Gli aspetti sanitari all’interno delle carceri sono oggi un’area di aumentato interesse, non solo in Italia. L’articolo 32 della Costituzione dispone: “La Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il diritto alla salute di coloro che si trovano in condizione di privazione della libertà trova quindi tutela e garanzia quale diritto inviolabile della persona. Tale tutela avviene nel contesto sociale in cui l’individuo trova la sua massima espressione, e l’Istituto Penitenziario, concretizzandosi in un luogo di formazione sociale, ne rappresenta il luogo privilegiato di attuazione.
All’interno di quest’area bisognosa, trovano uno spazio determinante gli ospiti pediatrici. L’attuale normativa italiana prevede infatti che le detenute madri possano trattenere con sé i propri figli all’interno degli Istituti Penitenziari fino all’età di 3 anni, in apposite aree dedicate (area nido) e qui fruire di una completa assistenza sanitaria, garantita dalla presenza di personale medico e paramedico. L’area-nido nasce con lo scopo di dare compiuta attuazione al principio costituzionale di cui all’articolo 31 della Costituzione (art. 31. “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo), che officia lo Stato a predisporre gli strumenti giuridici e sociali a tutela della maternità, dell’infanzia e della famiglia. La famiglia rappresenta un elemento di fondamentale importanza nella maturazione della psiche del soggetto in crescita, offrendo al bambino il supporto affettivo necessario per la maturazione della sua personalità. Da 0 a 3 anni il contesto interattivo del bambino coincide fondamentalmente con la figura materna e la psiche della madre è, in questa fase, parte integrante della psiche del piccolo. L’armonico sviluppo psico-fisico del bambino passa attraverso il continuo dialogo madre-figlio, instauratosi sin dalle prime fasi della gravidanza e che si perpetua con il contatto quotidiano, completamento di quella separazione avvenuta al momento del parto, fatto di gesti, di sguardi, di suoni, di contatti. Le verbalizzazioni che accompagnano i gesti d’accudimento, le fantasie che si attivano di fronte a certi comportamenti del bambino, le complesse dinamiche emotive che la madre mette a disposizione nella relazione con il figlio, rappresentano il “tessuto connettivo” della vita mentale del piccolo, che è rappresentante attivo dell’universo fantasmatico e proiettivo della madre. Attraverso questo rapporto, in un primo momento simbiotico, e poi di estrema vicinanza e dipendenza, si inizia a strutturare il pensiero del bambino e si iniziano a porre le basi per la futura vita di relazione.
Sottolineata quindi l’importanza di favorire e garantire, ove possibile, un legame fra madre e figlio, non bisogna comunque dimenticare che all’interno degli Istituti di detenzione, la pena ed il trattamento sono rivolti alla madre e non al bambino. Gli asili nido sono strutturati ed organizzati in modo tale da creare, per quanto possibile, un ambiente idoneo ad un armonico sviluppo psico-fisico del bambino. La stessa architettura e l’organizzazione delle sezioni “nido” sono improntate a limitare il senso di costrizione e restrizione della libertà, in considerazione del fatto che la pena non è comunque rivolta al bambino. Ai bambini all'interno degli Istituti devono essere assicurate attività ricreative e formative proprie della loro età. È prevista inoltre la possibilità, anche con l'intervento dei servizi pubblici territoriali o del volontariato, che i bambini, con il consenso della madre, svolgano le attività predette all'esterno, anche presso gli asili nido esistenti sul territorio.
Durante il periodo di detenzione, le detenute e i bambini usufruiscono delle risorse di personale medico-infermieristico e tecnico presenti in Istituto. Inoltre deve essere assicurato loro l’intervento di altri operatori appositamente dedicati e nello specifico: specialista in pediatria, specialista in ginecologia, puericultore e, se possibile, psicologo specializzato in psicologia dell’età evolutiva. L’assistenza sanitaria della gravidanza e della maternità deve essere garantita anche attraverso il potenziamento dei servizi di informazione e dei consultori, nonché appropriate, efficaci ed essenziali prestazioni di prevenzione, diagnosi precoce e cura alle donne detenute o internate. L’assistenza pediatrica e i servizi di puericultura ai figli delle donne detenute o internate che durante la prima infanzia convivono con le madri negli Istituti Penitenziari, devono essere idonei ad evitare ogni pregiudizio, limite o discriminazione alla equilibrata crescita o allo sviluppo della personalità. L’organizzazione dell’assistenza sanitaria prevede nello specifico la presenza di assistenza medica continuativa 24 ore su 24 ad opera del personale sanitario in servizio presso l’Istituto e, quando necessario, l’assistenza dello specialista. L’assistenza sanitaria ai bambini che le madri detenute o internate tengono presso di sé è curata da professionisti specialisti in pediatria. Anche per i bambini è prevista la possibilità, in caso di necessità, di usufruire dei servizi sanitari esterni all’Istituto Penitenziario.
Le più recenti rilevazioni statistiche fornite dall'Ufficio per lo Sviluppo e la gestione del Sistema Informativo Automatizzato del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, aggiornate al 31 dicembre 2004, registrano negli Istituti Penitenziari femminili italiani (ai quali si aggiungono le sezioni femminili di istituti attualmente operanti) un numero di presenze detentive pari a 2.589 unità. Le donne detenute con figli di età inferiore ad anni 3 conviventi risultano essere 56, distribuite nelle diverse regioni Italiane. Si deve tenere presente che questi dati hanno carattere fluttuante poiché, a volte, la permanenza dei bambini nelle strutture penitenziarie è legata soltanto ai tempi tecnici necessari per la concessione delle misure alternative alle madri detenute.
Abbiamo condotto uno studio presso la Casa Circondariale femminile Roma Rebibbia, previa autorizzazione da parte del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Direzione generale dei detenuti e trattamento Ufficio III - servizio sanitario Roma e del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Direzione Casa Circondariale Roma Rebibbia, cui si era precedentemente presentata formale richiesta. Sono stati visionati i diari clinici dei figli conviventi di madri detenute presenti presso l’Istituto nel periodo compreso tra il gennaio 2003 e il giugno 2005, per un totale di 150 bambini; età 0-3 anni (età media 16 mesi e 15 giorni). I dati e le notizie relative alla storia clinica e all’esame obiettivo, sono stati raccolti tramite l’utilizzo di un modulo da noi elaborato in accordo con i dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e trattati in forma assolutamente anonima nel rispetto della legge 31 dicembre 1996, n. 675 “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”: La presente legge garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale[…]. Nessun dato non espressamente specificato nella richiesta di permesso al Ministero della Giustizia e alla Direzione della Casa Circondariale è stato considerato. Le informazioni così ottenute sono state successivamente analizzate ed elaborate al fine di valutare le esigenze di tipo medico-assistenziale, nonché gli interventi effettuati e previsti dalla normativa vigente, all’interno degli Istituti Penitenziari. Dal 2003 al 2005 sono stati registrati 211 ingressi in Istituto, per un totale di 150 bambini.
Dai risultati del nostro studio sono emersi dati interessanti e significativi. Primo fra tutti un’età dei figli conviventi di madri detenute relativamente bassa, quindi con un’estrema necessità di assistenza adeguata e soprattutto di bilanci di salute corretti per poter assicurare in queste prime epoche di vita dei corretti presupposti per una crescita globale ottimale. L’assistenza è risultata adeguata come dimostra il recupero di crescita, sotto forma di peso, nei bambini istituzionalizzati. All’ingresso in Istituto è stata riscontrata una notevole percentuale di bambini non allattati al seno, per scarse conoscenze da parte delle madri dei vantaggi nutrizionali ed emozionali che questo tipo di alimentazione comporta e per motivi socio-ambientali. Nella Casa Circondariale viene condotta un’opera di promozione dell’allattamento al seno e di un corretto svezzamento, svolta dal Pediatra e dalle puericultrici. Dall’analisi poi dell’esecuzione dei bilanci di salute e dei controlli è emersa un’assistenza assidua e scrupolosa con un numero di controlli clinici estremamente ravvicinati, con un ricorso a luoghi esterni di cura solo nei casi particolarmente gravi e che richiedono indagini diagnostiche non eseguibili all’interno dell’Istituto o osservazioni più attente e con monitoraggio dei parametri vitali. Altro aspetto di estremo interesse emerso dal nostro studio è stato quello relativo alla copertura vaccinale. Della maggior parte dei bambini all’ingresso in Casa Circondariale non si avevano notizie circa lo stato vaccinale. Solo in una piccola percentuale la copertura era adeguata rispetto alle percentuali nazionali.
In conclusione, in molti stati nel Mondo la necessità di non separare la madre dal proprio figlio trova forza nella letteratura internazionale che sottolinea e conferma la maggiore incidenza di problematiche psico-comportamentali, e non solo, in bambini allontanati. Nonostante l’aumentata sensibilità, l’attenzione prestata a questi bambini è stata in passato prevalentemente rivolta ad aspetti di carattere legislativo, piuttosto che alla considerazione delle reali necessità del bambino stesso. Negli ultimi anni le nuove conoscenze scientifiche in campo pediatrico hanno ribadito l’importanza dell’unità madre-bambino e del contatto quotidiano come base di partenza per l’equilibrio relazionale e mentale di entrambi. Sulla base di tutte queste considerazioni, la normativa vigente ha dettato disposizioni ben precise affinché tali esigenze non vengano disattese.
Pietro Ferrara Dip. di Scienze pediatriche medico chirurgiche e neuroscienze dello sviluppo Univ. Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Universitario “A. Gemelli” – Roma
Ultimo aggiornamento: Ottobre 2007
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