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“La palla innamorata” di J. Amado

 

Pochi momenti come questo belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.

                          Umberto Saba, “Goal”

 

Forse davvero solo un pazzo cantastorie come Jorge Amado, narratore scoppiettante dei colori e dei calori del suo ardente Brasile, poteva scrivere una storia così folle sul gioco più rubato dal mondo al suo paese, il calcio.

Buca-Reti è un’imprendibile palla che scheggia implacabile nei campi dell’intera nazione.

Go-Gol un portiere scarsissimo di cui lei si innamora.

Fa ridere vero?

Fa ridere e sembra impossibile, eppure succede, capita, e siccome, si sa, al cuor non si comanda, dalla prima volta che si ritrovano sullo stesso prato erboso lei, la palla assassina, decide che da lui si lascerà sempre prendere, sempre raccogliere tra le braccia.

Questo è l’inizio. Quando Go-Gol, da scarsissimo, diventa un portiere acclamato e quando Buca-Reti impara che, da qualcuno, vale anche la pena farsi fermare.

Questo è l’inizio, ma poi, come in ogni storia d’amore che si rispetti, arriva il guaio e, in questa, il guaio arriva se i due innamorati si ritrovano a doversi fronteggiare in una partita importantissima, la partita nella quale il grande Campione di calcio del Brasile segnerà il suo millesimo goal, traguardo mai superato.

Dovrebbe essere semplicemente una partita magica, un giorno stupendo.

Dovrebbe essere, semplicemente, un giorno irripetibile, un giorno di festa, un giorno delicato come lo riescono a essere solo pochi attimi sportivi quando, di fronte a un super campione che sta per battere un record, ci si toglie la maglia della squadra a cui normalmente si appartiene e si diventa, tutti insieme, spettatori dell’incredibile.

Dovrebbe esserlo, sì, ma, in questo modo, a Buca-Reti non va bene.

A Buca-Reti, che finalmente ha incontrato un amore prezioso e matto, non va bene l’idea di dover sorpassare Go-Gol e sfondare la sua rete nemmeno se, per farlo, per evitarlo, deve bendarsi gli occhi di fronte a qualcuno che se lo meriterebbe, a una cosa bella, a una cosa della vita per la quale vale la pena farsi da parte e lasciare un po’ di spazio.

Questo è l’inizio e questo il guaio: Buca-Reti che si innamora e diventa cieca.  

E allora come si risolve, come finisce?

Non ve lo dico, diventerei come chi racconta il risultato a qualcuno che ha registrato la partita senza poterla vedere, non si fa.

Finisce bene, però.

Finisce che questa misteriosa, sgangherata, inciampata e velocissima storia mi ha ricordato due o tre pensieri fondamentali. Che l’amore è bello, che è meglio scegliere qualcuno che ci prenda al volo piuttosto che qualcuno che ci calcia lontano, e che, è vero, all’amore non si comanda, ma è altrettanto giusto che un cuore innamorato si imponga da solo il rispetto verso le altre scintille di bellezza.

 

 

[Questo libro mi è capitato tra le mani mentre controllavo la bibliografia di Jorge Amado dopo aver letto il suo divertentissimo e leggermente piccante “Dona Flor e i suoi due mariti”. Lo stile, almeno in traduzione italiana, de “La palla innamorata” non è all’altezza della storia che, alla lettura, risulta purtroppo a tratti noiosa e poco scorrevole. Lo suggerisco lo stesso, però, perché un racconto del genere vale comunque la pena di essere letto e riportato, poi, con le nostre parole, a voce alta, ai bambini]

 

Elena Ventoruzzo
Scrittrice
elena.ventoruzzo@libero.it

 




Indice
Dieta e disturbi alimentari
Libri - La palla innamorata
Malattie croniche e disagio del bambino
Attivitŕ per bambini
Fumo e gravidanza
Le strisce di Nicu
Lo scroto rosso
Il testicolo nascosto