Cullare un bambino serve a farlo addormentare e anche a distrarlo e il dondolio della culla può fare le veci delle braccia materne, consentendo alla madre di svolgere altre mansioni. L’importanza della culla nella cura del neonato è tale che secondo l’etnologo Marcel Mauss l’umanità potrebbe essere divisa in culture con e senza culla e la civiltà della culla riguarderebbe solo popoli dell’emisfero settentrionale. La culla non è infatti originariamente diffusa in tutti i paesi; in America Latina ad esempio i bebé vengono tradizionalmente adagiati su piccole amache e in Giappone e in Africa vengono posti a contatto col terreno su tatami o stuoie. Il modo di cullare il bambino può essere differente da regione a regione, ad esempio nel Medioevo in Italia si preferiva farlo dondolare con un movimento verticale testa-piedi, mentre nel resto d’Europa si preferiva un dondolio orizzontale spalla-spalla. La culla solitamente misura circa settanta centimetri in lunghezza e quaranta in larghezza, ha cioè dimensioni adatte a ospitare bambini di età inferiore a un anno. Un materiale adatto alla sua costruzione è l’abete, che presenta un’essenza profumata ed è adatto ad essere scolpito con decorazioni. Di seguito è presentata una breve rassegna di alcuni diversi modi di realizzare la culla. La culla presso i Romani Dopo aver fasciato il neonato, i Romani lo deponevano in una culla appoggiata sul pavimento o attaccata al soffitto grazie a delle corde. La forma della culla era solitamente incavata, simile a quella di una piccola barca o di uno scudo. Nelle famiglie più ricche alcune schiave potevano essere destinate al compito esclusivo di muovere la culla e ninnare il bambino. All’interno della culla era posto un materassino imbottito di lana o di morbido fieno, su cui erano adagiate due pezze, una delle quali era posta in corrispondenza della parte bassa del corpo per raccogliere gli escrementi. Per contrastare odori sgradevoli venivano inserite nella culla anche foglie di mirto o di alloro. La culla presso i Nativi Americani Presso gli indiani del Nord America i bambini utilizzavano la culla fino a quando non imparavano a camminare; le culle fungevano anche da marsupi, assicurate al corpo della madre grazie all’uso di cinghie. I bambini erano legati stretti in coperte di pelli di cerbiatto, in pelli di coniglio e in pellicce di renna; per assorbire gli escrementi all’interno degli indumenti avevano erbe aromatiche, salvia sminuzzata, muschio secco, sterco di bisonte sbriciolato e pennacchi di canne. Le culle potevano essere intagliate nel legno, realizzate con tavole di legno, create con cuoio fissato ad assi di legno o intrecciate con canne o rami di salice. Il legname per costruire le culle era accuratamente scelto, ad esempio i Navajo utilizzavano il legno di alberi incorrotti (che non fossero stati intaccati da vento, fulmini o artigli di orsi) e ne usavano solo il lato esposto ad Est. La culla era ornata con perle e frange ed era decorata con i motivi tipici della tribù di appartenenza del bambino. La culla presso gli Afgani Appena nati i piccoli Afgani ancora oggi non vengono posti in una culla ma sono adagiati su un materassino steso per terra. Solo alcune settimane dopo la nascita il bebé viene posto in una culla realizzata in legno di pioppo. Quando il bambino viene fasciato, si crea un sistema di drenaggio per evitare che il bimbo sia sempre bagnato: attraverso un tubicino di legno, che passa per un foro realizzato sul fondo della culla, la pipì scende in una scodella o in un pezzo di camera d’aria di bicicletta. Dato che la forma della culla solitamente non è incavata, il bambino viene saldamente legato ad essa. Un bastone (o in alternativa una cordicella) collega la testiera e la pediera del lettino e funge da maniglia; su questo bastone è appesa una coperta che ha la funzione di proteggere il bambino dal freddo, dai rumori, dalla luce e dagli spiriti maligni. Per approfondire… - Bebé del mondo di Béatrice Fontanel e Claire d’Harcourt, L’ippocampo, 2007 Milano.
- Nascere, e poi? Dall’attesa alla prima infanzia di Drina Candilis-Huisman, Universale Electa/Gallimard, 1998 Milano.
- Nascere nella storia di Marinella Corridori, Vassilios Fanos e Italo Farnetani, Mondatori Electa, 2006 Milano.
Marinella Corridori
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