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Le disuguaglianze nelle condizioni di vita dei bambini

La ricerca.
Nel novembre 2010 il “Centro di ricerca Innocenti dell’UNICEF” ha pubblicato un rapporto sulla povertà infantile, intitolata “Bambini e adolescenti ai margini. Un quadro comparativo sulla disuguaglianza nel benessere dei bambini nei paesi ricchi”. Il rapporto ha preso in esame i dati dei paesi OCSE con l’obiettivo di capire quale sia la differenza delle condizioni di vita dei bambini all’interno dei vari paesi.

La disuguaglianza.
Per ciascun paese, l’analisi ha analizzato in particolare quale è la differenza esistente tra le condizioni di vita dei bambini svantaggiati e le condizioni di vita considerate “normali” per i bambini di quel paese. Un certo grado di differenza è inevitabile, ma nel rapporto ci si chiede quale sia l’ampiezza accettabile di tale divario e quando la disuguaglianza si tramuti in ingiustizia. Grazie alla comparazione tra i paesi OCSE, il rapporto consente di giudicare le differenze presenti in ogni singolo paese non con riferimento a un astratto ideale di uguaglianza, ma in relazione alla situazione presente negli altri paesi che presentano un simile sviluppo economico.

Gli indicatori.
Gli indicatori analizzati si possono raggruppare in tre categorie: benessere materiale (reddito familiare disponibile, disponibilità di risorse educative di base, spazio abitativo), benessere educativo (competenze nella lettura, nella matematica e nelle scienze) e, infine, benessere nella salute (problemi di salute riferiti dai bambini, alimentazione sana, intensa attività fisica). Per ogni indicatore è stilata una graduatoria, che pone ai primi posti i paesi che presentano le minori differenze tra il livello di normalità e il livello del disagio, e a agli ultimi posti i paesi che presentano le differenze maggiori.

Il benessere materiale.
In questo rapporto il benessere materiale non è stato misurato solo sulla base della fascia di reddito della famiglia in cui vive il bambino: si è cercato di effettuare una misurazione più completa, con l’inclusione di due ulteriori indicatori (l’accesso alle risorse educative e le condizioni abitative). Stilando una graduatoria dei 24 paesi OCSE per i quali erano disponibili i dati, ai primi posti si trovano Svizzera, Islanda e Paesi Bassi, mentre ai posti finali della graduatoria si trovano Ungheria, Stati Uniti e Slovacchia; l’Italia si situa al quintultimo posto. Analizziamo di seguito i singoli indicatori, per individuare i punti di forza e di debolezza del nostro paese.

Il reddito familiare.
Tra i 23 paesi OCSE di cui erano disponibili dati, i paesi in cui la disuguaglianza nel reddito familiare è meno ampia sono Norvegia, Danimarca e Austria, mentre quelli in cui è risultata più ampia sono stati Spagna, Portogallo e Grecia; i paesi nordici sono tutti nelle prime otto posizioni della graduatoria, mentre l’Italia si situa al quintultimo posto (nel calcolo del reddito sono stati inclusi i trasferimenti monetari pubblici verso gli individui e le famiglie, sono state dedotte le imposte e sono stati inoltre applicati fattori di aggiustamento per tenere conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare dell’ampiezza familiare).

L’accesso alle risorse di base per l’istruzione.
Per analizzare la disponibilità delle risorse educative, è stata analizzata la presenza delle seguenti risorse nelle case dei bambini: una scrivania, un luogo tranquillo per studiare, un computer con cui fare i compiti, software didattici, un collegamento a internet, una calcolatrice, un dizionario e libri di testo. Nella classifica dei 24 paesi OCSE in cui è stato possibile effettuare l’analisi, i paesi dove la disuguaglianza risulta più contenuta sono Danimarca, Svizzera e Paesi Bassi, mentre quelli in cui la disuguaglianza è maggiore sono Regno Unito, Grecia e Slovacchia. I paesi del Nord Europa si trovano tutti nella parte alta della classifica; tra essi, il paese che ha il divario maggiore (la Norvegia) presenta comunque un divario simile a quello della media OCSE. Anche l’Italia in questo caso fa parte della parte alta della graduatoria, situandosi al nono posto e presentando un divario inferiore a quello medio dei paesi OCSE.

Le condizioni abitative.
Per analizzare le condizioni abitative è stato preso in esame lo spazio disponibile in casa e come indicatore è stato utilizzato il numero di stanze per persona (nel calcolo non sono inclusi bagni, cucine e corridoi). Si stima che un terzo dei bambini che vivono nei paesi OCSE viva in condizioni di sovraffollamento abitativo. Tra i 24 paesi OCSE di cui erano disponibili dati, la disuguaglianza minore si osserva in Islanda, Germania e Svizzera, mentre la disuguaglianza più ampia si rileva negli Stati Uniti, nel nostro paese e in Ungheria

L’Italia.
Dall’analisi dei singoli indicatori si può rilevare che, nel nostro paese, l’ampio divario riscontrato nel benessere materiale dei bambini (che pone l’Italia al quintultimo posto nella classifica dei paesi OCSE) è dovuto principalmente alle rilevanti differenze riscontrabili nel reddito delle loro famiglie e nelle loro condizioni abitative (differenze che sono maggiori in Italia rispetto alla situazione media dei paesi OCSE), e non invece alle differenze nell’accesso all’istruzione (in questo ambito il divario è infatti inferiore alla media OCSE).

Per approfondire.
Di seguito sono esposte brevemente le scelte effettuate, nel rapporto, per definire (per ogni indicatore) le condizioni di vita “normali” e “svantaggiate” per i bambini di una determinata nazione. Per determinare le condizioni di vita normali, la norma è stata individuata nella mediana. Le condizioni di vita svantaggiate sono state invece individuate nel 10° percentile (quando per un indicatore era possibile un’analisi in termini percentili) o nella media dei valori inferiori alla mediana (quando un’analisi in termini percentili non era possibile).

 

Eleonora Fanos




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