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Diabulimia


Il disturbo. Il termine “diabulimia” deriva dall’unione dei termini “diabete” e “bulimia” e indica un disturbo alimentare che può colpire chi è affetto da diabete di tipo 1: le persone affette da diabulimia scelgono di iniettarsi meno insulina col proposito di dimagrire, con conseguenze molto dannose e potenzialmente mortali.

Il rischio per le bambine e le adolescenti. La diabulimia colpisce soprattutto ragazze adolescenti e giovani adulte. I genitori dovrebbero stare attenti ai comportamenti delle figlie adolescenti che soffrono di diabete di tipo 1: secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Diabetes Spectrum nel 2002, a metà dell’adolescenza (cioè a 15 anni circa), tra le ragazzine che hanno un diabete di tipo 1, più di 1 su 10 è diabulimica. Alla fine dell’adolescenza (19 anni) il rischio è più alto: soffrono di diabulimia 3-4 ragazze su 10. Non bisogna inoltre sottovalutare il rischio nel periodo della preadolescenza e dell’inizio dell’adolescenza (cioè a circa 12 anni), che esiste anche se è più moderato: si stima che ne soffra 1 bambina su 100.

I motivi. Alle preoccupazioni riguardanti il proprio aspetto, tipiche dell’adolescenza, per le ragazzine che hanno un diabete di tipo 1 si aggiungono ulteriori fattori che aumentano il rischio di disordini alimentari, per esempio il fatto di avere una malattia cronica può produrre un’immagine di sé negativa.
Inoltre, una ragazzina a cui viene diagnosticato una diabete di tipo 1 deve vigilare costantemente sulla propria dieta: l’attenzione richiesta è simile a quella tipica dei disordini alimentari e può far scattare pensieri tipici di tali problematiche. In più, dopo la diagnosi di diabete e l’inizio della terapia, si verifica un aumento di peso legato all’effetto dell’insulina, che può non essere accettato. Il controllo delle dosi di insulina può inoltre sembrare più semplice del controllo del cibo assunto. L’ossessione per il peso si può poi inserire in una più vasta tematica di ribellione e di negazione della malattia, per cui controllare le dosi di insulina può dare alle ragazzine con diabete di tipo 1 un senso di controllo sul proprio corpo in un momento in cui tutto il resto non è sotto controllo: riducono le dosi perché non vogliono sentire che la malattia sta vincendo. Ciò che chi è malato di diabulimia non comprende è che, in questo modo, sta proprio lasciando vincere la malattia, perché senza introdurre l’insulina la salute inevitabilmente ne soffre. Sulla riduzione delle dosi di insulina possono infine influire altre problematiche, non legate al controllo del peso, per esempio il fatto di non voler rivelare di avere il diabete (le ragazzine non vogliono farsi le iniezioni in pubblico o far vedere che hanno la pompa per la somministrazione dell’insulina nell’addome).

I segnali d’allarme.  I genitori dovrebbero preoccuparsi quando la figlia diabetica mostra ossessione per il cibo e per l’immagine corporea, basso livello di energia e iperglicemia (alto livello di zuccheri nel sangue). Altri segnali di allarme sono i seguenti: considerevoli variazioni di peso, abbuffate di dolci e di prodotti con un alto contenuto di carboidrati, riserve di cibo nascoste e, più in generale, cambiamenti nelle condotte alimentari, che si verificano ad esempio quando la ragazzina mangia di più ma continua a dimagrire. Infine, ulteriori elementi di preoccupazione possono essere la necessità di urinare frequentemente (che avviene perché i reni devono lavorare di più per filtrare il glucosio in eccesso dal sangue) e un odore dolciastro, simile a quello della frutta, nell’alito e nelle urine (che è dovuto a un’aumentata presenza di acetone).

Le conseguenze. I pazienti che omettono o riducono le dosi di insulina possono andare incontro al rischio di sviluppare complicazioni microvascolari, tra cui ad esempio problemi agli occhi (che possono condurre alla cecità), problemi renali, danni ai nervi nelle mani e nei piedi. Possono inoltre avere complicazioni macrovascolari, ad esempio infarto. La riduzione dell’insulina può infine condurre ad episodi di chetoacidosi diabetica, che può portare al coma e alla morte. In uno studio condotto per 11 anni su donne con diabete di tipo 1, per le donne diabulimiche si è rilevato un rischio di morte pari a tre volte quello delle donne che assumevano insulina nelle dosi prescritte; si è inoltre riscontrato che l’età media alla morte era più bassa per le donne diabulimiche rispetto a quelle non diabulimiche. Lo studio è stato pubblicato nel 2008 sulla rivista Diabetes Care ed è stato condotto sotto la guida della professoressa Goebel-Fabbri, docente presso la facoltà di Medicina della Harvard University. Come afferma la professoressa, non stupisce che i risultati dell’omissione o della riduzione delle dosi di insulina possano essere catastrofici: ciò che meraviglia è che le pazienti corrano rischi così elevati con il solo proposito di perdere peso.

Per approfondire.

  • Daneman D, Rodin G, Jones J et al. (2002) Eating Disorders in Adolescent Girls and Young Adult Women With Type 1 Diabetes. Diabetes Spectrum 15(2):83-105
  • Goebel-Fabbri AE, Fikkan J, Franko DL et al. (2008) Insulin restriction and associated morbidity and mortality in women with type 1 diabetes. Diabetes Care 31:415-419
  • Mathieu J (2008) What Is Diabulimia? Journal of the American Dietetic Association 108(5):769-770
  • Per comprendere meglio le motivazioni e le conseguenze della diabulimia, si consiglia di leggere le testimonianze di persone che hanno sofferto della malattia. Sul sito di USA Today (all’indirizzo link) si può leggere l’articolo “Skipping insulin for weight risky”, in cui viene intervistata Lee Ann, trentaquattrenne, a cui è stato diagnosticato il diabete di tipo 1 a 5 anni e che in adolescenza, dopo aver sofferto di bulimia, è diventata diabulimica. All’indirizzo link è disponibile la trascrizione della puntata sulla diabulimia dello show statunitense “Dr Phil”: contiene un’intervista a Kaytee, un’adolescente, e Wanda, una donna (trentatreenne e già madre), entrambe affette dalla malattia.




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