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Un reportage sull'anoressia

   Samanta Villar è una giornalista spagnola che, al motto di: “raccontarlo e viverlo non è la stessa cosa”, effettua reportage immergendosi per tre settimane nella tematica di volta in volta trattata, ad esempio dormendo per strada tra i senzatetto o bendandosi gli occhi per capire come possa sentirsi una persona cieca; la serie di reportage da lei realizzata, 21 días (cioè “21 giorni”), è trasmessa dall’emittente televisiva spagnola Cuatro ed è giunta alla seconda edizione.

 

21 giorni senza mangiare.

La puntata 21 días sin comer (cioè “21 giorni senza mangiare”) è stata trasmessa nella prima edizione del programma e tratta del problema dei disturbi alimentari e, in particolare, dell’anoressia.

Samanta Villar si è chiesta perchè alcuni si sottomettano alla tortura di non mangiare, o di mangiare e poi castigarsi per averlo fatto, che conseguenze abbia il perdere chili rapidamente e se si possa vivere con una dieta che raggiunge appena le 300 calorie al giorno. Per cercare le risposte ha convissuto con i malati, ha visto il dramma delle famiglie, ha parlato con gli psichiatri e, dato che non è la stessa cosa raccontarlo e viverlo, ha smesso di mangiare per 21 giorni.

La giornalista è consapevole del fatto che questo non la converte in una anoressica, perchè non può vivere i problemi che conducono ai disordini alimentari; può tuttavia vivere e mostrare al pubblico le conseguenze che si hanno se si restringe drasticamente la dieta.

La supervisione degli specialisti.

Dato che smettere di mangiare può avere conseguenze gravi, la restrizione della dieta della giornalista è stata supervisionata da specialisti: l’équipe di medici e psichiatri dell’UTCA (Unidad de Trastornos de la Conducta Alimentaria, cioè “unità dei disturbi dei comportamento alimentare”) dell’ospedale Santa Cristina di Madrid l’ha sottoposta alle stesse prove di diagnostica e controllo a cui vengono sottoposti i malati. La dottoressa Rosa Calvo, responsabile della UTCA, ha tentato di dissuaderla: la prima cosa che può succedere è che sorga un’ossessione per il cibo; poi, alimentando meno il cervello, sorgono sicuramente problemi nella concentrazione e nella fissazione delle informazioni; infine, sono alte le probabilità di ritrovarsi ad avere un disordine alimentare, perchè il dimagrimento dà una sensazione piacevole ed è socialmente apprezzato. La routine in ospedale. Samanta ha iniziato così il suo percorso di tre settimane tra i malati di anoressia, che l’ha portata ad esempio ad andare a casa dei malati, dove ha visto come affrontano il momento del pasto, e a farsi ricoverare presso la Unidad de Trastornos Alimentarios (“unità dei disturbi alimentari”) dell’ospedale di Ciudad Real, per osservare la routine del centro. Nel centro vi sono regole severe: si devono fare 5 pasti al giorno, con una durata massima di 40 minuti; è obbligatorio riposare; non si può parlare del proprio aspetto fisico ed è permessa una sola passeggiata all’esterno. L’anoressia non colpisce solo gli adolescenti: in ospedale Samanta ha incontrato e intervistato Pilar, una trentatreenne malata di anoressia da quattro anni. Ammalatasi dopo una rottura sentimentale, non ha un lavoro, non ha nessun amico e ha una cattiva relazione con i genitori, che colpevolizza per la sua malattia. Pilar afferma che sa che vivendo così non andrà da nessuna parte, ma si sente confusa e non trova nulla che la faccia sentire bene; è la terza volta che viene ricoverata in ospedale.  

 

I cambiamenti osservati dopo 21 giorni.

Dopo tre settimane Samanta Villar ha affermato che il suo corpo si è abituato alla fame, ma ha le mani intorpidite, le pesano le braccia, striscia i piedi, ha male alla testa e alla schiena, e si sente triste. La dottoressa Calvo ha affermato che ci sono stati cambiamenti patologici, poichè è aumentato l’indice di depressione e Samanta ha difficoltà a percepire adeguatamente i propri segnali corporei; sono inoltre aumentati l’ostilità, l’ossessività e l’ansietà. Il suo peso è diminuito di 6 kg e l’indice di massa corporea si è ridotto di 3 punti, giungendo sotto il livello soglia della salute e al limite dei disturbi alimentari. Vi è stata inoltre una riduzione dei globuli rossi, dei globuli bianchi (i leucociti sono diminuiti drasticamente da 7200 a 3200) e delle piastrine; notevole anche la diminuzione del potassio.  

 

Le conclusioni tratte dalla giornalista.

Samanta Villar afferma di aver capito con chiarezza che l’anoressia è un malattia molto grave, legata a importanti problemi psicologici.

La giornalista conclude sottolineando che vi è il rischio di sottovalutare anche una semplice decisione di dimagrire: dopo sole tre settimane si è accorta di non voler più riacquistare i chili persi, prima di iniziare a perdere peso non si sarebbe aspettata di non avere attacchi di fame o di avere addirittura sensazioni positive legate al controllo sul corpo, né di diventare iperattiva e ansiosa o di perdere consapevolezza di sé. L’anoressia non è una cosa con cui scherzare.

 

Per approfondire...

Il filmato completo del reportage è disponibile sul sito della rete televisiva Cuatro, nella sezione dedicata al programma 21 días (cuatro.com/21-dias/).

 

 

Eleonora Fanos

 




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