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Primo piano

Le linee guida dell’OMS per il parto hanno compiuto 25 anni

La conferenza. Nell’aprile 1985, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Pan American Health Organization (PAHO) sponsorizzarono una conferenza interdisciplinare sui procedimenti da seguire durante il parto. La conferenza si tenne a Fortaleza (Brasile) e fu seguita da 50 partecipanti appartenenti ai seguenti ambiti professionali: ostetricia, pediatria, epidemiologia, sociologia, psicologia ed economia. Tra i partecipanti erano inoltre state incluse anche alcune madri.

Le pubblicazioni.
Durante la conferenza vennero adottate all’unanimità una serie di raccomandazioni, che furono pubblicate nel 1985 sia nell’articolo "The Appropriate Technology for Birth" (pubblicato sul numero di agosto della rivista “The Lancet”) sia nel libro "Having a Baby in Europe" (inserito tra le pubblicazioni dell’OMS). Queste raccomandazioni rimangono una pietra miliare tra le linee guida del settore.


Le raccomandazioni.
Le raccomandazioni sottolineavano il fatto che, sebbene il parto sia un processo normale e naturale, anche nelle gravidanze non a rischio ci possono essere complicazioni che rendono necessario un intervento medico. Si affermava inoltre che ogni donna ha il diritto a un’assistenza prenatale appropriata (che tenga conto anche degli aspetti psicologici e sociali) e ha il diritto di partecipare alla pianificazione dell’assistenza stessa. Era posta in risalto anche l’importanza della comunicazione tra la partoriente, la sua famiglia e il personale medico. Infine, si sottolineava il fatto che alcune tipologie di procedure mediche dovrebbero essere compiute solo se giustificate da necessità mediche specifiche. Rivediamo insieme alcune delle raccomandazioni.


Visite dei parenti.
Il benessere della madre deve essere assicurato attraverso il libero accesso di un membro della famiglia (a sua scelta) durante il parto e durante il periodo postnatale. L’équipe medica deve inoltre fornire un supporto emotivo sia in presenza sia in assenza di visitatori.



Rispetto della cultura.
Alle donne che partoriscono in ambito ospedaliero deve essere lasciata la possibilità di scelta riguardo all’abbigliamento, al cibo, allo smaltimento della placenta e a ogni altra pratica che possa essere influenzata dall’appartenenza culturale.


Induzione al parto.
Il parto non deve essere indotto per comodità, ma solo nei casi in cui ci siano indicazioni mediche specifiche (il tasso di parti indotti non dovrebbe superare il 10% in nessuna regione geografica).


Posizione del parto.
La partoriente va incoraggiata a camminare durante il travaglio. Inoltre, alla donna deve essere lasciata la possibilità di scegliere la posizione che trova più adatta per il parto.

Parto cesareo.
In nessuna regione geografica si può giustificare una percentuale di parti cesarei superiore al 10-15%: questo range percentuale derivava dal fatto che nei paesi con bassa mortalità infantile nel 1985 si riscontrava una percentuale di parti cesarei inferiore al 10%, e viene ritenuto ancora oggi un livello soglia (ad esempio viene citato nelle linee guida per il cesareo pubblicate dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2010).


Neonato con la madre.
Il neonato sano dovrebbe rimanere con la madre ogni volta che le condizioni di entrambi lo permettano.
Allattamento al seno. L’allattamento al seno va promosso, anche a partire dal momento immediatamente successivo al parto.