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Cos’è. Con il termine “criptorchidismo” (che significa “testicolo nascosto”) si intende la mancata discesa, dalla cavità addominale alla sacca scrotale, di uno o entrambi i testicoli, che vengono indicati come “testicoli ritenuti”. Nell’embrione il testicolo si forma infatti dentro la cavità celomatica (accanto ai reni) e di norma scende lentamente fino a giungere nella sede definitiva verso l’ottavo mese di gestazione.
Frequenza. Il criptorchidismo è l’alterazione dello sviluppo sessuale maschile più frequente. Al momento della nascita è presente nel 3-4% dei nati a termine e nel 9-30% dei nati pretermine. In genere il criptorchidismo riguarda un solo testicolo, più frequentemente quello destro.
Sintomi. Il sintomo più evidente del criptorchidismo è la mancanza di uno o entrambi i testicoli nello scroto; talvolta è presente anche un’ernia inguinale. Il criptorchidismo viene generalmente riscontrato alla nascita o nei primi anni di vita del bambino. Bisogna comunque ricordare che, se al momento della nascita i testicoli non sono presenti nella sacca scrotale, ciò non significa necessariamente che il bambino rimarrà criptorchide, perché è possibile che il testicolo scenda spontaneamente nello scroto fino ai 18 mesi di vita.
Diagnosi. La presenza e la localizzazione dei testicoli può essere verificata con una visita specialistica da un urologo pediatrico o da un chirurgo pediatrico. La visita andrebbe effettuata prima dei 6 mesi di vita del bambino, perché la quantità di grasso nella regione inguinale e sovrapubica è ancora ridotta e il riflesso cremasterico (che causa la ritrazione del testicolo) è ancora debole. Viene innanzitutto verificato se i testicoli sono palpabili nello scroto o nel canale inguinale; se non sono palpabili si esegue una laparoscopia esplorativa (con l’osservazione della cavità addominale tramite una telecamera introdotta dall’ombelico sotto anestesia generale) per verificare se sono presenti nella cavità addominale, o se sono del tutto assenti.
Infertilità. Il criptorchidismo, se non viene trattato tempestivamente nei primi anni di vita del bambino, può causare il mancato sviluppo dell’epitelio seminale e portare gradualmente il testicolo a una condizione di atrofia: si ritiene che la causa sia la maggiore temperatura che vi è all’interno cavità addominale rispetto a quella della sacca scrotale. Ne può conseguire una azoospermia (produzione nulla di spermatozoi) da parte del testicolo ritenuto; nei casi in cui il criptorchidismo è bilaterale, la conseguenza può essere la sterilità.
Terapia. Per curare il criptorchidismo è necessario intervenire chirurgicamente tramite un intervento di orchidopessia: il testicolo ritenuto viene portato nello sede scrotale attraverso il canale inguinale e viene poi fissato per evitare una sua risalita. Per evitare conseguenze in termini di infertilità, si ritiene che l’intervento debba essere effettuato nei primi due anni di vita del bambino; spesso si aspetta il compimento di 18 mesi prima di effettuare l’intervento, perché, come ricordato in precedenza, entro quell’età può verificarsi la discesa spontanea del testicolo nello scroto.
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