimi dettagli, sarebbe troppo alto.

 

Le medaglie, piccoli e sottili dischi d’oro, risalgono al 500 d.C. e sono molto più numerose dei berlock. Erano costituite da una foglia d’oro, sottile e malleabile, che era posta su una matrice negativa di bronzo o di pietra e ribattuta con un martello, per ottenere un lavoro a sbalzo. Il disegno inciso sulla matrice rimaneva dunque impresso sulla medaglia. Dato che molte delle medaglie ritrovate derivano dalle medesime matrici, gli studiosi sono convinti che siano state realizzate in Norvegia.

 

Non è facile capire il significato dei motivi raffigurati, che sono stati interpretati come animali e come facce umane, forse esseri mitici, talvolta accompagnati da occasionali segni runici. Si ritiene che questi ciondoli fossero degli amuleti, dotati di un potere protettivo nei confronti delle persone che li indossavano. La loro natura di amuleti sembra confermata anche dal fatto che non sono stati trovati solo nell’ambito di sepolture, ma anche negli acquitrini, formati da laghi o fiumi, o nei campi, in luoghi probabilmente consacrati a varie divinità.  Raramente sono stati trovati in tombe, e in questo caso prevalentemente in tombe femminili. Questo può indicare che la donna che li portava occupava un’importante posizione nella società, o che le era stata affidata una speciale missione quando fosse stata sul punto di incontrare gli dei nella vita dell’oltretomba.

 

 

Gli anelli

 

Ai bambini erano regalati anche degli anelli, anelli per le dita, anelli per le braccia e anelli per il collo. L’anello (anello, braccialetto o collana) indicava che per nascita il bambino aveva ereditato il potere, la ricchezza e il prestigio della famiglia. I bambini che erano nati con le relazioni giuste, da adulti avrebbero potuto usare la loro posizione per fare alleanze vantaggiose. Il dono dell’anello consolida un rapporto, perché l’anello è un simbolo di appartenenza.

 

 

Le feste e i riti che seguono la nascita di un bambino costituiscono il momento in cui la comunità riconosce e accetta il nuovo individuo, fino a quel momento sconosciuto. I doni per il neonato sono il segno della sua integrazione nella società.

 

 

 Marinella Corridori




Indice
Gli Obiettivi di Choes
Il vissuto dei genitori in Terapia Intensiva Neonatale
Evoluzione storica dell'assistenza infermieristica neonatale
Etica neonatale nell'Islam
Il trattamento farmacologico dell’insonnia nei bambini
Nato con un cucchiaio d’argento in bocca
E’ un gioco da bambini: pubblicitŕ e marketing online di alimenti per bambini
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