Cosa è e quanto è grande il problema Una nuova maternità è generalmente considerata come una esperienza gioiosa e ricca di significati per la madre. In realtà questo periodo di transizione è caratterizzato da numerosi drastici cambiamenti e può anche essere considerato un evento potenzialmente stressante del ciclo vitale. E’ un fenomeno ben noto dai tempi remoti e gli antichi romani chiamavano il periodo post-partum “il tempo delle lacrime”. Il disagio e la sofferenza della donna durante il puerperio assumono diverse configurazioni: maternity blues, depressione postnatale (o postpartum) e psicosi puerperale. Al di là di questa classica classificazione esiste anche il problema dell’ansia materna, che coesiste con la depressione ma può presentarsi anche in modo isolato. Alcuni studiosi pensano che molte donne provino un significativo stress nel periodo dopo il parto, anche oltre i primi 15 giorni, che non viene riconosciuto usando i criteri della depressione. Gli stessi studiosi pensano che sia scorretto concludere che “tutto va bene” poiché queste donne non raggiungono livelli di depressione (Miller RL et al., BMC Psichiatry, 2006). I sentimenti di tristezza lievi e transitori (insorgono due o tre giorni dopo il parto fino ad un massimo di due settimane) che colpiscono il 50-70% delle neo mamme prendono il nome di maternity blues o baby blues, in particolare nelle madri che hanno il primo figlio. Questa forma non richiede alcun trattamento e non lascia nessuna conseguenza. La depressione postnatale è particolarmente importante perché è molto comune, interessando una donna su sette e si verifica in un periodo critico per la madre e il neonato. In particolare il rischio di depressione nelle prime 5 settimane di vita è più elevato di 3 volte, rispetto ai controlli. Diversa ancora e più grave è la psicosi puerperale che interessa 1-2 donne su mille, caratterizzata da perdita di contatto con la realtà, allucinazioni severe soprattutto uditive (le cosiddette “voci nella testa”), severi disturbi psichici e comportamento anormale. Insorge in genere improvvisamente nella prima settimana dopo il parto (comunque entro le prime due), dura settimane o mesi e richiede ospedalizzazione. Affronteremo solo il problema della depressione postnatale (o postpartum). Si tratta come molto recentemente sottolineato (Wisner KL et al, JAMA Dicembre 2006) di un problema maggiore di sanità pubblica tanto che viene proposto per questi disturbi uno screening universale su tutta la popolazione. Per quanto riguarda la madre i disordini psichiatrici veri e propri contribuiscono al 12% di tutte le morti materne e i suicidi rappresentano nel Regno Unito la seconda causa di morte materna dopo le malattie cardiovascolari. Si parla tanto di depressione postpartum quando ci sono i casi di cronaca nera. Suicidi, infanticidi, delitti. Poi il silenzio. A volte questo silenzio nasconde degli “inferni” che la donna non ha il coraggio di confessare e confessarsi. Per quanto concerne il neonato, una depressione postnatale non trattata può associarsi alterazioni dello sviluppo cognitivo, emozionale, sociale e comportamentale del bambino a breve e lungo termine. La depressione postnatale propriamente detta La depressione postnatale (o postpartum) consiste in una depressione che esordisce generalmente entro 3-6 mesi dalla nascita di un figlio (solitamente dopo 4-6 settimane); più precisamente possiamo definirla come qualsiasi malattia depressiva non psicotica che si verifichi nel primo anno di vita. La depressione postnatale non scompare come il maternity blues, ma il 50% delle madri non trattate sono ancora depresse a 6 mesi e il 25% a un anno. Alcuni studiosi pensano che accanto al momento del parto sia anche importante il ruolo del periodo di accudimento del bambino, specie nelle prime fasi quando l’allattamento al seno e la deprivazione di sonno costituiscono drammatiche modificazioni dello stile di vita della mamma (Munk-Olsen T, JAMA, Dicembre 2006) Comunque in una percentuale significativa di donne la malattia può avere esordito nel periodo prenatale (prima della nascita). Alcuni autori ritengono infatti che bisognerebbe parlare di depressione perinatale, che si verifica cioè intorno al momento della nascita (Buist A, Aust Fam Physician, 2006). Questa forma di depressione può durare da poche settimane ad un anno o più e, se non trattata, può divenire cronica. Se la depressione insorge dopo questo periodo viene considerata un episodio depressivo maggiore e non una depressione postpartum. I sintomi della depressione postpartum sono gli stessi che si osservano negli episodi depressione maggiore. La mamma prova ansia, umore triste e sensazione di instabilità, irritazione immotivata nei confronti del neonato, del coniuge o di eventuali altri figli; pianto senza ragione; difficoltà a prendere sonno e a mangiare; perdita nell’interesse sessuale. Quasi sempre, poi, la madre si chiede se è in grado di prendersi cura nel modo giusto del bambino (quindi un sentimento di inadeguatezza) ed anche fare delle scelte diventa difficile. Il timore immotivato di fare del male al bambino, o la vera e propria paura di essere lasciata sola a casa con il bambino. Vi sono poi i classici attacchi di panico e i pensieri suicidari. Le cause della depressione postpartum sono numerose e possono associarsi: una vulnerabilità genetica, una storia di problemi psichici, stili relazionali disturbati, fattori sociali (per es. mancanza di un partner o di sostegno familiare, problemi economici ecc.), fattori fisiologici (cambiamenti ormonali, complicanze fisiche associate al parto, farmaci ecc.). Tuttavia non si possono trascurare gli aspetti emozionali. Vanno sottolineati 3 aspetti: - la trasformazione fisica, magari la perdita di una figura snella e attraente
- la sensazione di non essere più una persona libera (il bambino pone limiti anche forti alla mobilità, richiede continuamente di essere allattato, determina importanti alterazioni ritmo sonno-veglia della madre)
- infine vi è la perdita della propria identità e la necessità di costruirne una nuova da donna a donna e mamma
Alcuni elementi sono ritenuti fortemente associati a una depressione post partum: - pregressi disturbi psicopatologici e depressione durante la gravidanza
- scarso sostegno sociale
- problemi relazionali col partner
- eventi stressanti di vita (lutti recenti, malattia del partner, trasloco, cambiamenti di lavoro ecc.)
- maternity blues
E’ pertanto importante che gli operatori sanitari facciano attenzione alla salute psichica della madre e non solo alla salute fisica sua e del suo bambino. Attenzione a tre falsi miti l'American College of Obstetricians and Gynecologists mette in guardia da tre "miti" che possono predisporre al disagio psicologico: 1° il mito che essere mamma è istintivo. In realtà è un'attività complessa che richiede l'apprendimento di molte informazioni, abilità pratiche. Va preventivato qualche insuccesso senza creare drammi. La madre passa velocemente da una condizione di dilettantismo ad una condizione di professionista in poco tempo. 2° il mito del neonato e bambino perfetto. Se il ritratto ideale del nascituro che la madre ha portato dentro di sé durante la gravidanza non coincide con il bambino reale, comincia la frustrazione, magari aggravata dal confronto con i figli di altri genitori. Inoltre oggi si diventa madri senza avere mai avuto a che fare con neonati in precedenza. 3° il mito della maternità come felicità perfetta. Il paradosso della madre depressa è che la donna ritiene di non avere diritto ad essere depressa, triste e infelice e tende a giudicarsi in termini morali come una cattiva madre. L’arrivo di un bambino non può che essere meraviglioso (effetto Bambin-Gesù). Inoltre l’idealizzazione della tecnica medica (ecografie, amniocentesi, anestesia perdurale ecc.) sembra “garantire il prodotto finale”. In realtà gli errori sono ammessi. Anche non provare inizialmente un eccezionale trasporto per il neonato è normale. Messaggi pratici chiave per la mamma Domandare spiegazioni sullo stato di salute del bambino non significa debolezza, ma ricercare il meglio per il proprio figlio. Nessuna domanda pensata e espressa dalla madre è “stupida”, ma in quanto ideata dalla madre deve trovare ascolto e risposta.. Parlare della depressione postnatale è lo strumento più importante e efficace per prevenirla, combatterla, minimizzare i suoi effetti e guarirla. Lo slogan forte è “la depressione postnatale non è una colpa”. La cura più efficace è la parola. Identificare precocemente la depressione postatale è possibile: vi sono dei semplici e veloci test, come la scala di depressione postatale di Edinburgo che possono suggerire in 3 minuti il sospetto. Curare la depressione postnatale con successo è possibile. Si può passare dal tempo delle lacrime al tempo della gioia. Thamianos Fanos, Dirigente medico I livello Psichiatria di Pieve di Coriano Vassilios Fanos, Direttore Terapia Intensiva Neonatale, Puericultura e Nido, Università degli studi di Cagliari
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