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OMS-Unicef: il rischio di incidenti per i bambini è elevato Il rapporto OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)-Unicef sulla prevenzione di lesioni accidentali non intenzionali nei bambini ha evidenziato che ogni anno 830.000 bambini nel mondo muoiono per incidenti, oltre a una cifra imprecisata di piccoli che subiscono danni spesso permanenti, per cui sono necessarie cure lunghe e costose: i ricoveri e le visite al pronto soccorso superano i 70 milioni. Tra gli incidenti mortali, i più frequenti sono gli incidenti stradali (260.000 decessi all’anno), seguiti dai decessi per annegamento (175.000), ustioni (96.000), cadute (47.000) e avvelenamento (45.000).
Nei paesi più poveri il rischio di infortunio per i bambini è maggiore, perché sono minori le occasioni di usufruire di programmi di prevenzione e dei servizi sanitari, mentre molti paesi ad alto reddito, negli ultimi trent’ anni, hanno ridotto di quasi il 50% il numero di morti da trauma nei bambini. Tuttavia il problema rimane, tanto che nella sola Europa i decessi dovuti a incidenti tra i bambini sono circa 42.000 ogni anno. Programmi di prevenzione, dunque, dovrebbero essere realizzati in tutti i paesi.
Procreazione assistita: in Australia i figli biologici possono incontrare i donatori
Nel 1988 lo stato australiano di Victoria adottò le prime leggi, allora pionieristiche, sulla fecondazione assistita. Queste norme comprendevano una clausola che oggi permette ai figli biologici, che abbiano compiuto 18 anni, di identificare il padre donatore, il quale a sua volta deve dare la disponibilità ad essere rintracciato.
Così oggi alcuni dei primi figli concepiti con inseminazione da donatore manifestano la volontà di essere presentati al loro padre biologico. Tuttavia, rispetto al numero complessivo di figli concepiti ricorrendo alla fecondazione assistita, saranno pochi i ragazzi che intraprenderanno questo percorso di conoscenza, dato che una ricerca del direttore medico della Centro Monash di fecondazione in vitro di Melbourne, Gah Kovacs, rivela che solo il 10% dei bambini concepiti con inseminazione da donatore sono stati informati delle proprie origini biologiche dai genitori, nonostante fosse stato raccomandato loro di dire la verità ai figli.
Luce naturale e vita all’aria aperta per prevenire la miopia
Uno studio del Vision Centre dell'università australiana di Canberra afferma che la vita all’aria aperta e alla luce del giorno può prevenire la miopia. Lo studio, commissionato dal governo australiano, ha messo a confronto la vista e le abitudini di bambini australiani di 6 e 7 anni, l’età in cui si assesta la capacità visiva durante la crescita, con quelle dei loro coetanei a Singapore.
Il 30% dei bambini che vivono a Singapore sono risultati miopi, dieci volte più degli australiani. La differenza sembra dipendere dal fatto che, a parità di ore passate davanti a TV, videogiochi e computer, i bambini in Australia trascorrono almeno 2 ore al giorno all'aria aperta, mentre i coetanei asiatici stanno all’aperto solo 30 minuti al giorno.
L'ipotesi degli studiosi è che la luce naturale e il sole favoriscano il rilascio di dopamina, che contrasta la crescita disordinata del bulbo oculare, con il risultato che tre ore al giorno di luce naturale dimezzano il rischio di diventare miopi. L’Olanda riconsidera il parto in casa, vista l'alta mortalità perinatale In base al rapporto Peristat II del Dipartimento di Sanità Pubblica della Commissione Europea, elaborato sui dati del 2004 nei 25 Paesi comunitari più la Norvegia, l'Olanda risulta una delle nazioni con la più alta mortalità perinatale (dalla 22ma settimana di gestazione a sette giorni dopo la nascita, secondo l'OMS): 10 bambini morti ogni mille.
I motivi sono molteplici: il 20% delle madri olandesi supera i 36 anni d'età; è cresciuto il numero di gravidanze multiple, dovute alle tecniche di riproduzione medicalmente assistita; sono aumentate le donne immigrate in situazione di rischio, che non si sottopongono a ecografie o ad altri controlli medici. Già nel 2003 l'Olanda denunciava una mortalità perinatale di 10,9 bambini morti su mille.
Queste cifre stanno mettendo in crisi le convinzioni del sistema olandese, finora basato sull'idea della gravidanza come evento naturale, non bisognoso di interventi sanitari.
Giappone: meno lavoro, più figli Il ministero della Sanità e del Lavoro di Tokyo denuncia che il tasso di natalità in Giappone è dell'1,34 per mille, molto inferiore al 2 per mille utile a conservare l'odierno livello di popolazione. Uno dei motivi per cui si fanno pochi figli è l'orario di lavoro, che per la maggior parte dei giapponesi è di 12 ore al giorno, al quale si aggiunge il problema della disgregazione delle famiglie.
Così alcune società giapponesi, come la Canon e la Keidanren, hanno stabilito di accordare più tempo ai lavoratori per stare con le proprie famiglie.
La Canon, facendosi carico delle preoccupazioni del governo giapponese per il basso tasso di natalità, ha deciso di incentivare un programma di pianificazione delle nascite, consentendo ai propri impiegati di lasciare il lavoro alle 17,30 per due volte alla settimana, nella speranza che le coppie impieghino il tempo a loro disposizione per ripopolare gli asili.
USA: si riapre il dibattito sul co-sleeping Uno studio pubblicato sulla rivista medica Pediatrics denuncia che il numero delle morti di neonati per soffocamento o strangolamento nel sonno negli Stati Uniti è quadruplicato tra il 1984 e il 2004, perché parallelamente è aumentata la diffusione della pratica del co-sleeping, ovvero l’abitudine di far dormire i piccoli nel letto con i genitori, legata spesso alle esigenze dell'allattamento materno.
Il fenomeno ha riaperto il dibattito sui rischi legati al co-sleeping: involontariamente uno dei genitori può girarsi sul bebé, oppure il piccolo può restare strozzato da un lenzuolo o soffocato da un cuscino.
Marinella Corridori
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