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La depressione in età pediatrica e l’ incomunicabilità dei nostri giorni

Un tempo erano le malattie del corpo a impegnare la Scienza a scoprire farmaci nuovi affinché si aprissero spiragli sempre più efficaci di guarigione. Oggi invece suscita  preoccupazione unanime il male terribile dell’animo, dicasi depressione, che una volta si pensava fosse solo dell’età adulta e che invece sta occupando tragicamente la cronaca in età pediatrica con suicidi apparentemente inaspettati di germogli di vita che deliberatamente mettono fine tragicamente alla loro esistenza.

Sebbene la depressione sia considerata la malattia del XXI secolo, riesce difficile pensare che i minori possano chiudersi alla speranza di guardare al futuro. Eppure secondo l’OMS circa la metà delle patologie mentali compare prima dei 14 anni e circa il 20 per cento della popolazione minorile mondiale presenta disturbi di natura psichiatrica o comunque problemi inerenti alla sfera psichica.

Negli Stati Uniti il suicidio è la terza causa di morte nella fascia di età tra i 10 e i 24 anni. Tuttavia i bambini nei primi anni di vita, non avendo chiaro il concetto della irrevocabilità della morte così come prospettato loro nelle favole, potrebbero realizzare atti autolesionistici anche solo con un intento dimostrativo senza la volontarietà della morte, a differenza degli adolescenti che hanno ben chiaro il concetto del suicidio.


La depressione è più frequente di quanto si possa immaginare tra i bambini e gli adolescenti. E’ un problema che ha ripercussioni devastanti sulla crescita, sul rendimento scolastico, sulla socializzazione e sulla stessa vita per la terribile spada di Damocle della morte deliberata. L’interazione tra predisposizione genetica e fattori peristatici, quali storia di abuso sessuale e/o di maltrattamento, malattie croniche, neoplasie, trapianti, precarietà affettiva e/o economica, disagio sociale, lutti, omosessualità giocano certamente un ruolo chiave. L’ereditarietà genetica fa sì che in alcuni soggetti gli eventi avversi della vita possano slatentizzare la fragilità costituzionale con esordio graduale della malattia. 


L’adolescenza è un’età maggiormente a rischio rispetto all’infanzia per quanto riguarda l’elaborazione delle patologie croniche come la fibrosi cistica, l’epilessia, l’anemia falciforme, il diabete insulino-dipendente. Un adolescente avverte più di un bambino la precarietà dello stato di salute con lo spettro incombente della morte  e reagisce alle sue paure con atteggiamenti autodistruttivi configuranti vere e proprie forme di parasuicidio, come abuso di sostanze stupefacenti e superalcolici, guida senza casco con la violazione delle comuni norme stradali, scarsa compliance alla terapia a voler sfidare la sorte che li ha voluti incomprensibilmente malati. 


Certamente l’incomunicabilità, comune denominatore della gran parte delle famiglie della nostra epoca,  con una capacità di ascolto e di dialogo sempre più inesistente tra i vari componenti, facilita certamente la progressione dello stato depressivo. E ciò perché i problemi non esternati si ingigantiscono a dismisura nella mente del depresso, assumendo connotati di gravità insuperabile con la convinzione conclusiva che il suicidio sia l’unica via d’ uscita da ogni preoccupazione. Recentemente è stato riportato che anche disturbi neuroendocrini e varianti alleliche del gene trasportatore della serotonina possano giocare un ruolo, così come l’utilizzo prolungato di farmaci come i corticosteroidi e/o farmaci immunosoppressivi.


La depressione viaggia su lunghi binari prima di arrivare al capolinea dell’atto estremo. Durante questo lungo e doloroso cammino sono lanciati tanti segnali che restano  quasi sempre richieste inascoltate di aiuto poiché spesso lo spettro sintomatologico di esordio della depressione è subdolo e ambiguo.

All’inizio possono riscontrarsi sintomi di depressione larvata, come uno stato di tristezza apparentemente reattivo a situazioni stressanti, irritabilità con  problemi in ambito scolastico e comportamentale, ansia immotivata, tendenza a isolarsi, difficoltà a concentrarsi, riduzione della performance scolastica o sintomi prettamente fisici come cefalea, disturbi dell’alimentazione e del sonno, epigastralgia, colon irritabile, astenia. Tali disturbi possono fuorviare dalla diagnosi facendo pensare agli effetti della tempesta emotiva della normale fase di crescita di ogni bambino e/o adolescente con ritardo inconsapevole della diagnosi.

Laddove invece i sintomi di esordio sono rappresentati da psicosi con delirio paranoide e/o allucinazioni uditive e/o la messa in atto di comportamenti autolesionistici la diagnosi non lascia dubbi.  Nei primi anni di vita la depressione ha più frequentemente le caratteristiche della bipolarità, con alternarsi di periodi di umore depresso a quello eccitato o maniacale; nell’età adolescenziale invece predomina, soprattutto nelle ragazze, la forma unipolare, con episodi di umore esclusivamente depresso. Accomuna le due forme la periodicità delle fasi con la possibilità, quindi, di poter evitare le recidive con una diagnosi tempestiva e una terapia appropriata.


La depressione viene definita minore in presenza di un semplice stato malinconico, è invece maggiore quando è caratterizzata da un profondo stato di prostrazione con ripercussioni invalidanti sulla vita del soggetto. In base alla gravità del quadro varia l’approccio terapeutico. Nelle forme lievi la sola psicoterapia familiare sembra sortire buoni risultati.

Nella depressione maggiore è perentoria la terapia farmacologica unitamente alla terapia cognitivo-comportamentale e a quella interpersonale. La fluoxetina della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina è l’unico farmaco approvato per l’età pediatrica. L’approccio cognitivo-comportamentale mira a far concentrare il soggetto  depresso sugli aspetti positivi di ogni situazione al fine di distoglierlo dalla peculiare propensione a vedere solo il negativo intorno a sé. La terapia interpersonale ha invece il fine di sminuire ogni conflittualità e/o ostilità nei rapporti con gli altri.


Il ruolo del pediatra è importante nel depistaggio dei pazienti depressi. La diagnosi tuttavia è spesso difficile per la variabilità dei sintomi. Bisogna che egli impari a distinguere un episodio momentaneo di  tristezza in seguito a circostanze stressanti dai sintomi compatibili con uno stato di depressione maggiore. E per realizzare ciò sono imprescindibili un attento esame clinico e una approfondita anamnesi con il coinvolgimento sia della famiglia sia della cerchia di amici ed insegnanti del paziente in causa. È importante che si instauri con il depresso un colloquio delicato, tale da smorzarne la naturale riluttanza ad aprirsi con il mondo, convinto che nessuno sia in grado di aiutarlo.


Il rilievo di un disturbo persistente dell’umore con compromissione della quotidianità  dovrebbe allertare circa l’eventualità di una possibile condotta suicidaria. È indispensabile ricoverare tali pazienti al fine di garantire la loro sicurezza immediata con un adeguato inquadramento della crisi. Sarebbe consigliabile non divulgare i casi di suicidio per il rischio concreto che si possa creare una situazione di contagio con suicidi a catena di analoga modalità. La depressione è un male sociale che sta assumendo dimensioni sempre più grandi.

Il suicidio è sempre una cocente sconfitta per tutto il contesto socio-familiare di appartenenza. Nell’ambito delle famiglie si dovrebbe coltivare il dialogo così come nella società poiché anche un semplice “come stai?” potrebbe contribuire a salvare una vita. La malattia psichiatrica dovrebbe essere sempre affrontata con competenza e professionalità senza lasciare che il tempo faccia il suo corso, come spesso erroneamente si crede. Ogni disturbo psichiatrico dovrebbe essere seguito incessantemente nel tempo senza mai abbassare la guardia per il rischio concreto di recidive che possono mettere a rischio la vita del paziente.

 

Raffaella Mormile
Dirigente medico di I livello UOC Pediatria e Neonatologia
P.O. San G. Moscati – Aversa




Indice
Il padre visto dal figlio
La depressione in età pediatrica e l’ incomunicabilità dei nostri giorni
I dati Unicef sulla mortalità infantile: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Le strisce di Nicu
Il gioco: spigolature letterarie
Scugnizzi alla riscossa: l’esperienza della nave-asilo Caracciolo
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