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La frequenza e la gravità delle infezioni fungine invasive (IFI, Invasive Fungal Infection) nei pazienti immunocompromessi (ossia negli individui le cui difese immunitarie sono compromesse) sono aumentate negli ultimi due decenni. Infatti, i progressi della medicina (ad esempio le cure per il cancro e i trapianti di organi) hanno ridotto la mortalità dei pazienti in pericolo di vita. Tuttavia, questi progressi hanno anche contribuito ad aumentare la popolazione di pazienti vulnerabili alle IFI. Negli Stati Uniti, tra il 1979 e il 2000, l’incidenza di IFI è aumentata del 307% (da 5.231 a 16.042 casi) e nel 1997 le IFI sono state la settima causa di morte per cause infettive. In particolare, uno studio del 1999 ha rilevato che la candida è il quarto organismo più comune nei casi di sepsi (infezioni ematiche) ospedaliere negli USA. Per quanto riguarda l’età infantile, le IFI colpiscono soprattutto i bambini con immunodeficienza primaria (dalla nascita), specialmente quelli con problemi riguardanti le funzioni dei granulociti neutrofili (un tipo di globuli bianchi).
Neonati in terapia intensiva. Nelle unità di terapia intensiva, le IFI da candida sono la terza causa di infezione tardiva tra i bambini che presentano un peso molto ridotto (inferiore a 1,5 kg) alla nascita. Si definisce “infezione tardiva” un’infezione che si verifica dopo più di 72 ore di vita ed è a trasmissione nosocomiale (le “infezioni precoci” si rilevano invece nei primi tre giorni di vita e sono a trasmissione materna). I fattori di rischio per la candidosi neonatale includono peso alla nascita inferiore a 1 kg e alcune pratiche mediche, che peraltro sono necessarie per mantenere in vita il bambino (oggi sopravvivono neonati la cui sopravvivenza non era nemmeno ipotizzabile qualche anno fa), ma che hanno l’effetto secondario di modificarne il sistema immunitario. Tra tali pratiche si possono citare le seguenti: esposizione a più di due antibiotici, esposizione a cefalosporine (una classe di antibiotici) di terza generazione, nutrizione parenterale (per via venosa) con emulsione di lipidi, presenza di un catetere venoso centrale (per la somministrazione di farmaci, sostanze nutritive e emoderivati e/o per il prelievo di sangue) e necessità di chirurgia addominale. Si stima che sia colpito fino a 1 neonato su 6 tra quelli che alla nascita presentavano un peso inferiore a 1,5 kg (fino a 1 neonato su 5 se si prendono in considerazione solo i neonati che alla nascita presentavano un peso inferiore a 1 kg). Tra le complicazioni nel breve termine si rilevano problematiche renali, meningiti e endocarditi (malattia che colpisce l’endocardio, che riveste l’interno delle cavità cardiache); tra le complicazioni di lungo termine vi sono problemi nello sviluppo neurologico. Tra i neonati colpiti, la mortalità si aggira attorno al 30%; in particolare, per i neonati di peso estremamente basso, uno studio statunitense del 2006 ha rilevato morte o problemi di sviluppo neurologico per il 73%. Data la frequenza con cui si verificano le IFI da candida, la gestione attenta (diagnosi e cura) sono pratica comune nelle terapie intensive neonatali. Oggi esistono nuovi farmaci antifungini molto efficaci, come la micafungina, che sono stati studiati e autorizzati per l’uso anche nell’età neonatale.
Per approfondire. - Chapman RL (2007) Prevention and Treatment of Candida Infections in Neonates. Seminars in Perinatology 31(1):39-46
- Groll AH (2011) Efficacy and safety of antifungals in pediatric patients. Early Human Development 87(Suppl 1):S71-S74
- Zaoutisa TE, Benjaminb DK, Steinbachb WJ (2005) Antifungal treatment in pediatric patients. Drug Resistance Updates 8(4):235-245
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