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Il latte materno come cibo per adulti

Perché usare il latte materno solo per allattare i neonati?

Alcuni cuochi si sono posti questa curiosa domanda e hanno provato a ideare varie ricette a base di latte materno da proporre a commensali adulti.

Il gelato. Alla fine del febbraio 2011, l’Icecreamist, una gelateria londinese che si trova nel quartiere di Covent Garden, ha proposto un nuovo gusto di gelato, intitolato “Baby Gaga”. Il nome richiama quello di Lady Gaga e ad attrarre l’attenzione contribuisce il fatto che il gelato viene servito da una cameriera vestita con abiti ispirati alla cantante, in particolare con un bustino dal seno a punta. La peculiarità del gelato è questa: è fatto con latte materno, a cui vengono aggiunti vaniglia del Madagascar e scorzette di limone; viene servito con un biscotto e vi può essere versato sopra whiskey o un altro liquore a scelta. Il gestore della gelateria, Matt O'Connor, afferma di voler cambiare il modo in cui le persone pensano al gelato e dichiara che il Baby Gaga è puro, organico e totalmente naturale. O’Connor sottolinea che la materia prima è controllata e pastorizzata. I controlli sono gli stessi che vengono effettuati dal sistema sanitario nazionale inglese per i donatori di sangue e per le donne che donano latte alle banche del latte. Le prime 15 donatrici sono state reclutate tramite un annuncio sui giornali e il latte è stato pagato 15 sterline ogni 10 once (approssimativamente 30 cl), mentre il prezzo di una porzione di Baby Gaga è stato fissato a 14 sterline.  Per produrre 50 gelati sono sufficienti 30 once di latte. I primi gelati sono stati prodotti con il latte di una madre trentacinquenne di Leeds, Victoria Hiley. Victoria lavora con donne che hanno problemi ad allattare al seno i loro figli e ha voluto dare il proprio latte perché crede che, se gli adulti capiranno quanto è gustoso il latte materno, le madri potrebbero essere più invogliate ad allattare al seno i neonati. Il gestore afferma che il gelato ha avuto molto successo e che altre 200 donne hanno manifestato la propria disponibilità a fornire il latte. Il gelato ha tuttavia provocato proteste del pubblico e ha sollevato preoccupazioni da parte dell’autorità di protezione della salute e dell’autorità che regola gli standard alimentari. Il successo di Baby Gaga è perciò durato solo pochi giorni, poi sono state confiscate le scorte e ne è stata vietata la vendita: le autorità affermano di voler verificare che il cibo sia sicuro per il consumo. Infatti, se le donatrici non sono state controllate adeguatamente, il rischio è che attraverso il latte possano essere trasmessi virus (ad esempio vi può essere il rischio di trasmissione dell’epatite). Tuttavia, se i controlli effettuati sono effettivamente quelli dichiarati dal gestore, ci si potrebbe chiedere perché il latte che viene considerato adeguato per la distribuzione ai neonati (attraverso le banche del latte) non possa venire distribuito anche agli adulti e sia invece considerato alla stregua di una minaccia per la salute pubblica.

Il formaggio. Nel febbraio 2010 uno chef newyorkese ha fatto parlare di sé quando sul suo blog ha dato notizia di un esperimento compiuto in famiglia: dato che la moglie produceva più latte di quanto la figlia neonata riuscisse a berne, con il latte in eccesso lo chef ha provato a produrre del formaggio. Lui è Daniel Angerer, chef della Klee Brasserie, ristorante sulla Nona Strada, che gestisce proprio con la moglie, Lori Mason. Dopo il post sul blog, in cui si precisa che il formaggio non è in vendita nel ristorante (come invece è stato riportato per errore dai media), i clienti hanno iniziato a chiedere di poter assaggiare il formaggio. Un portavoce dell’autorità responsabile della salute pubblica ha affermato che vi sono rischi connessi con il latte materno (che dipendono dalla salute della donna) e che, se il ristorante fosse trovato a distribuire il formaggio al pubblico, potrebbe essere emessa una nota di violazione. In risposta, Angerer ha affermato che non ha intenzione di vendere il formaggio nel ristorante, ma ha insistito nel dire che si tratta di un cibo sano. Dello stesso parere è la moglie, che in un’intervista al New York Post ha affermato di essere più sana di una mucca media, anche perché non pompata di steroidi.

La cheesecake. Abi Blake, casalinga trentenne di Bristol, nel 2010 ha rilasciato un’intervista al quotidiano The Sun affermando di cucinare regolarmente con il latte rimasto dopo aver allattato la figlia Tily. Utilizza il suo latte in particolare per il sugo delle lasagne e per la cheesecake alla vaniglia, offre spesso cibi a base del suo latte ad amici e parenti e ha anche venduto dolci fatti col proprio latte in occasione di manifestazioni culinarie. Prima di servire cibi a base del proprio latte ai suoi ospiti, si sottopone regolarmente ai test dell’AIDS e delle malattie sessualmente trasmissibili.

L’agnello al curry. Nel 2008 Hans Locher, proprietario del ristorante Storcher di Winthertur (città del cantone di Zurigo), ha pubblicato annunci sui giornali per cercare madri disposte a dare il proprio latte da usare come ingrediente nelle ricette del ristorante. 35 anni prima aveva fatto esperimenti col latte della moglie e aveva constatato che al latte materno va sempre aggiunta un po’ di panna montata per ottenere una buona consistenza. Tra le sue ricette con latte materno vi sono zuppe, agnello al curry e bistecca di antilope con salsa di finferli e cognac. Il ristoratore ha calcolato che gli servirebbero circa cinque litri di latte per creare un menù e ha offerto 16,25 franchi svizzeri per ogni litro. L’iniziativa di Locher ha sollevato le proteste dell’associazione dei produttori di latte svizzeri e dell’associazione svizzera di promozione dell’allattamento al seno. All’inizio non era chiaro se l’utilizzo del latte materno potesse essergli vietato, a causa di una lacuna legislativa: gli uomini come produttori di latte non erano considerati dalla legislazione, perché non erano menzionati nella lista delle specie approvate (come le mucche e le capre), ma nemmeno in quella delle specie vietate (come le scimmie). In seguito l’autorità svizzera di vigilanza sul cibo ha comunque affermato che, in caso di utilizzo di latte materno, il ristoratore dovrebbe fronteggiare un’azione legale, così come le donatrici di latte, che potrebbero essere accusate di fornire un prodotto potenzialmente pericoloso.

Eleonora Fanos




Index - Marzo 2011
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