A cura di Franco Marchetti*
Ultimo aggiornamento: Febbraio 2009
La perdita di capelli, l’alopecia, può rappresentare la conseguenza di una serie di cause, quali fattori ereditari, l’assunzione di particolari farmaci, la presenza di determinate patologie.
In condizioni normali i capelli presentano un ciclo di crescita e di riposo: il primo, noto come anagen, pur essendo differente da individuo a individuo, dura in genere fra i due e i tre anni, periodo durante il quale i capelli crescono di circa un centimetro al mese. Il capello entra poi in una fase di riposo, telagen, della durata di alcuni mesi; al termine di questa fase cade, per lasciare il posto a uno nuovo.
È quindi normale che ogni giorno si verifichi la perdita di un certo numero di capelli (50-100); il problema compare quando il tasso di cadute supera questo limite e quindi il tasso di ricrescite, quando il nuovo capello sia più sottile del vecchio o quando la caduta si concentri in determinate aree.
Alcune forme di alopecia sono permanenti, altre transitorie. Fra le prime, la più comune è l’alopecia androgenetica, una forma che, nonostante il nome, oltre agli uomini colpisce anche le donne, mentre fra le forme temporanee vi sono l’alopecia areata e il telogen effluvium.
L’alopecia androgenetica maschile interessa una percentuale di uomini che tende a crescere con l’aumentare dell’età: si stima che a 30 anni interessi circa il 30% dei maschi per arrivare fino all’80% a 70 anni. Nella sua forma più severa tende a comparire già prima dei 18 anni, determinando una notevole perdita di capelli entro i 25 anni. In questo tipo di alopecia si verifica un accorciamento del ciclo di crescita dei capelli che appaiono anche meno robusti: dopo ogni ciclo di crescita le radici si fanno sempre più superficiali e quindi i capelli cadono con maggior facilità.
Il nome - alopecia androgenetica - richiama le due principali cause del fenomeno: gli ormoni maschili (androgeni) e la predisposizione genetica. Bisogna però sottolineare che questa forma di calvizie non dipende da un eccesso di ormoni maschili, quanto dall'accresciuta sensibilità del capello alla loro azione, per cui è assolutamente inutile nel maschio eseguire dosaggi ormonali nel corso della valutazione diagnostica.
L’azione negativa sul capello viene esercitata da un derivato del testosterone, il diidrotestosterone, in cui l’ormone viene trasformato a opera di un enzima, la 5-alfa-reduttasi. Questa trasformazione avviene localmente, a livello del cuoio capelluto, per cui le zone del capo maggiormente interessate dalla calvizie sono quelle caratterizzate da una maggior produzione di questo enzima. Ciò spiega perché alcune aree del capo sono risparmiate dal fenomeno.
Anche la donna può soffrire dello stesso problema, si parla in questo caso di alopecia androgenetica femminile. Nella donna la caduta dei capelli può dipendere da due condizioni: la presenza di livelli eccessivi di ormoni maschili o, in alternativa, una maggiore sensibilità dei capelli all’azione degli androgeni.
In genere i primi sintomi sono rappresentati da un diradamento dei capelli nelle aree centrali, fenomeno di cui la donna si accorge per esempio quando si pettina; nel sesso femminile tuttavia la perdita è in genere limitata: la donna con alopecia di solito conserva i capelli nella regione frontale e raramente va incontro a una calvizie completa.
Un'altra forma più rara di alopecia permanente è rappresentata dall'alopecia cicatriziale conseguente a un danno cicatriziale che danneggia i follicoli piliferi. Sono diverse le malattie in cui può verificarsi un danno di questo tipo; esempi sono il lupus eritematoso e il lichen planus.
Una delle forme più comuni di perdita transitoria dei capelli è l'alopecia areata in cui la caduta è circoscritta in genere a un numero limitato di aree delle dimensioni di una moneta. L'alopecia areata può verificarsi in qualsiasi area coperta da peli o capelli: le chiazze possono quindi comparire, oltre che sul capo, a livello della barba piuttosto che, più raramente, delle sopracciglia, dei peli pubici o di quelli ascellari.
Molto raramente, nei casi più gravi, si può assistere a un’evoluzione fino alla perdita di tutti i capelli (alopecia totale) o di tutti i peli del corpo (alopecia universale).
Anche se è diffusa le credenza che questo disturbo rappresenti una manifestazione psicosomatica, in realtà gli studi più recenti dimostrano che lo stress non c’entra: la caduta dei capelli rappresenta infatti la conseguenza di un’aggressione dei follicoli piliferi da parte di particolari globuli bianchi, i linfociti. Come conseguenza di questa aggressione si verifica un blocco dell’attività dei follicoli.
L’alopecia areata può essere perciò considerata una malattia autoimmune, tanto è vero che in alcuni casi si accompagna alla presenza di altre malattie autoimmuni, come per esempio le tiroiditi.
Fortunatamente l’aggressione non determina la distruzione dei follicoli che quindi, grazie alle terapie, ma anche spontaneamente, possono riprendere a funzionare. Nell’alopecia areata esiste anche una certa predisposizione familiare e non è rara una storia di casi analoghi in famiglia.
Si parla di telogen effluvium riferendosi a una perdita di capelli transitoria, descritta in genere come una perdita eccessiva di capelli durante il lavaggio o la spazzolatura. Ciò dipende da una variazione del normale ciclo di vita dei capelli e può verificarsi in seguito a situazioni di stress fisico (una malattia, una perdita di peso troppo drastica, deficit nutrizionali, disturbi metabolici, interventi chirurgici) o emotivo (per esempio la morte di una persona cara).
In seguito allo stress i capelli entrano prematuramente in fase di riposo (telogen) che si conclude con la loro caduta. Nell’arco di un paio di mesi però il follicolo ricomincia il suo ciclo, con la produzione di un nuovo capello. Di conseguenza, in genere in seguito alla risoluzione del problema che ne è stato la causa, si assiste alla ricrescita dei capelli.
Si parla di alopecia da trazione riferendosi a quei casi in cui i capelli cadono in quanto sottoposti a stiramenti eccessivi, per esempio per l’uso di acconciature particolari. Se la trazione continua può provocare un danno permanente alla radice dei capelli, ma se viene interrotta per tempo i capelli riprendono a crescere normalmente.
*A cura di Franco Marchetti - Medico di Medicina Generale e Giornalista Scientifico, Milano