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La depressione infantile

Sempre più frequentemente i pediatri, nella loro attività quotidiana, in ambito ospedaliero o  territoriale, si trovano di fronte a disturbi che non hanno un’origine organica, ma sono riconducibili alla sfera relazionale.

Negli ultimi anni, infatti, si è registrata una crescente domanda sul territorio per prestazioni di neuropsichiatria infantile. Gli ultimi dati che riguardano la Lombardia sono stati riferiti durante la prima conferenza territoriale di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, che si è tenuta in settembre nell’Istituto di Biologia di Varese. Nel periodo 2005-2009, nella Regione Lombardia, le domande di presa in carico sono passate da 4.000 a 9.000, in pratica sono più che raddoppiate, mentre in totale sono state erogate 14.640 prestazioni, di cui il 26% per diagnosi, il 47% per prestazioni riabilitative, il 18% per psicoterapia e supporto psicologico. Le prestazioni richieste hanno riguardato la diagnosi e la cura di bambini autistici, la cura di adolescenti con psicopatologie acute, la definizione di protocolli operativi con le scuole per il sostegno didattico a favore di soggetti disabili e anche, in misura più rilevante del passato, problemi di depressione.

La depressione, considerata in tutte le fasce di età, è la malattia socialmente più invalidante e attualmen­te con il più alto costo sociale per la distruttività, la devitalizzazione che spesso porta con sé. Diagnosi di disturbo depressivo sono evidenziate dal 2,2% al 9% degli adolescenti e nel 9,5% fra i minori di età compresa fra 9 e 16 anni (si può arrivare alla manifestazione di almeno un episodio nel 25% alla fine dell’adolescenza).

La depressione nei bambini è stato il filo conduttore di un interessante convegno tenutosi nel corso di quest’anno al Meyer di Firenze, da cui è nato il libro “La depressione 0-14 anni” curato da Chiara Ciampi e Marzia Guarnieri (ed. Hygeia Press). Sviscerare le tematiche della depressione è come infrangere un tabù e troppo spesso non vogliamo vedere i sintomi che la segnalano. Parlare poi di depressione fin da neonati sembra un’assurdità. Eppure i modelli di relazione si apprendono dall’infanzia e si attuano inconsapevolmente nel corso della vita successiva. Certamente un’eventuale depres­sione materna e i problemi del contesto familiare, e talvolta sociale, si ripercuotono sulla regolazione emozionale del bambino, causando sofferenze psichiche, tanto più se esiste una predisposizione genetica della personalità.

Inconsapevolmente tutti tendiamo a rifiutare l’idea che la depressione, con tutte le sue possibili conseguenze psicosomatiche, e talvolta psicotiche, possa colpire i bambini, perché temiamo che, una volta accertata, per uscirne occorrano percorsi lunghi e di difficile risoluzione. Tuttavia è necessario non trascurare i messaggi relazionali che emergono dal comportamento dei bambini o degli adolescenti.

Se nel corso degli ultimi decenni si sono ridotte drasticamente la mortalità infantile, la diffusione di gravi malattie infettive e la malnutrizione, grazie alla scoperta di nuovi medicinali, all’estensione delle vaccinazioni e a un miglioramento del tenore di vita, c’è ancora molto da fare per migliorare la protezione sociale e l’accudimento dei bambini.

 

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Marinella Corridori




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