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Allergie e intolleranze alimentari: qualche novità dalle ricerche


Di seguito sono presentati i risultati di alcune recenti ricerche in tema di allergie e intolleranze alimentari, che sono state pubblicate o presentate durante congressi nel corso del 2011.

Madri ignare del collegamento tra alimentazione e allergie. Solo il 10% delle primipare sa che esiste un collegamento tra le allergie e il modo in cui il bambino è nutrito nel primo anno di vita. Questo è ciò che emerge da una ricerca che è stata condotta in 5 paesi (Finlandia, Inghilterra, Germania, Ungheria e Spagna) ed è stata coordinata dai ricercatori dell’Università di Turku (Finlandia). Lo studio è stato presentato al congresso dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology che si è svolto a giugno a Istanbul. Alle madri sono state poste varie domande nelle settimane immediatamente successive alla gravidanza. Si è così riscontrato che, mentre quasi tutte le madri ritengono che la nutrizione del bambino nel primo anno di vita possa influenzarne la salute futura, solo il 10% pensa che la nutrizione possa influenzare la possibilità di sviluppare allergie alimentari. Secondo il Dottor Laitinen, uno dei ricercatori finlandesi, la mancanza di conoscenza da parte delle madri ha però origine a monte, dato che le madri ricevono informazioni su come nutrire il bambino dagli operatori sanitari e dal materiale informativi messo a disposizione da questi ultimi. Emerge perciò la necessità di aggiornare il materiale informativo e rendere il personale sanitario più consapevole dell’importanza di una corretta nutrizione infantile per la salute futura.

La celiachia è collegata alle stagioni. La celiachia (intolleranza al glutine) è più comune tra i bambini nati tra marzo e agosto: è questa la conclusione di una ricerca statunitense condotta dai ricercatori del Massachusetts General Hospital for Children di Boston. Sono stati presi in considerazione 382 pazienti celiaci (con celiachia confermata da biopsia e con età alla diagnosi compresa tra gli 11 mesi e i 19 anni). I pazienti sono stati divisi in due gruppi in base alla data di nascita (marzo-agosto e settembre-febbraio). Per i pazienti di età maggiore (15-19 anni) non sono state riscontrate differenze numeriche rilevanti tra i due gruppi, ma prendendo in considerazione i pazienti più giovani (di età inferiore a 15 anni) si è rilevato che la maggior parte di essi (57%) era nata tra marzo e agosto. I ricercatori ritengono che questa maggiore incidenza possa essere collegata alla stagione in cui avviene l’introduzione dei cibi contenenti glutine nella dieta del lattante: per un bambino nato in primavera o estate tale stagione coincide con i mesi freddi. Tra i fattori stagionali che potrebbero essere collegati con l’insorgenza della celiachia vi sono il maggior rischio di infezioni virali e la minore esposizione alla luce solare (con la conseguente riduzione della quantità di vitamina D). I ricercatori ritengono che la data di nascita del bambino potrebbe perciò essere un elemento da tenere in considerazione quando si decide l’età a cui introdurre il glutine nella dieta: per i bambini nati nei mesi caldi potrebbe non essere appropriato introdurre tali alimenti alla stessa età a cui vengono introdotti per i bambini nati nei mesi freddi. La ricerca è stata presentata durante la Digestive Disease Week tenutasi a Chicago dal 7 al 10 maggio 2011.

Novità dalla ricerca italiana per i celiaci. Una ricerca italiana ha mostrato che anche per le persone celiache potrebbe essere possibile mangiare alimenti derivati dalla farina di grano: questa possibilità si apre grazie all’ottenimento di una farina idrolizzata, cioè “predigerita”.
Lo studio ha coinvolto pazienti celiaci di età compresa tra 12 e 23 anni, che hanno consumato quotidianamente 200 grammi di prodotti da forno per 60 giorni. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi: per il primo gruppo i prodotti da forno sono stati preparati con farina non trattata (80.127 parti per milione di glutine), per il secondo gruppo con farina ampiamente idrolizzata (2.480 parti per milione di glutine residuo) e per il terzo gruppo con farina completamente idrolizzata (8 parti per milione di glutine residuo). Per ottenere la farina idrolizzata, la farina di grano è stata fatta fermentare con lattobacilli e proteasi fungine presenti nel lievito naturale. Alla fine dell’esperimento, tutti i pazienti del primo gruppo hanno presentato un aumento del livello degli anti-tTG (anticorpi tranglutaminasi) e danni alla mucosa intestinale dell’intestino tenue; alcuni hanno dovuto interrompere lo studio a causa dei sintomi. I pazienti del secondo gruppo non hanno mostrato sintomi, ma al termine dello studio presentavano infiammazione della mucosa intestinale. I pazienti del terzo gruppo, invece, non hanno mostrato sintomi, non hanno prodotto anti-tTG e non hanno sviluppato infiammazione della mucosa intestinale. La ricerca è stata pubblicata sul numero di gennaio della rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology ed è stata coordinata dal Professor Luigi Greco del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Napoli Federico II. Il Professor Greco ha affermato che è la prima volta che una farina derivata da un prodotto a base di frumento risulta essere non tossica dopo essere stata somministrata a pazienti celiaci per un periodo pari a 60 giorni.




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