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Fumo di sigaretta e danni da esposizione in utero in gravidanza: un capitolo che non si chiude alla nascita.

I rischi del fumo in gravidanza sono molteplici con effetti negativi sulla salute del nascituro sia a breve che a lungo termine. È stata da tempo avvalorata scientificamente l’esistenza di una correlazione causale e dose-dipendente tra consumo di sigarette in gravidanza e prematurità e basso peso alla nascita. Recentemente è stata osservata anche un’associazione significativa tra esposizione in utero al fumo e patologie respiratorie ricorrenti in epoche di vita successive.

I neonati di madri fumatrici presentano un peso alla nascita inferiore rispetto ai figli di quelle non fumatrici. Il peso diminuisce proporzionalmente al numero di sigarette/die a partire dal 4 mese di gestazione. E’ stata descritta una diminuzione dell’NO nei vasi sanguigni dei feti esposti al fumo materno. La nicotina sembra inibire l’attività dell’enzima costitutivo NO sintetasi endoteliale (eNOS) nei vasi ombelicali e corionici. Essendo l’NO un vasodilatore, la sua carenza determina una vasocostrizione con inadeguato flusso sanguigno e scarso apporto di ossigeno e nutrienti al feto. Ciò causa lo stato di SGA o di crescita inadeguata rilevabile alla nascita in tale categoria di neonati. Poiché tale enzima è localizzato anche a livello delle cellule renali, delle cellule di Clara, dei neutrofili e delle piastrine, anche questi siti sono coinvolti, amplificando la vulnerabilità del neonato a problematiche multiorgano. L’NO ha un ruolo importante nell’adattamento cardiorespiratorio alla nascita e una sua carenza può comportare un maladattamento respiratorio.

Il fumo materno sembra anche interferire con la normale ripresa dopo un episodio di apnea e non è un caso che i neonati di madri fumatrici presentino un rischio maggiore di morte improvvisa (SIDS). Una riduzione della citochina pro-infiammatoria IL-1α associata all’esposizione alla nicotina e in azione sinergica con quest’ultima sembra alterare i normali meccanismi di ripresa dopo l’apnea. Inoltre è stato anche rilevato che la nicotina essendo immunotossica altera sia l’immunità innata che quella specifica con uno squilibrio notevole a livello di alcune citochine e relativi recettori. L’immunotossicità della nicotina sembra rendere tale categoria suscettibile ad infezioni con quadri di maggiore gravità anche al di là del periodo neonatale in relazione alla lenta reversibilità degli effetti dannosi del composto.

I danni già in atto sono inoltre potenziati dalla reiterata esposizione passiva al fumo, continuando le madri a fare uso di sigarette. È stato riportato che dopo aver smesso di fumare ci vogliono circa 6 anni per la scomparsa dei danni da nicotina. Nei soggetti esposti al fumo sia attivo che passivo è stata rilevata una ridotta produzione di citochime proinfiammatorie IL-1β, IL-6, e TNFα da parte dei macrofagi. Il fumo di sigaretta inoltre provoca stress ossidativo multicellulare con aumentato rischio di infezioni e di danno d’organo. Uno studio recente ha descritto una maggior incidenza di bronchite e ricoveri per affezioni respiratorie di una certa gravità nei figli di madri fumatrici con un effetto dose-risposta e un rischio maggiore con un consumo di più di 14 sigarette al giorno.

È stato anche dimostrato che il fumo materno in gravidanza sembra correlato ad una maggiore suscettibilità ad ammalarsi di wheezing e all’otite. Studi sulla funzionalità respiratoria a nascita appena avvenuta hanno dimostrato un’alterazione sia di parametri importanti come il PEF sia dei meccanismi di controllo del respiro. La determinazione della cotinina sul sangue del cordone ombelicale sembra essere il marker di elezione per la quantificazione dell’esposizione al fumo in gravidanza.

I neonati di madri fumatrici dovrebbero richiedere un attento follow-up nel tempo per i danni arrecati dalla nicotina in utero. Alla nascita il rischio di apnea e/o di maladattamento cardiorespiratorio dovrebbe essere tenuto in conto oltre ai problemi legati allo stato di scarso acccrescimento. I neonati di madri che smettono di fumare entro la quindicesima settimana di gestazione presentano tassi di prematurità e di basso peso sovrapponibili ai figli di madri non fumatrici. Il rischio di SIDS rende questi bambini ancora più a rischio per l’ imprevedibilità della sindrome. Il fumo in gravidanza ha ripercussioni su tutta la qualità della vita del bambino a partire dalla nascita. Eppure è stato rilevato che le gestanti fumatrici nel mondo sono circa 14 milioni ogni anno.

McCowan LM e collaboratori in un articolo pubblicato nel 209 sul BMJ hanno definito il fumo come”il più importante fattore di rischio modificabile per un esito avverso delle gravidanza nelle nazioni sviluppate”. Pertanto sarebbe importante promuovere a tappeto programmi di disassuefazione al fumo nelle donne in gravidanza con un impegno multidisciplinare sensibilizzandole e rendendole esaustivamente edotte circa i danni che il fumo può causare al nascituro.

 

 

Raffaella Mormile
Dirigente medico I livello
UOC di Pediatria e Neonatologia
P.O. San G. Moscati, Aversa




Indice
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Libri - La palla innamorata
Malattie croniche e disagio del bambino
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Fumo e gravidanza
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Lo scroto rosso
Il testicolo nascosto