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La durata ottimale dell’allattamento esclusivo al seno è oggetto di un continuo dibattito. A tale proposito, il professore scozzese Forsyth ha recentemente comparato le indicazioni ufficiali fornite dalla World Health Organization (WHO) e i risultati ottenuti dalle recenti ricerche scientifiche. L’articolo è stato pubblicato online il 2 giugno 2011, in attesa di comparire sull’edizione cartacea della rivista Archives of Disease in Childhood.
L’allattamento esclusivo al seno. Secondo la definizione della WHO, si parla di “allattamento esclusivo al seno” quando il bambino riceve solo latte materno dal seno della propria madre o di una balia, o latte materno estratto e conservato, e nessun altro liquido, nemmeno acqua (con l’eccezione di soluzioni orali per la reidratazione e gocce e sciroppi contenenti vitamine, supplementi di minerali o medicine).
La raccomandazione della WHO. Nel 2002 la World Health Assembly (l’organo decisionale della WHO) e l’UNICEF hanno adottato la “Global Strategy for infant and young child feeding” (Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini). Tra le raccomandazioni vi era quella di alimentare i bambini esclusivamente tramite l’allattamento al seno per i primi 6 mesi di vita, raccomandazione che valeva sia per i paesi sviluppati che per i paesi in via di sviluppo.
Ci sono sufficienti evidenze scientifiche per i paesi sviluppati? La raccomandazione della WHO si basava su uno studio scientifico pubblicato dalla stessa WHO nel 2002, che aveva evidenziato alcuni vantaggi dell’allattamento al seno esclusivo per 6 mesi rispetto all’allattamento esclusivo per 3-4 mesi. Tra i vantaggi, erano riportati un minore rischio di infezioni gastrointestinali per il bambino, la posticipazione della ricomparsa dei cicli mestruali e una più rapida perdita di peso per la madre. Tuttavia, gli ultimi due vantaggi erano stati rilevati solo in paesi in via di sviluppo (Senegal e Honduras): per i paesi sviluppati era stato rilevato solo la riduzione di infezioni intestinali (in Bielorussia), che comunque non aveva dato come risultato una riduzione significativa di ospedalizzazioni. Lo studio aveva inoltre evidenziato alcuni rischi potenziali, come l’anemia da carenza di ferro, che è associata a conseguenze negative in termini di sviluppo neurologico. Un recente articolo, pubblicato a gennaio sul British Medical Journal, ha affermato che non vi sono sufficienti evidenze scientifiche per raccomandare, nei paesi sviluppati, l’allattamento esclusivo per 6 mesi piuttosto che per un periodo compreso tra i 4 e i 6 mesi e che inoltre la raccomandazione della WHO potrebbe essere dannosa per alcuni bambini. Lo studio ha infatti rilevato che, tra le evidenze scientifiche in contrasto con le raccomandazioni della WHO, vi sono: un maggior rischio di anemia da carenza di ferro; un rischio più alto di celiachia, con conseguenti problemi nel lungo termine; preoccupazioni riguardo a una più alta incidenza di allergie alimentari.
Per approfondire. - Forsyth JS (2011) Policy and pragmatism in breast feeding. Arch Dis Child doi: 10.1136/2 of 2 adc.2011.215376
- Fewtrell M, Wilson DC, Booth I et al. (2011) Six months of exclusive breast feeding: how good is the evidence? BMJ doi: 10.1136/bmj.c5955
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