I test medici hanno 2 scopi fondamentali: cercare una malattia, od escludere una malattia I test in medicina (od esami) sono: biochimici (es. ematologici con un prelievo del sangue, urinari su un campione di urine), funzionali (es. spirometria), di immagine (es. TAC, ecografia, gastroscopia, ecc) istologici (es. biopsia del fegato o di un polipo delle corde vocali). Perché il tuo medico cerca prima una malattia, e dopo il test tenta di escluderla?
La prima regola da ricordare è che nessun test è perfetto: ovvero nessun test discrimina con precisione il paziente malato dal soggetto senza la malattia. Cercando una malattia, il medico lancia una ampia rete di test per essere sicuro che non possa perdersi alcun paziente che abbia la malattia. Tuttavia, una volta lanciata la “rete” di test, i soggetti che risultano positivi ad uno dei test devono essere sottoposti a test di conferma che escludano la malattia in chi in realtà non la ha. Cosa vuol dire cercare una malattia od escludere una malattia ? Quando una donna si sottopone ad una mammografia, lo fa perché si cerca un tumore della mammella. Il test della mammografia non è perfetto: solo una parte delle donne con una mammografia con anormalità ha in realtà il cancro. Quindi, le donne che presentano anormalità alla mammografia vengono sottoposte ad un altro test per escludere il cancro: la biopsia. In generale, si parla di sensibilità di un test capace di cercare una malattia (ad es. la ecografia ha una sensibilità del 90% nel trovare i calcoli della colecisti, ovvero su 100 pazienti con calcoli ne identifica 90). Si parla invece di specificità per i test che vengono eseguiti per escludere la malattia tra i pazienti che in realtà non la hanno (ad es. la biopsia della mammella ha una specificità dell’85%, ovvero esclude correttamente il tumore della mammella in 85 pazienti su 100). Differenze tra test sensibili e specifici:
test per cercare una malattia sono più sensibili “pescano” un gran numero di soggetti producono falsi positivi sono meno invasivi sono meno rischiosi costano poco test per escludere una malattia
sono più specifici restringono la rete producono falsi negativi sono più invasivi sono più rischiosi costano di più Che vuol dire un test patognomonico? I test più utili sono quelli che definiscono la presenza di malattia. I risultati di questi test vengono chiamati patognomonici. Una risposta patognomonica è quella di cellule cancerogene presenti in una biopsia. SE nella biopsia sono presenti tali cellule, il paziente ha il cancro. Che vuol dire “falso positivo”? I risultati falsi positivi sono noti anche come errori di inclusione. Ciò vuol dire che un test (usualmente un test specifico) mostra che sei sano, quando in realtà hai la malattia per la quale hai effettuato il test. Quando il test è positivo, ma tu non hai la malattia, si parla di test falso positivo. Che vuol dire “falso negativo”?
I risultati falsi negativi sono noti anche come errori di esclusione. Ciò vuol dire che un test (usualmente un test sensibile) mostra che hai una malattia, quando in realtà sei sano. Quando il test è negativo, suggerendo che tu non hai la malattia, mentre in realtà sei malato di quella malattia, si parla di test falso negativo. Che vuol dire diagnosi di esclusione ?
Alcune malattie vengono diagnosticate come diagnosi di esclusione. Ciò vuol dire che non esistono test di diagnosi che conducono a quella malattia. E il caso ad esempio della sindrome del colon irritabile. Se un paziente soffre di dolori addominali nel quadranti inferiori dell’addome, e di alterazioni delle evacuazioni, ed i test come il clisma opaco, la colonscopia ed i test ematochimici per il malassorbimento risultano negativi per malattie organiche, si parla di sindrome del colon imitabile per esclusione. Che vuol dire limiti di riferimento ?
Alcuni test, in particolare quelli sul sangue, vengono confrontati con una serie di valori medi, noti come valori di riferimento. Differenti tecniche di laboratorio portano spesso a differenti risultati. Cosi ciascun laboratorio fa riferimento ai limiti di riferimento propri di quella tecnica. Essi derivano dalla esecuzione del test su centinaia di soggetti normali, senza la malattia per la quale viene eseguito il test. I valori minimo e massimo dei soggetti sani per quella tecnica di laboratorio vengono appunto chiamati limiti o valori di riferimento. Essi “contengono” il 95% delle persone sane sottoposte al test. Ciò vuol dire che il restante 5% delle persone sane senza la malattia per la quale è stato eseguito il test hanno risultati del test anormali. Devi sapere che i valori di riferimento non sono tuttavia che linee guida. Ciò che un laboratorio definisce normale come risultato nel tuo caso, non necessariamente vuol dire normalità nel caso del soggetto che viene dopo di te. ALCUNE DOMANDE PER IL TUO DOTTORE! Hai appena ritirato le tue analisi, buone o cattive che siano. Prima di festeggiare o di deprimerti, poni con calma al tuo dottore qualche domanda.
- Perché mi ha ordinato il test?
- Quale è il risultato del test?
- Che vuol dire la risposta del test?
- Quali sono i limiti di riferimento considerati normali per una persona della mia età e del mio sesso?
- Quale è la probabilità di un falso positivo o di un falso negativo per questo test?
- C’è qualche fattore interferente che potrebbe aver provocato un risultato inattendibile (come il cibo, farmaci che prendo, od orario del prelievo)?
- Perché ha scelto questo laboratorio?
- Devo ripetere il test per confermare il risultato?
- C’è qualche altro test che possa confermare questo risultato?
- Mi consiglierebbe di eseguire altri test?
A cura del Gruppo EBM S. Filippo Neri Roma, per AIGO
Ultimo aggiornamento: Ottobre 2007
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