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Nelle prime settimane i neonati non dormono più di 4 ore consecutive, ma già dal terzo mese i bambini riescono a dormire anche per 6-8 ore, generalmente durante la notte. Tuttavia le differenze individuali possono essere molto marcate. Già dai primi giorni si può capire se il bambino tende a dormire più o meno della media e generalmente queste caratteristiche persistono nei mesi successivi. Prima della nascita, il feto alterna con una certa regolarità momenti di attività a fasi di riposo e questi schemi permangono anche dopo la nascita, indipendentemente dal fatto che sia giorno o notte. Ogni bambino nasce con un proprio ritmo personale e la sincronizzazione con i genitori avviene gradualmente: occorre tenere presente che l’adattamento richiederà del tempo e comporterà scambi e aggiustamenti reciproci tra il bambino e i genitori. Alcuni bambini si addormentano facilmente, talvolta anche senza l’intervento da parte dei genitori. Altri, invece, trovano più faticoso il passaggio dallo stato di veglia al sonno. È bene quindi osservare attentamente il comportamento del bambino nel passaggio dalla veglia al sonno per sviluppare strategie personalizzate, che i genitori avranno cura di riproporre costantemente, perché la routine ha un effetto tranquillizzante sui bambini. È utile anche cogliere i comportamenti con cui il neonato manifesta i primi segni di stanchezza (agitazione, irritabilità, evitamento di stimoli esterni, aria assonnata) per sapere quando iniziare a mettere in atto le strategie individuate.
Strategie possibili. Se si osserva che il bambino è attratto dagli oggetti circostanti e si tranquillizza guardandoli, lo si può distendere supino nella culla, con alcune figure interessanti ben in vista, meglio se caratterizzate da linee e contrasti molto netti. Se il bambino dimostra di preferire gli stimoli uditivi, si può provare con una musica rilassante da ascoltare nella culla. Alcuni bambini si rilassano succhiando il pollice; se non riescono a trovarlo da soli, li si può aiutare avvolgendoli nella coperta in modo che abbiano sempre la manine a portata di bocca. Talvolta la voglia di succhiare del bambino viene fraintesa e scambiata per una richiesta di cibo; se si è incerti, si può provare a offrirgli un dito: se il bambino non si attacca immediatamente e non succhia con forza non ha davvero fame e vuole succhiare per calmarsi. Ci sono dei bambini che si addormentano meglio in assenza di sollecitazione esterne. In questo caso è consigliabile portare il bambino in una stanza semibuia e silenziosa e lasciarlo nel suo lettino senza altri stimoli, anche ignorando un eventuale pianto iniziale. Per alcuni genitori è difficile mettere in pratica questa strategia, ma se il pianto è nervoso e discontinuo e si esaurisce in pochi minuti, è meno stressante per il neonato evitare qualsiasi stimolo attivo. Alcuni bambini, infine, per addormentarsi richiedono una partecipazione più attiva dei genitori; in questo caso potrebbe risultare comodo condividere lo stesso letto. La condivisione del “lettone” risente fortemente dell’approccio culturale: esistono infatti differenze notevoli tra le diverse culture riguardo agli aspetti organizzativi del sonno del bambino. In alcune culture (ad esempio in Giappone) la vicinanza fisica con il neonato è molto valorizzata e i genitori dormono insieme al loro bambino. In altre culture (come quella anglosassone) si dà più importanza all’indipendenza del bambino e si ritiene quindi che debba avere un suo spazio dove dormire. In ogni caso, comunque, occorre fare attenzione alla sicurezza del bambino prendendo alcune precauzioni: mai dormire insieme al bambino se si è troppo stanchi, se si è fatto uso di alcol o se si sono assunti medicinali che possano compromettere la propria capacità di percezione; assicurarsi che il bambino non abbia troppo caldo e che lo spazio a sua disposizione sia adeguato; eliminare cuscini e altri oggetti imbottiti vicino al bambino; evitare di addormentarsi col bambino sul divano.
Il ciclo del sonno. Per tutta la durata del ciclo di riposo, il bambino alterna varie fasi: il sonno REM, caratterizzato da rapidi movimenti degli occhi rilevabili anche a palpebre chiuse; il sonno profondo, con respiro più regolare e movimenti minimi, e infine il sonno leggero, in cui il bambino inizia a muoversi e può risvegliarsi con brevi periodi di veglia che possono durare da qualche secondo a diversi minuti. In genere, dal terzo mese in poi, circa 2 bambini su 3 riescono a dormire senza interruzioni o pianti, anche svegliandosi periodicamente nelle fasi di sonno leggero, ma riuscendo a riaddormentarsi senza bisogno dei genitori. Tuttavia, anche dopo i tre mesi, per il 10-15% dei bambini è comunque difficile dormire senza interruzioni e senza ripetuti pianti notturni.
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