Cerca nel sito       


FamilyHealth
Crea il tuo
archivio della salute






Conseguenze della depressione post partum (DPP) sul rapporto con il partner

La gravidanza: un banco di prova per la stabilità della coppia
Per comprendere le conseguenze che una DPP può avere nel rapporto con il partner è necessario esaminare le reazioni dell’uomo, e della coppia nel suo insieme alla gravidanza.


Questa è un banco di prova per la stabilità della coppia poiché nella donna si verificano cambiamenti sia fisici che psicologici che si ripercuotono sul suo rapporto con l’uomo e sulla psiche di quest’ultimo: molto dipende dalla capacità, dell’uomo, di farsi supportivo nei confronti della donna, a partire dal suo aspetto fisico.


Molti uomini sono orgogliosi dei cambiamenti che avvengono nel corpo della propria partner e riescono a darle tutto il sostegno e le rassicurazioni di cui ha bisogno; alcuni invece, hanno difficoltà ad accettare le trasformazioni fisiche e assumono un atteggiamento critico rendendo penoso alla donna accettare il modificarsi delle proprie forme e dimensioni, facendola vergognare del proprio aspetto.


Inoltre il rapporto cambia completamente connotazione perché si riduce l’attività sessuale, per diversi motivi:

- inizialmente per un minor desiderio sessuale da parte della gestante, (spesso mal compreso dal partner). Secondo Stern questo avviene perché in questo momento, la donna cerca di più nel compagno una figura protettiva per il proprio bambino, un padre, che un marito.


- successivamente per la paura di entrambi di nuocere al bambino, che viene interpretata in chiave psicanalitica come “espressione cosciente della paura edipica rimossa di essere danneggiata internamente dal pene paterno che riemerge a causa della regressione naturale che si verifica in gravidanza”: di conseguenza l’uomo attua un meccanismo psichico di sublimazione pulsionale, giungendo ad un atteggiamento protettivo e premuroso verso la sua compagna.


- un altro impedimento psicologico più sottile che porta i futuri genitori a non avere rapporti sessuali è connesso con i cambiamenti nell’identità e nei ruoli di entrambi: i coniugi ora sono anche un padre e una madre e nella loro mente può sorgere il tabù che due genitori non possono assumere certi comportamenti, tabù forse più dell’uomo nei confronti della neomamma.


Accanto a questi aspetti però, vi è (o vi dovrebbe essere) “la verifica del rapporto precedentemente consolidato ed una ristrutturazione reale e fantasmatica che permetta di includere il terzo”), che richiede e porta con sè  un aumento di stabilità nella relazione di coppia sul piano emotivo. È ormai noto che la donna durante la gravidanza regredisce in molti ambiti della sua vita psichica: uno degli esiti di questo fenomeno è l’accresciuto bisogno di dipendenza sperimentato in maniera più o meno consapevole.


Il bisogno di dipendenza può manifestarsi come una temibile perdita di autonomia sia sul piano economico, se la donna con la scoperta della gravidanza ha deciso di lasciare il lavoro, ma anche e soprattutto una dipendenza psicologica legata alla fragilità che sperimenta in tutti i cambiamenti che vive.

Se l’uomo è in grado di rispondere a queste istanze, a sua volta si preoccuperà maggiormente della salute della sua compagna e del benessere del bambino, avrà paura di non riuscire ad essere un buon genitore, o ancora penserà di più alla sicurezza economica della famiglia.


Molti uomini pensano che ci siano delle regole da seguire nella relazione con le donne, soprattutto quando quest’ultime sono in ansia, e cioè che il loro compito è quello di apparire forti e rassicuranti. Da una prospettiva ancora una volta psicoanalitica, il partner viene considerato come una sorta di “contenitore” esterno che protegge la donna e le permette di elaborare la relazione con il bambino.


Questo aspetto è molto importante ma è altrettanto importante che la donna percepisca che le difficoltà che sta vivendo sono le stesse del suo partner; in breve la donna non si deve sentire sola in questo viaggio ma deve sentire che il partner le è vicino, e  che condivide le stesse preoccupazioni.


Verso nuove identità
La gravidanza sottopone i due partners ad una sfida che è centrale in ogni rapporto di coppia: trovare un equilibrio tra l’individualità e l’autonomia di ciascuno e una reciprocità e unione sufficiente a soddisfarli. Questa sfida appartiene a tutte le coppie e dura tutta la vita ma la gravidanza la accentua e la rende ancora più pregnante. Entrambi i partners stanno per assumere un nuovo ruolo e quindi una nuova identità che si aggiungerà, influenzandole, a quelle che sono già di loro appartenenza.

L’assunzione del ruolo genitoriale farà progredire i partners sia come individui sia come membri di una coppia, impegnandoli nel comune obiettivo di allevare un figlio e creare una famiglia. Questa sfida non è facile e alcuni futuri genitori la vivono come un conflitto, come se dovessero scegliere tra la propria individualità e autonomia e l’essere una coppia in cui si è interdipendenti l’uno con l’altra.

Per un padre dunque, la nascita del primo figlio è una tappa che richiede un lungo lavorio di adattamento, e che anche senza arrivare ad uno stato di depressione è fonte di stress, per i motivi sopra accennati, per cui l’uomo può sentirsi stanco, senza speranza e irritabile, anche per il fatto che sperimenta un declino della potenza sessuale.


La poca comunicazione fra partners su queste questioni può portare ad allontanarsi sempre di più, proprio nel momento in cui il sostegno e l’affetto sono più necessari ed è soprattutto la qualità della relazione prenatale ad influenzare l’adattamento postnatale.

 

Due depressioni interconnesse
Uno dei fattori di rischio rilevanti per la depressione post partum nella donna è proprio, come abbiamo visto, avere un rapporto di coppia non soddisfacente.


Questo è vero anche per l’uomo. In letteratura l’associazione più frequente è fra la depressione post partum nella donna, che di solito precede ed influenza quella nell’uomo. Tanto più è grave la depressione nella donna tanto più saranno significativi i sintomi nell’uomo. Si calcola che dal 24 al 50 % dei partners delle donne che hanno una DPP siano a loro volta depressi e colpisce il fatto che anche in assenza di depressione l’uomo presenta comunque sintomi psichici correlati allo stato della donna.


Anche se il nesso causale non si conosce possiamo ipotizzare diverse spiegazioni possibili:


a) è facile immaginare che vivere con una persona depressa sia di per sè un compito gravoso che esaurisce le energie vitali. Infatti è emerso che i partners delle donne depresse si sentono meno supportati nella vita quotidiana, e sperimentano paura, confusione, frustrazione, mancanza di aiuto, rabbia, scarsa stabilità familiare, e incertezza verso il futuro.


b) è verosimile che una persona malinconica, con una tendenza alla depressione stia con qualcuno che le sia simile, che la capisca. Nei pochi, sinora, lavori pubblicati sull argomento, è emerso che sono maggiormente a rischio di DPP gli uomini che non lavorano,  che hanno una relazione più conflittuale e meno soddisfacente con le loro partners e minore supporto emozionale e sociale dalla famiglia e dagli amici.


Non sono stati riscontrati, come per la donna, altri fattori di rischio associati alla depressione, come per esempio lo status socioeconomico o simili. Piuttosto alcuni studi hanno messo in luce elementi nuovi che qui elenchiamo brevemente:

-  l’uomo padre di una famiglia ricostruita (step family, cioè famiglie in cui uno dei due coniugi o entrambi ha già avuto un precedente matrimonio, con bambini) in cui una donna manifesta una depressione post-partum presenta un rischio di deprimersi a sua volta maggiore che nelle famiglie  tradizionali;


-  la presenza di peculiari fattori psichici comporta una vulnerabilità verso la depressione: personalità ansiosa per entrambi i partners e ipersensibilità alle relazioni interpersonali per la madre;


-  è riconosciuto un fattore favorente  avere, per entrambi i partners, la presenza di genitori iper-protettivi e che manifestino nei confronti dei figli che stanno a loro volta diventando genitori comportamenti ansiosi ed intrusivi.

 

La depressione post-partum nell’uomo
Non è facile né comune riconoscere una DPP nell’uomo, eppure per le ripercussioni a catena che questo comporta diventa importante saper formulare una diagnosi di  questo tipo. Un fattore che può ritardare la diagnosi è che gli uomini non vanno immediatamente alla ricerca di aiuto, poiché si sentono in qualche modo ridicoli a lamentarsi dopo “tutto quello che ha fatto la donna lungo l’arco di 9 mesi” .


Inoltre deve essere chiaro al personale specializzato che l’EPDS è un questionario la cui affidabilità dipende dal genere.

Infatti, i sintomi depressivi nell’uomo sono diversi da quelli della donna, e questo può portare a fraintendere gli atteggiamenti.


Nell’uomo una depressione si manifesta più facilmente con: attacchi di rabbia, rigidità affettiva, ipercriticismo, abuso di droga e alcol e sintomi correlati alla somatizzazione, fra cui merita un cenno la “couvade syndrome” (sindrome della covata) o anche “gravidanza simpatetica”, in cui l’uomo, a partire dal secondo-terzo trimestre, sino alla nascita del piccolo, sperimenta disturbi digestivi (come diarrea, nausea, vomito), insonnia, oscillazioni del tono dell’umore, desiderio spasmodico di particolari cibi, prurito: in una parola tutti i sintomi che sperimenta la donna incinta. Varie spiegazioni psicologiche, come ansia, identificazione col feto, gelosia nei confronti della donna o del feto stesso, sono state date di questo curioso fenomeno che rimane a tuttoggi mal compreso.


Queste constatazioni hanno portato, da un lato ad  utilizzare un cut off di 5-6 (in luogo di 7-8) nella scala di Edimburgo, dall’altro a sviluppare una nuova scala di valutazione della depressione per pazienti maschi: la Gotland Male Depression Scale. Tuttavia molto rimane ancora da conoscere per identificare e trattare i problemi di depressione post partum nell’uomo.

 

Anna De Magistris, Elisabetta Coni, Melania Puddu, Massimiliano Zonza*,Vassilios Fanos
Struttura Complessa di Terapia Intensiva Neonatale, Puericultura e Nido, Azienda Mista Ospedaliero-Universitaria di Cagliari
* Filosofo, master in Medical Humanities, Università dell’Insubria




Indice
Come succhia il neonato?
Conseguenze della depressione post partum (DPP) sul rapporto con il partner
Le strisce di Nicu
La difterite attraverso i secoli e il cammino della scienza al servizio dei bambini
Il bambino, spesso, assume dei farmaci non studiati e non formulati per lui
Barbie di oggi e di ieri
Indicazioni bibliografiche
Notizie flash