I continui progressi scientifici nel campo delle Neonatologia hanno consentito la sopravvivenza di neonati di età gestazionale sempre più bassa con una riduzione progressiva degli esiti a distanza. Tale categoria di bambini richiede degenze molto lunghe, anche di mesi, per la necessità di cure intensive tali da permetterne la sopravvivenza e il raggiungimento della maturità, per così dire. Nel corso del ricovero in Terapia Intensiva, il prematuro viene sottoposto a continue procedure dolorose, chirurgiche, terapeutiche, diagnostiche che la sua condizione richiede come intubazione, posizionamento di un catetere venoso centrale, prelievi arteriosi, alimentazione per gavage, legatura del dotto di Botallo, decompressione di un pneumotorace, etc., spesso eseguite in assenza di un’ appropriata analgesia e/o sedazione. In Letteratura si è a lungo dibattuto sulla capacità del prematuro di percepire il dolore e soprattutto sulla possibilità di memorizzare tale esperienza spiacevole sia dal punto di vista sensoriale che emozionale. La “nocicezione”, o sensazione somatica del dolore, si verifica in seguito alla trasmissione di un segnale doloroso dalla periferia verso il cervello. Anni addietro si riteneva che il prematuro non fosse in grado di percepire il dolore in relazione all’immaturità della conduzione nervosa e all’impossibilità di integrazione dei messaggi a livello corticale. E’ stato poi dimostrato che l’immaturità dell’apparato sensoriale nocicettivo rende invece il prematuro particolarmente vulnerabile al dolore per l’immaturità dei neurotrasmettitori inibitori atti a modulare le afferenze nocicettive. E’ stato dimostrato che gli stimoli dolorosi possono causare squilibri ormonali, metabolici e cardiorespiratori nei neonati di ogni epoca gestazionale. E’ stato riportato che nel prematuro l’esposizione precoce e ripetuta a stimolazioni dolorose conduce ad importanti modificazioni comportamentali e alla diminuzione di volume di aree cerebrali sensitive nel cervello. L’ipotesi che il prematuro possa avere il ricordo delle esperienze dolorose nelle successive fasi della vita sembra anche avvalorata. In effetti per memorizzare un avvenimento è richiesta precipuamente l’integrità del sistema limbico, del diencefalo e della produzione di β-endorfine, già presenti nel feto. L’immaturità del SNC (Sistema Nervoso Centrale) non permette al prematuro di comprendere in modo cosciente il dolore, ma gliene consente il ricordo, poiché le strutture anatomiche preposte sono già ben funzionanti e sviluppate anche nei prematuri gravi. Gli eventi dolorosi dei primi mesi di vita possono essere immagazzinati nel subconscio dell’individuo condizionandone così la sua vita futura. Risulta pertanto importante rendere meno traumatica possibile l’ospedalizzazione del prematuro, tenendo bene a mente i possibili effetti a lungo termine che gli stimoli dolorosi possono provocare sul corretto sviluppo del Sistema Nervoso Centrale. A tal fine si sta promuovendo con impegno sempre maggiore un approccio terapeutico che riduca al minino il dolore nelle Terapie Intensive Neonatali. Raffaella Mormile Dirigente Medico –UOC di Pediatria e Neonatologia – P.O. San G. Moscati – Aversa
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