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In Italia. Nel nostro Paese fuma il 16% delle donne. Analizzando i dati per le classi di età del periodo fertile, fuma il 15% delle donne di 14-24 anni, il 20% delle donne di 25-34 anni e il 22% delle donne di 35-44 anni. La percentuale delle donne che smette di fumare in gravidanza è pari al 71%: durante la gravidanza la percentuale di fumatrici si riduce al 7%. Tuttavia, più dei due terzi delle donne che hanno smesso di fumare in gravidanza ricomincia a fumare dopo il parto. (I dati sono tratti dall’ultima indagine pubblicata su questo argomento dall’Istat. L’indagine è intitolata “Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari” ed è stata pubblicata nel 2007 con dati riferiti al 2005). Preconcepimento. Il fumo può ridurre la fertilità e può causare, in particolare, alterazioni del ciclo mestruale e menopausa precoce. Il fumo altera la produzione di estrogeni e progesterone e rende più difficile l’ovulazione, l’impianto dell’embrione e il proseguimento della gravidanza. Quando si smette di fumare, il tasso di fertilità torna alla normalità. È da ricordare inoltre che per le fumatrici che assumono contraccettivi orali c’è un rischio aumentato di malattia tromboembolica e ictus cerebrale. Non esistono invece prove certe che aver fumato prima del concepimento (anche per un lungo arco di tempo) possa danneggiare lo sviluppo del feto, se in gravidanza non si fuma. Gravidanza. Col fumo aumentano notevolmente il rischio di una gravidanza extrauterina e il rischio di aborto spontaneo durante i primi tre mesi; aumentano anche i casi di placenta previa, rottura della placenta, parto prematuro e mortalità perinatale. Quando la madre fuma vi è poi un maggior rischio di partorire un bambino sottopeso (il rischio per una donna che fuma un pacchetto di sigarette al giorno è aumentato del 30% rispetto a una non fumatrice); le madri che smettono di fumare nell’ultimo trimestre hanno un rischio pur sempre maggiore delle non fumatrici, ma minore rispetto alle madri che fumano per tutta la gravidanza. Per i figli di fumatrici aumentano inoltre i rischi di palatoschisi, labiopalatoschisi, disturbi cardiaci e ridotta circonferenza del cranio. I figli di donne che fumano in gravidanza hanno anche un rischio più alto di SIDS (la morte improvvisa senza causa evidente di bambini di età inferiore ai 12 mesi). Infine, per i figli di donne che fumano tre pacchetti di sigarette al giorno il rischio di presentare un basso punteggio di Apgar (con cui si valuta lo stato di salute alla nascita) è quadruplicato e, secondo alcuni studi, a distanza di anni questi bambini possono presentare deficit fisici e intellettivi. Postparto. La nicotina riduce la quantità e la qualità del latte materno e in alcuni casi può anche mettere a rischio l’avvio stesso della produzione di latte; smettere di fumare aumenta la possibilità di allattamento. Per i bambini esposti a fumo passivo aumenta il rischio di SIDS, la frequenza di asma bronchiale e di altre malattie respiratorie (bronchiti, polmoniti, tosse, dispnea). L’asportazione delle adenoidi e delle tonsille risulta essere fino a 2 volte più frequente. Si rilevano infine un lieve aumento dell’otite ricorrente e dell’otite media sierosa (soprattutto nei bambini di età inferiore a 5 anni) e un aumento delle irritazioni oculari. Si ricorda che fumare lontano dal bambino non è sufficiente per proteggerlo dal fumo: i residui delle sostanze nocive possono comunque essere inalati dal bambino perché rimangono sui vestiti di chi ha fumato e nell’ambiente (per esempio, in automobile le sostanze nocive raggiungono un’alta concentrazione e vi rimangono per molto tempo, anche dopo aver spento la sigaretta).
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