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Piscine private e sicurezza

Bambini e piscine.
A livello mondiale l’annegamento è la terza causa di morte per i bambini di età compresa tra 1 e 5 anni. Negli Stati Uniti, per i bambini di età compresa tra 1 e 14 anni l’annegamento è la seconda causa di morte accidentale; in particolare, per i bambini di 1-4 anni, circa il 30% delle morti accidentali è dovuta ad annegamento; per ogni bambino che muore per annegamento, altri quattro sono ricoverati al pronto soccorso per semiannegamento (dati del 2007 dei Centers for Disease Control and Prevention); nella maggior parte dei casi l’annegamento avviene in piscine private. Secondo quanto riportato nelle “Linee guida per ambienti acquatici salubri ad uso ricreativo” (versione italiana, a cura della Società Italiana di Igiene, di un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2006), in Italia l’incidenza delle morti per annegamento sotto i 5 anni è molto bassa, probabilmente a causa della minore diffusione delle piscine private. In Spagna, l’annegamento è la seconda causa di mortalità infantile per i bambini di età compresa tra 1 e 4 anni; l’annegamento rappresenta l’8% delle morti infantili estive, e nel 73% dei casi avviene in piscine private (dati del 2010 della Asociación Española de Pediatría).

Annegamento e semiannegamento.
L’annegamento è definibile come la morte derivante dal danneggiamento della funzione respiratoria a seguito dell’immersione in un liquido. Il semiannegamento indica invece la condizione in cui il danneggiamento della funzione respiratoria a seguito dell’immersione in un liquido non porta a morte immediata, ma può comportare gravi danni a distanza, tra cui anche la stessa morte. Il semiannegamento può causare, in particolare, danni cerebrali, che possono tradursi in disabilità permanenti, per esempio problemi di memoria, difficoltà di apprendimento, stato vegetativo permanente.

Prevenire il rischio.
Prevenire l’annegamento è molto importante, perché risulta difficile intervenire in modo efficace quando l’annegamento è iniziato: la coscienza si perde in un paio di minuti e il danno cerebrale diventa irreversibile in 4-6 minuti. Secondo l’American Academy of Pediatrics (AAP) non bisognerebbe costruire una piscina nel proprio giardino prima del compimento del quinto anno d’età del bambino. Nel caso in cui in giardino sia già presente una piscina, per proteggere i bambini dal rischio di annegamento la regola principale è quella di non lasciare mai i bambini da soli nella piscina o vicino ad essa, nemmeno per un momento. Bisognerebbe cercare di rimuovere sempre tutti i giochi dall’acqua, così i bambini non sono tentati dal provare a raggiungerli, immergendosi in acqua o sporgendosi col rischio di caderci dentro. Dovrebbero essere utilizzate barriere, come una recinzione della piscina, per evitare che i bambini abbiano accesso alla piscina senza la supervisione di un adulto. Può essere poi utile insegnare ai bambini a nuotare e fare indossare loro dei giubbotti di salvataggio. È infine opportuno verificare regolarmente il corretto funzionamento dell’impianto della piscina, in particolare l’aspirazione da parte delle bocchette di ricircolo dell’acqua (per evitare che un’aspirazione troppo intensa sia in grado di intrappolare i bagnanti sott’acqua). Di seguito sono presentate alcune indicazioni, ispirate principalmente dalle linee guida fornite dall’AAP, che possono essere utili per ridurre il rischio di annegamento dei bambini.

Presenza di un adulto.
Un adulto in grado di nuotare e di effettuare una rianimazione cardiopolmonare dovrebbe sempre vigilare quando i bambini sono in acqua o vicino alla piscina. Con i bambini di età inferiore ai 5 anni, l’adulto dovrebbe essere a una distanza massima pari alla lunghezza del suo braccio.

Lezioni di nuoto.
I bambini di età compresa tra 1 e 4 anni possono avere un minor rischio di annegare se hanno ricevuto alcune lezioni di nuoto; per i bambini di età inferiore a 1 anno non si è invece rilevata una riduzione del rischio. In ogni caso, per bambini di qualunque età, le lezioni di nuoto non dovrebbero essere viste come un elemento in grado di assicurare contro il rischio di annegamento.

Recinzione.
La maggior parte dei casi di annegamento di bambini piccoli avviene perché i bimbi cadono in piscina mentre si aggirano non sorvegliati nel giardino di casa. Gli studi statunitensi hanno rilevato che, nei casi di annegamento di bambini di età compresa tra 1 e 4 anni, la maggior parte dei bambini era stata vista per l’ultima volta in casa ed era stata persa di vista per meno di 5 minuti mentre era sotto la custodia di uno o entrambi i genitori. Uno studio statunitense e uno studio australiano hanno inoltre verificato che, nei casi di annegamento in piscine di tipo familiare, le cause più comuni sono state: assenza o incompletezza delle recinzioni, cancello aperto o difettoso, accesso diretto alla piscina dall’abitazione; raramente l’accesso alla piscina è avvenuto scavalcando la recinzione. Nel caso delle piscine fuori terra, nella maggior parte dei casi il bambino ha usato la scaletta, che era stata lasciata in posizione o che era comunque accessibile. Si può perciò notare che molti decessi possono essere prevenuti con la costruzione di una recinzione che separi completamente la piscina dalla casa e dall’area di gioco del giardino. La recinzione dovrebbe essere alta almeno 1,2 metri e non dovrebbe avere aperture o sporgenze utilizzabili dai bambini per oltrepassarla (scavalcandola o passandovi attraverso). Per chiudere la recinzione, bisognerebbe usare cancelli con dispositivo a chiusura automatica con molla di richiamo, con serrature poste in alto fuori dalla portata del bambino; la porta della recinzione dovrebbe aprirsi nella direzione opposta alla piscina. L’uso della recinzione è consigliato anche nel caso delle piscine gonfiabili: i bambini possono caderci dentro se vi si appoggiano. Per maggiore protezione può essere aggiunta anche una copertura per la piscina, che non dovrebbe però essere usata in alternativa alla recinzione, ma solo come elemento di protezione aggiuntivo.

Attrezzatura di salvataggio.
Per una sicurezza ottimale, non bisognerebbe utilizzare i salvagenti gonfiabili (come ad esempio i braccioli) come sostituti dei giubbotti di salvataggio omologati: non sono dei veri sostituti e danno a bambini e genitori un falso senso di sicurezza. È inoltre opportuno tenere, vicino alla piscina, un telefono portatile e alcune attrezzature di salvataggio, come una pertica (di lunghezza pari almeno alla metà della vasca) munita di uncino o un salvagente. La pertica e le altre attrezzature di salvataggio vanno scelte in fibra di vetro o in altro materiale che non conduca elettricità.

Per approfondire.

  • AAP (2011) 2011 Summer Safety Tips – Sun and Water Safety. http://www.aap.org/advocacy/releases/summertips.cfm, ultimo accesso: maggio 2011
  • Centers for Disease Control and Prevention (2011) Unintentional Drowning: Fact Sheet. http://www.cdc.gov/HomeandRecreationalSafety/Water-Safety/waterinjuries-factsheet.html, ultimo accesso: maggio 2011
  • OMS (2006) Linee guida OMS per Ambienti Acquatici Salubri ad uso ricreativo. Piscine ed ambienti acquatici simili. Edizione italiana a cura del Gruppo di Lavoro S.It.I. Scienze Motorie. http://whqlibdoc.who.int/publications/2006/9241546808_ita.pdf, ultimo accesso: maggio 2011