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Il fatto di cui si parla
Infezione da virus influenzale A(H1N1): indicazioni utili

 

La Società Italiana di Neonatologia (SIN), attraverso il Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale, ha redatto un documento con indicazioni utili per la gestione della problematica “infezione da virus influenzale A(H1N1)” per tutti gli operatori dei punti nascita italiani, per le future mamme e per le neomamme.


Ne parliamo con il Segretario del Gruppo di Studio, il Dr. Marcello Lanari, Direttore dell’Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell’Azienda Usl di Imola.  

 

 

Che cosa si può dire dell’infezione da virus A(H1N1)v?


Molto di ciò che sappiamo sull’infezione da virus A(H1N1)v deriva dai dati raccolti dai Servizi Sanitari dell’Australia e della Nuova Zelanda nella scorsa estate, periodo che nell’emisfero australe corrisponde alla stagione invernale. Solo in queste ultime settimane, con il progredire della pandemia, iniziamo ad avere dati consistenti anche nazionali.

La differenza tra questa influenza e quella stagionale non consiste tanto nella gravità per il singolo, che anzi appare nella maggior parte dei casi minore, quanto piuttosto nel numero dei soggetti che si infetteranno, che sarà certamente maggiore che nelle precedenti stagioni epidemiche. Ciò è dovuto al fatto che il virus A(H1N1) è un virus nuovo, che non viene pertanto riconosciuto dal sistema immunitario della popolazione dei neonati, bambini e giovani-adulti. Solo le persone più anziane lo riconoscono, almeno in parte e sono dunque più facilmente protette dal loro sistema immunitario.

 

 

Perché i neonati non rientrano tra le categorie da vaccinare?


Le linee guida dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (CDC), la Food and Drug Administration (FDA), l’European Medicines Agency (EMEA) e il nostro stesso Ministero consigliano e sostengono una vaccinazione dopo che vi sono ampie prove di efficacia e sicurezza della stessa, su una determinata popolazione. Ebbene queste prove non vi sono ancora per il neonato e dunque la vaccinazione non è indicata prima del sesto mese di vita. Attualmente la letteratura scientifica descrive pochi casi di infezione da virus A(H1N1)v tra i neonati, che restano comunque una categoria a rischio di infezione grave, per la non completa maturazione immunologica ed il piccolo calibro delle loro vie respiratorie.

Esistono poi categorie a particolare rischio anche tra i neonati:

  • nati pretermine
  • con patologia polmonare cronica
  • con cardiopatia congenita
  • con difetti immunitari

 

Che cosa si può fare per questi neonati a rischio?

Per questi neonati a rischio, come del resto nei confronti di tutti i neonati, è indispensabile una prevenzione ambientale, attraverso l’osservanza di alcune norme utili a contenere la possibilità di contagio:

  • far evitare loro contatti con persone ammalate
  • far evitare loro luoghi affollati
  • far evitare loro il fumo passivo
  • lavarsi metodicamente ed accuratamente con sapone ed acqua calda le mani prima e dopo la loro gestione (allattamento, preparazione dei pasti, cambio del pannolino…)
  • indossare abiti puliti (magari semplicemente un camice) prima di prendersi cura di loro
  • usare la mascherina per coprire naso e bocca se si accusano sintomi di affezioni respiratorie
  • se si è contratta l’influenza, far gestire il neonato da persone sane, altrimenti, ove non sia possibile, coprirsi accuratamente naso e bocca con mascherine, da cambiare frequentemente
  • smaltire accuratamente le secrezioni respiratorie (lavarsi accuratamente le mani – buttare il fazzoletto di carta monouso – lavarsi di nuovo le mani)
  • tossire e starnutire nel fazzoletto
  • aerare gli ambienti frequentemente.

Se la mamma si ammala, può continuare ad allattare?

Il latte materno è l’alimento più prezioso ed equilibrato per il neonato ed è ricco di sostanze anti infettive. L’allattamento deve quindi continuare anche se la madre ha un’infezione conclamata da virus A(H1N1)v. Sarà bene però che la madre tiri il latte, che, come già detto, verrà somministrato da una persona sana, almeno finché non abbia più febbre o abbia assunto antivirali da più di 2 giorni.


I neonati possono essere vaccinati?

No, la vaccinazione è consigliata dopo il sesto mese di vita. Attualmente, dal sesto mese fino al nono anno di età, sono previste 2 dosi.


Il vaccino è indicato anche per le donne gravide?

Assolutamente sì. Le donne gravide al 2° o 3° trimestre costituiscono una delle categorie con maggiore priorità riguardo alla vaccinazione. Ciò, sia  per proteggere la gravida, che di per sé è lievemente “immunodepressa” (proprio per consentire lo sviluppo di un essere, il feto, con un patrimonio genetico parzialmente diverso dal proprio, perché di origine paterna). In secondo luogo perché è presumibile che una certa quota di anticorpi che la madre svilupperà con la vaccinazione passi la placenta, proteggendo così anche il neonato.


Che cosa succede se la mamma si ammala nel periodo in cui deve partorire?

Se al momento del parto la mamma è affetta da virus A(H1N1)v la struttura dovrebbe riservarle un percorso cautelativo, in grado di garantire alle altre mamme e agli altri neonati presenti in reparto di non infettarsi.

Se la tollera, dovrebbe indossare una mascherina, anche in travaglio e quando occupa spazi comuni. Il personale che la segue deve adoperare materiale monouso, coprirsi il capo, indossare la mascherina, lavarsi accuratamente le mani.

Il neonato andrebbe collocato in un’altra stanza, diversa da quella in cui soggiorna la madre, non assieme ad altri neonati ed accudito da persone sane.

La donna dovrebbe iniziare una terapia con antivirali (che non controindica l’allattamento) e dopo 2 giorni dall’inizio di questa può tornare con il bambino, pur con le solite attenzioni già dette.


Ci sono altre raccomandazioni che ritiene utili?

Il personale che assiste gravide e neonati deve essere fortemente motivato alla vaccinazione per l’influenza pandemica, così come le persone che a casa gestiranno il neonato.

Ai genitori è bene ricordare di non recarsi in prima battuta con neonati al pronto soccorso, per evitare di infettarsi; è opportuno invece contattare il pediatra di famiglia, che consiglierà le cure necessarie o l’eventuale ricovero.


Le strutture ospedaliere dovrebbero adottare misure più restrittive nei confronti dei visitatori?

Sarebbe opportuno, in periodo pandemico, disincentivare l’accesso dei visitatori in ostetricia, nei nidi e nei reparti di patologia neonatale, prevedendo e applicando norme igieniche per chi comunque abbia motivo di accedervi, come i genitori.

Sarebbe auspicabile che ogni ospedale redigesse del materiale informativo per gli operatori, ma soprattutto per i pazienti e per chi li assiste, possibilmente in più lingue.


Marinella Corridori



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